TORINO FOOD

sabato 6 giugno 2009



Domenica tranquilla di maggio. Che bello andare al Valentino la mattina presto, quando non c'è ancora troppa gente in giro e l'aria è ancora piacevolmente freschetta, passeggiare sereni per il lato "mancino" del parco, quello che da Corso Moncalieri si dipana fino a Corso Casale, il lato meno battuto perchè privo di castelli, chioschi, cigni e altre attrattive tipicamente da parco e dove invece abbondano le tranquille bocciofile, fino agli anni '70 floridi ritrovi di amanti delle bocce e relative famiglie e ora tristemente vuote e quasi relegate al solo ruolo di ristoranti per cerimonie, senza neanche troppa fortuna. Questo lato del Valetino mi è particolamente caro e gradito, forse non solo perchè mio padre si recava con noi, la sua famiglia, ogni domenica alla Bocciofila Crimea, di cui era socio, per l'immancabile partita a bocce d'estate o a carte o scacchi d'inverno, ma anche perchè, oltre al pregio di non essere troppo frequentato da umanità varia, è anche, secondo me, uno dei luoghi più belli e dei panorami migliori che il Valentino possa offrire. Peccato che sì, sia effettivamente frequentato da relativamente poca umanità, ma molto abbondantemente dalla razza canina. E dico purtroppo non solo perchè, lo confesso, non ho troppa simpatia per i cani, che non sono nelle mie corde come lo sono invece ad esempio i gatti, ma perchè queste povere bestiole hanno anche il difetto di possedere dei padroni zotici e sporcaccioni.

Tali padroni, infatti, hanno trasformato questo lato del Valentino in una latrina per cani. Tutti i cani del circondario, ma non solo, credo, dato il loro numero, si danno appuntamento per espletare le loro legittime funzioni fisiologiche in questo tratto del parco: il novantanove per cento delle persone che passeggiano da queste parti ha al suo seguito relativo cane da far orinare o defecare. E non mi azzardo nemmeno a far presente che ci andrebbe l'apposita palettina con tanto di sacchetto per ripulire, so già che il più gentile tra questi padroni di cani mi risponderebbe che nei "prati" non c'è motivo di usare nessuna palettina, legge o non legge, di farmi furba, di non rompere le scatole e girare alla larga, io e le mie fisime. Ormai, per questi signori, usufruire di uno dei più bei luoghi di Torino come bagno personale del loro fido è un diritto acquisito e incontestabile, che solo qualche pazzo può mettere ancora in discussione. E così puntualmente assisto allo scempio, impotente: decine di cani scorrazzano, e soprattutto defecano, durante l'arco di tutto la giornata, per i verdi prati del parco, seguiti dai loro sorridenti e soddisfatti padroni, rigorosamente senza palettina. Cammino pensierosa per il sentiero, chiededomi cosa diavolo aspetta il nostro sindaco a mettere almeno un cartello per impedire questo schifo. Cammino nell'aria tersa del mattino. Una bimba senza cane, ma con fratellino più piccolo che si accinge ignaro a sdraiarsi nell'erba verde del parco, ammonisce il piccolo: "No, vieni subito via di lì che è tutto pieno di cacche di cane!!" E' giusto, è un diritto acquisito: il parco è dei cani, non dei bambini!