TORINO FOOD

sabato 23 maggio 2009

La pazza di Via Garibaldi


In via Garibaldi, qui a Torino, c'è una panchina.. come "in via del campo c'è una puttana".
Qui invece c'è una pazza. Di età indefinita, potrà avere 50 anni mal portati, capelli bianchi tagliati corti corti, robusta e mediamente sporca. Si siede sempre sulla seconda panchina di Via Garibaldi, partendo da Piazza Statuto, proprio davanti al bel negozio di scarpe, e guarda la vetrina; lei, che ai piedi ha sempre e solo un paio di vecchie scarpe simili a pantofole tutte lise e consunte. Accanto, sempre un immenso zaino nero, come i suoi vesititi, con dentro, probabilmente, tutte le sue cose.
Lo sguardo torvo, guarda la vetrina e i passanti senza mai un sorriso, di traverso, un'espressione tra il disgusto e lo schifo sul viso.
Nella stessa panchina, sempre in Via Garibaldi, un bambino piccolo in sedia a rotelle, così piccolo, poverino, e una mamma zoppicante, il pomeriggio verso le quattro si prendono un gelato: o meglio, la mamma si siede sulla panchina vicino alla pazza, panchina che è sempre stranamente vuota mentre le altre panchine sono sempre affollate, e dà il gelato con panna al bimbo che, per quanto possa avere sui 5 anni e sia un bellissimo bimbo biondo con occhi verdi e occhialoni da farlo sembrare Harry Potter, ha evidenti problemi motori e quindi non riuscirebbe a mangiare il gelato da solo, come tutti i bimbi della sua età, ma se lo rovescerebbe tutto sui suoi bei vestitini, sempre puliti e stirati. La pazza guarda il bimbo e non gli dice mai nulla, non un sorriso, un saluto, una smanceria, nulla: è pazza. E quindi non ha bisogno di commiserare o di fingersi commossa o di intrattenere public relations come in genere fanno tutti vedendo quel bimbo così piccolo e così carino in sedia a rotelle.
Venerdì pomeriggio, però, la panchina è occupata: c'è una festa in piazza Statuto, c'è un sacco di gente, e due distinti signori, molto per bene e distinti, lui e lei sulla cinquantina, siedono vicino alla pazza e conversano amabilmente. La mamma e il bimbo arrivano come ogni pomeriggio, col gelato che si squaglia a causa del caldo che tocca i 30 gradi e non trovano posto. Allora la mamma, sempre zoppicante, sta in piedi, e dà il gelato al bimbo da così, da in piedi. Il gelato comincia a colare da tutte le parti, però, da quella scomoda posizione; talmente poco funzionale che la maggior parte del cioccolato e delle panna finisce, ad ogni boccone, più sui vestitini che in bocca: fa caldo, il gelato cola, il bimbo è in sedia a rotelle e la mamma in piedi zoppicante china sul bimbo. I due signori perbene continuano a conversare amabilmente. La pazza, senza una parola, senza un sorriso, si alza e se ne va

sabato 16 maggio 2009


Oggi è il mio compleanno e, oltre a ringraziare tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri grazie a Facebook, ho anche deciso di festeggiarlo degnamente con il mio bambino, per quanto ancora leggermente moribonda a causa di qualche linea di febbre, spero non suina.
E così mi cimento con la pasta fatta in casa, le orecchiette, che mi è venuto lo sfizio di provare a fare. Ebbene sì, care amiche con blog di cucina, io non sono "del mestiere" come voi, a ma anche a me è sempre piaciuto pacioccare con salse et intingoli, e quindi mi metto di buona lena a preparare le suddette, rigorosamente con acqua e farina di grano duro: eh, sì, mica farina 00 tenera tenera con cui si preparano tonnellate di tagliatelle e tagliolini, morbida e "docile al comando" ("docile al comando" è in realtà una espressione usata nelle aziende dalla funzione personale quando si vuole descrivere una risorsa, alias un impiegato povero cristo: uno dei parametri principali è appunto "docile" o "non docile" al comando; lo so perchè una collega che ha il marito che lavora, appunto, in quella funzione, me lo ha spiattellato!)! E quindi, dicevo, farina di grano duro: un mattone, impossibile da lavorare, e oltretutto, mentre con un pezzo di pasta si terminano appunto, le orecchiette, l'altro pezzo diventa un piccolo blocco di cemento a presa rapida: un incubo! Comunque, una volta terminata l'impresa, comincia il bello: voglio fare al mio bimbo, Gabriele, un buon sughetto, magari di pomodoro e panna, ma...ecco: devo aprire una confezione di pelati, usarne una porzione, in quanto io e lui insieme facciamo in tutto una porzione, e avanzare il resto, che languirà tristemente in frigo finchè non verrà coperto di muffa e poi, allora senza patemi, verrà buttato nella spazzatura. Per non parlare della panna, poi: quella, il passaggio in frigo manco lo fa, troppo deperibile, una volta aperta, bisogna in qualche modo ingozzarsela tutta subito, in gironata; e così quello che doveva essere un pranzo di festa è guastato dall'ombra o dello spreco, alla faccia dei poveracci che muoiono di fame, o dell'ingozzamento forzato.
Ma perchè diavolo non esistono confezioni di cibo monoporzione? O meglio perchè sono così poche? Perchè, con il dilagare delle "famiglie monoparentali" (modo molto politically correct che indica quelle famiglie dove in pratica c'è solo la mamma ad accudire il pupo; i papà monoparentali sono praticamente inesistenti), i produttori di cibo continuano a tararsi solo ed esclusivamnte sulle porzioni per quattro persone? Ma alla tv, queste persone, vedono solo pubblicità del Mulino Bianco? Persino le ricette di cucina sono sempre e solo "per quattro persone". Sì , certo, non essendo del tutto gnocchi in matematica, anzi, semplice aritmetica, facciamo le debite proporzioni, ma le ricette così non quagliano: come si fa a suddividere un uovo in quattro??
Così, fonderò un partito per le porzioni monodose al supermercato! Sono aperte le iscrizioni.

martedì 12 maggio 2009

A questo post non c'è commento fotografico. Non mi sembra il caso.
E' solo una breve riflessione su un fatto di cronaca. 
Cesare Battisti, dal Brasile,  fa sapere che ha il terrore delle carceri italiane e che semmai dovesse essere estradato in Italia  si suiciderebbe senza esitazioni.
E' universalmente noto che le patrie galere sono seconde solamente alle prigioni turche descritte nel film "Fuga di mezzanotte", e che una mammola come il Battisti non può che esserne terrorizzato.
Ma a parte questo, mi chiedo cosa abbia fatto questo personaggio, oltre a scrivere romanzi noir in latitanza e,...ah, sì, essere accusato in Italia di quattro omicidi, per godere della stima di personaggi quali paulo coelho, pennac, nonchè di vari esponenti politici e non a casa dei nostri cugini francesi. Si dice, infatti, ma ovviamente siamo a livello di dicerie,che il Brasile abbia negato l'estradizione grazie anche ai buoni uffici dell'attuale first lady francese, moglie dell'attuale Presidente francese Sarkozy, noto lume della politica internazionale.
E qui mi viene in mente il "ciarpame senza pudore"  della Signora Berlusconi.
Certo, le modelle non vorranno, immagino, essere paragonate a delle umili veline, che al confronto stanno come le frittelle di mele della mamma ai profiteroles di alta pasticceria, per carità, ma in fondo fanno tutte parte dello stesso brodo: il mondo dello spettacolo. Ecco, una volta c'era il connubio mafia-politica, letale. Ora si  è passati ad un connubio "veline (o modelle) / politica". E mi chiedo quale sia più dannoso per il Paese.

venerdì 8 maggio 2009

Ho perso le parole. O forse sono loro che perdono me. (Ligabue)
Ecco, in questi giorni mi sento un po' così, a corto di idee e di parole, forse a causa della stanchezza, o della primavera.
Così, scrivo sul niente; a volte è rilassante essere leggeri, non avere argomenti da portare avanti, non avere opinioni da difendere o sottoporre all'altrui attenzione. E pensare al mare.
Al "mio" mare (come canta Luca Carboni, "sai che ognuno C'HA il suo mare..).
Non nel senso che io abbia la fortuna di essere nata o di vivere in un paese di mare, ma nel senso che ho un mare del cuore, un mare, in Liguria, dove vado ormai da ben quarantacinque anni di fila (e da piccola per ben tre o quattro mesi consecutivi durante il periodo estivo), in un paese che, in estate, sembra essere una succursale di Torino & Milano, forse perchè è il primo paese veramente turistico (non mi sembra il caso infatti di considerare turistica Vado Ligure) che si incontra appena lasciata la A6-Torino - Savona. Questo paese è Spotorno.
A Spotorno, ma in tutta la Liguria devo dire, sembra che le cose, lo scorrere del tempo, abbiano un ritmo diverso, più lento, e non solo durante il periodo estivo (il che sarebbe naturale, considerato che è un periodo di riposo) ma durante tutto l'anno. Molte persone che leggono questo blog, e affezionate quanto me a questo paese ligure, concorderanno con me. Sembra che in Liguria ci sia un'atmosfera come sospesa, che tutte le cose non contino poi così tanto, che gli impegni non siano poi così pressanti, e che si possa vivere senza troppo affanno. Insomma, una specie di avanposto del nirvana! Per quanto d'estate sia inflazionato di noi turisti e comporti la sua bella dose di stress sopportare in spiaggia bimbi maleducati e genitori ancor peggio, rimane comunque un luogo dove, se potessi, mi trasferirei. E non è detto che un giorno non ci riesca, vero Paola? :-)

sabato 2 maggio 2009

L'accordo Fiat-Chrysler è completato. 
E devo dire che, pur non essendo una patriota sfegatata, ne sono fiera doppiamente, in quanto italiana e in quanto facente parte della nostra Fabbrica Italiana Automobili Torino come dipendente.
Devo dire che all'inizio anche io la pensavo come i nostri vicini tedeschi: ma come fa la Fiat ad acquisire parte della Chrysler, l'Italia che acquisisce un pezzo di America, e per di più non un pezzo di America del Sud, ma di quella vera, degli U.S.! Sembrava un errore, un refuso, avrebbe dovuto essere il contrario! E invece no, è proprio così: ma come  è possibile? Beh, Obama ci ha messo ben del suo, con la sua attenzione per l'ambiente, e si è accorto che le vetture americane consumano e inquinano, da quei barconi che sono. E invece le nostre piccole europee, anzi, diciamo meglio, e invece le nostre vetture Fiat da tempo hanno avuto l'obiettivo dell'utilizzo efficiente del carburante, da noi estremamente caro,  e di un grado di emissione di agenti inquinanti minimo. E questo grazie alla politica aziendale lungimirante di Marchionne, forse l'unico vero manager degno di questo nome che si sia visto alle redini di Fiat ultimamente. E dico questo con cognizione di causa, in quanto appunto, come dipendente -per quanto nell'area di amimnistrazione e non di produzione - ho visto un turnover di amministratori delegati con le idee più strampalate: chi per ridurre i costi ci ha tagliato le stampanti stabilendo che il numero ottimale era di una macchina ogni sette persone, così ora dobbiamo fare attenzione a non stamparci addosso l'un l'altro, chi ha deciso invece che la cosa più importante da fare, come prima azione da amministratore delegato entrante, era di ufficializzare a tutti i dipendenti, tramite circolare interna, come si scrive una lettera commerciale! E non sto scherzando! Rigorosamente usare il carattere arial, formato 11, allineamento a sinistra senza alcun rientro, alla maniera anglosassone! Roba che se la si racconta in giro non ci si crede, eppure è stato così (va da sè che naturalmente queste cretinate sono state abbandonate non appena l'A.D. in carica è stato fatto fuori, e cioè dopo pochi mesi di altre cazzate simili, quali pensare che anche le fotocopiatrici di cui usufruivamo noi dipendenti  erano troppe e andavano decimate, salvo però fare rifare per se stesso il pavimento del suo ufficio  in parquet!). 
Quando dico che Marchionne è un vero manager, intendo dire che non si è dedicato a queste assurdità solo per far vedere che faceva qualcosa e beccare poi il suo bel pacco di quattrini salutando un anno dopo, ma ha messo mano ai conti, ha tagliato, venduto, pensionato e pre pensionato (purtroppo sì), ha rinnovato parco macchine e parco..dipendenti, insomma, ha compiuto scelte dolorose e spesso impopolari per tutti, ma ha salvato l'azienda.  La Fiat ora è una azienda sana con delle vetture, e con dei motori, che non hanno nulla da invidiare a nessun altro concorrente europe più blasonato. 
E se lo dice Obama, c'è da crederci!