TORINO FOOD

mercoledì 8 aprile 2009

Il "mio" maestro di reiki (detesto usare il termine "mio" per dire il "mio" parrucchiere, il "mio" terapista et similia, mi sembra che questo modo di dire esprima solo il senso della piccolezza di chi vuole ostentare una intimità con un altro soggetto ad altri non concessa, un privilegio tutto suo concesso per le proprie particolari ed uniche doti, ma nello stesso tempo non mi viene in mente un altro termine così immediato per indicare il maestro da cui sono andata a prendere lezioni di reiki!), alla fine della lezione, verso mezzanotte, nella splendida villa della collina torinese che ospita il suo corso, davanti a un cesto di invitanti pagnottine di farina integrale, noci e uvetta fatte da lui stesso ed a due mega thermos di infuso di fiori e thè verde caldi al punto giusto, ci racconta una storiella: un monaco, davanti a un gruppo di studenti, prende un barattolo di vetro e lo mette davanti a sè. Poi, prende delle grosse pietre, e comincia a metterle dentro, finchè non ce ne stanno più. Poi chiede agli studenti : "ci sta ancora qualcosa?" "No", rispondono loro. Allora il monaco prende della ghiaia e la fa scivolare dentro, negli spazi lasciati dalle pietre, e riformula la stessa domada agli studenti: "ci sta ancora qualcosa?" Gli studenti, che han capito, rispondono, "probabilmente sì, ci starà ancora qualcosa". Il monaco allora prende della sabbia e la fa scivolare nel barattolo, poi aggiunge ancora dell'acqua, finchè il barattolo non è completamente pieno. Finito ciò chiede agli studenti: "qual è la morale di ciò che avete visto?" e quelli rispondono: "che non conta quanto ti impegni, potrai sempre fare di più". Ma il monaco replica: "no, la morale di questo barattolo è che se non metto per prima le pietre, non le potrò mai più mettere."
E noi? Quali sono le nostre "pietre"? I nostri sogni, il tempo per noi, per i figli, i nostri ideali o le nostre aspirazioni. Queste sono le cose a cui dare la precedenza; se riempiamo la vita con le piccolezze, le cose minori, con la ghiaia o la sabbia, non avremo più modo di pensare alle cose veramente importanti, alle pietre. E non avremo più modi di dedicarvici.

La scrivo così come lui ce l'ha raccontata. Bella, vero? Bisognerebbe tenerla a mente, però!

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