TORINO FOOD

domenica 24 aprile 2011

ARRIVEDERCI FRA TRE SETTIMANE



Cari amici et amiche, vi saluto tutti e devo dire sinceramente che.. mi mancherete. Ero ormai abituata, per non dire ...assuefatta ai nostri appuntamenti serali, a girellare per i vostri blog per leggere non solo le sempre ottime ricette e ammirare le stupefacenti fotografie, ma anche per leggere frammenti della vostra vita, i pensieri, le mille cose che ci accadono; ero abituata a scrivere una o due ricettine alla settimana, condendole con qualche commento a volte insulso, a volte meno, ma sempre sincero. E in fondo noi sappiamo che le nostre ricette sono quasi un pretesto, un pretesto per scrivere un po' di noi, di crearci un piccolo giro di amici che condividono il medesimo interesse. E quindi, dicevo, mi ero piacevolmente abituata a tutto ciò, ma.. io e Gabriele dobbiamo andare. In un luogo bellissimo, sereno, in un luogo dove trascorreremo le prossime tre settimane, come facciamo ogni sei mesi. Si tratta de "La Nostra Famiglia - Centro Eugenio Medea" di Bosisio Parini, nella dolce Brianza, appunto, del Parini. Un centro dove Gabriele è sottoposto ad analisi e fisioterapia, dove periodicamente viene tenuto sotto controllo a causa della sua .. anomalia, questa benedetta atrofia cerebellare che è venuta così, indesiderata ospite, senza che alcun medico sappia, appunto, da dove sia venuta, che diavolo vuole da noi, dove, e come, andrà a finire.
Ma bando ai mugugni e alle tristezze! Per tre settimane godremo del clima trasparente e frizzante delle colline della Brianza (l'Istituto non è nel paese, ma proprio in mezzo alle colline, dove non sorge null'altro, come si può vedere dalle foto), di calma e quiete, di una mensa discreta ma che ha comunque il vantaggio di essere colma di piatti già cucinati ed io non dovrò rifare il letto, mentre Gabriele lavorerà e sarà "messo sotto" con la fisioterapia!
Ed inoltre, al mio ritorno, verso il 17 maggio, avrò un anno in più: il 16 maggio, infatti, saranno 47...Argh...
E con questo vi saluto, e quando sarò in mensa penserò alle vostre ricette, ai contest, agli odiati muffins, ai macarons (idem), ai dolci succulenti che posterete nel frattempo e che mi godrò tutti in una volta al mio ritorno.
Un abbraccio
Cinzia
p.s.: la bionda nella foto non sono io, sono altri ospiti dell'Istituto.

MARQUISE AL CIOCCOLATO



"Pasqua di qui, Pasqua di là, e cosa facciamo, e dove andiamo ...". Uff!
Lo so, questo post probabilmente non sarà "accattivante" come altri post, ma, anche a costo di sembrare bacchettona e controcorrente, voglio dire ciò che penso della nostra Pasqua. E penso che mi viene un leggero senso di nervoso quando chiedo a mio figlio di 7 anni che cosa sia Pasqua e mi sento rispondere che.."ah, sì, a Pasqua ci sono le uova di Pasqua!". Sì, e a Natale, ovviamente, c'è Babbo Natale! E solo in seconda battuta la risposta si riferisce a Gesù, alla sua nascita e alla sua resurrezione (quando va bene)
Ma allora tutto l'anno di catechismo che ha già frequentato Gabriele, a che cosa è servito?? Che cosa è rimasto? Nulla. O meglio, abbastanza poco. E il frequentare un'ottima scuola di religiosi, che segno ha lasciato? Idem come sopra. Eppure il catechismo è ben svolto, ho assitito personalmente ad un paio di lezioni; e a scuola, religione è considerata una materia primaria, viene svolta con attenzione. E allora?? E allora la rogna non è lì. La rogna sono io, siamo noi genitori, sempre di fretta, che deleghiamo a scuole ed istituzioni varie l'educazione ai principi ed ai valori che non non abbiamo tempo, e a volte sinceramente neanche la voglia, di insegnare ai nostri figli. Frequentano l'ora di catechismo? Ok, allora lì gli spiegano già tutto ciò che ha detto Gesù, quindi del bene, del male, del peccato, del perdono. In più, c'è l'ora di religione a scuola? Ah, allora goduria! Dal lato morale non dobbiamo più faticare, c'è chi ci pensa per noi!
E invece no.
Siamo noi che dobbiamo portare dei principi, di qualunque religione essi siano, nel quotidiano della nostra vita: siamo cristiani o ci professiamo tali? Ok, allora cominciamo a far capire ai nostri figli che andare a Messa non dovrebbe essere un sacrificio, ma l'unica occasione di sentire qualche discorso che non sia esattamente "che facciamo, dove andiamo, che mangiamo, che cosa hai fatto a scuola, come va sul lavoro..", far capire che quelle strane cose che dice il sacerdote tra un canto e l'altro sono parole che ci dovrebbero aiutare, far riflettere, guidare nella vita, e forse le uniche parole di questo tipo che sentiremo in tutta la settimana (ovviamente non viene presa neanche qui in considerazione per un attimo che si possa andare a Messa quotidianamente!). I canti, poi, della Messa, le formule...che noia! Eh, sì, perchè se parliamo di "mantra" siamo tutti lì a cercare di capire, siamo interessati, mentre invece se parliamo delle nostre preghiere (che sono i nostri mantra), dei nostri riti, dei nostri canti ("nostri" nel senso di cristiani), allora è tutto noia e spazzatura, non è cool. E notare che lo dice una (io) che ha sempre avuto più che una propensione per le dottrine orientali, per la metempsicosi e la legge di causa effetto, ma che non disprezza la nostra religione.
Ciò che intendo è che non abbiamo il tempo o la voglia di inculcare profondamente ai nostri figli dei principi morali che non siano proprio terra terra, che li abituino a pensare in grande, a volare alto (come disse qualche mese fa il nostro attuale Pontefice). E poi ci lamentiamo.

Detto ciò, la finisco di pontificare (ma d'altronde oggi è Pasqua) e sapete che vi dico??
Che giusto per essere coerente con quanto scritto sopra, oggi ho santificato la festa ...preparando la marquise al cioccolato!
E' una dolce che è una squisitezza, un crema sotto forma di torta, una vera delizia per il palato. Oltretutto, si fa può fare benissimo con il cioccolato fondente delle uova di Pasqua che sicuramente tutti avremo già aperto prima del termine canonico. Inoltre la preparazione è velocissima, anche se invece per quanto riguarda il riposo in frigo, vi andrebbe tenuto per almeno 12 ore: dico almeno perchè io l'ho preparato la sera alle 19 circa e lo abbiamo gustato alle 12 del giorno dopo, ed era squisito. Ma alla sera, quello che ho avanzato, anzi, che ho letteralmente SALVATO dalle fauci fameliche dei commensali per servirlo ancora a Gabriele la sera, era ancora migliore (ehm...beh, sì, ne ho ancora assaggiato un minuscolo pezzettino pure io...;-)
Unica raccomandazione: essendo un dolce a freddo contentente uova, e visto che in genere questo tipo di dolci è amatissimo dai bambini (perchè, dagli adulti no?), occorre pastorizzare le uova con lo zucchero a 121° (Montersino docet, sì, sempre lui, l'artista della panna montata, il mago dei profiteroles, l'alchimista della crème brulée etc etc..): ci mettete 5 minuti e siete tranquilli di non beccarvi salmonelle e schifezze varie di cui le uova a crudo, purtroppo, anche se raramente, sono portatrici.

Buona Pasqua a tutti.

MARQUISE AL CIOCCOLATO

Ingredienti:
250 gr di cioccolato fondente
60 gr zucchero
3 tuorli
100 gr di burro
300 gr di panna
2 cucchiai di rhum o Cointreau
2 cucchiai di cacao amaro per spolverizzare

Esecuzione:
Innanzi tutto pastorizzare le uova: mettere lo zucchero con tre cucchiai di acqua in un pentolino e far arrivare alla temperatura di 121° (io nel microonde). Se non avete il termometro per alimenti, considerate che i 121° sono raggiunti quando il composto bolle vigorosamente, con grosse bolle.
Con una frusta elettrica, montare i tuorli e aggiungendovi il composto caldo di acqua e zucchero a 121°; montare fino al raffreddamento (n.b.nonostante le uova vengano addizionate di questo composto caldo, il sapore non viene minimamente alterato, e non si sente alcun sgradevole sapore di uovo cotto, lo garantisco). Nel frattempo, in un pentolino (io nel microonde) far sciogliere il cioccolato fondente a pezzi con il burro, solo per il tempo necessario a sciogliere il tutto (anzi, anche un po' meno: continuare a far sciogliere il tutto girando a mano). Aggiungere il liquore prescelto. Montare a neve la panna. Unire il composto di uova e zucchero a quello di cioccolata e burro, mescolando dal basso verso l'alto per non perdere l'aria delle uova. Infine, a questo composto, aggiungere la panna montata, sempre con movimenti dal basso verso l'alto.
Imburrare uno stampo e rovesciarvi il composto. Mettere in frigo almeno 8 ore (in realtà io l'ho preparato alla sera della Vigilia di Pasqua e ha dato il suo massimo la sera dopo, -più che a mezzogiorno - cioè 24 ore dopo. Penso oltretutto che un paio di ore iniziali in freezer, invece che in frigo, per continuare poi per le ore rimanenti nel frigorifero normale, nella parte bassa - la più fredda - dovrebbero dare una consistenza ancora migliore a questo dolce) .
Per sformare il dolce: preparare un recipiente che contenga comodamente lo stampo con il dolce e riempirlo di acqua bollente. Inserire per circa un minuto lo stampo col dolce dentro il recipiente colmo di acqua bollente, passare poi un coltello attorno allo stampo e sformare su un piatto da portata.
Setacciare con un colino due cucchiatate di cacao amaro sul dolce e servite.
E questa è la consistenza interna...





domenica 17 aprile 2011

BRIOCHE NANTERRE



L'ho fatta! Eccola, finalmente, anzi, eccolo, il PANbrioche di Nanterre! Sembrava destino non riuscire a fare questo delizioso pane "briosciato" che alla fine non ci speravo più. E invece l'ho fatto, con grandissima mia soddifsfazione. E' stata un'impresa leggermente sofferta, per vari motivi: intanto, gli autori delle ricette. Prima di tutti c'è questo benedetto Pierre Hermè, (pare) famoso pasticciere francese che tutti nominano riguardo a questo panbrioche ma di cui io manco mezzo straccio di brioche Nanterre, ho trovato in rete! Ma c'è anche Paoletta, che ne propone una sua versione, ed anche Petite Lolie, che ne propone un'altra versione ancora, ma entrambre riferite a quella originale di questo fantomatico Hermè (ohh Pierre...se ci sei, batti un colpo!). Insomma, dopo essermi quindi ampiamente documentata, inizio! Seguo, inizialmente, per dosi e lievitazioni, la ricetta di Paoletta, che prevede un lungo riposo in frigo per tutta la notte (8 ore); la sua ricetta prevede poi "245 gr di uova - circa 5 uova"; e io che faccio? Mica le peso, no...vado per le spicce, e ne metto cinque, senza stare a perdermi a pesarle. Peccato che io abbia in casa solo e sempre uova taglia XXL per Gabriele, che invece di pesare, in media, 50 gr, ne pesano 70, cioè 20 gr in più. E moltiplicati i 20 gr per le 5 uova, ecco che..ho messo in pratica un etto in più di uova!! Risultato: l'impasto era al limite della lavorabilità, anzi, era illavorabile, non si incordava, e aggiungi farina, e aggiungi zucchero, aggiungi qua e aggiungi là, alla fine sono rimasta sempre con il mio impasto molle molle, ma ho provato comunque a farlo lievitare così, con una pellicola a contatto con la superficie. Ed è andato tutto bene: al mattino l'impasto era sempre molle e illavorabile, ma bello lievitato! Ed è anche andata bene l'ultima lievitazione nello stampo, dove la consistenza molle mi ha costretto a prendere l'impasto a cucchiate: ho messo, anche lì, la pellicola sopra e, con le mani sulla suddetta, ho dato una forma da.. Nanterre; poi ho scaldato il forno a 50° , spento, ficcato il dolce dentro per l'ultima lievitazione e tempo neanche un'ora, con la sua brava pellicola a contatto, è raddoppiato di volume. Ed era anche bello liscio! Insomma, a dispetto dell'impiastro iniziale, prendeva una forma umana, anzi, di panbrioche Nanterre! Voi, però, non fate come me: stavolta mi è andata bene, e, come pare si dica a Napoli, "San Gennaro mi ha messo le mani in capa", ma avrebbe potuto anche andarmi male, e avrei dovuto buttare tutto; quindi, pesate le uova, e non avrete sorprese!
E passiamo ora al momento più bello, quello dell'assaggio: morbidissimo, burroso, soffice, umido, un pane...degli angeli, veramente, non troppo dolce, bello caldo...insomma, da tiepido ne ho mangiato più di metà, così, a strozzamento. E ho preso 7 chili in 7 minuti! Un boccone tirava l'altro! Solamente Luca è rimasto deluso: pensava di addentare una brioche ..vera, tipo, che so, croissants, mentre questo, lo ripeto, è un pane, sofficissimo e delizioso, come mai mangiato prima, ma sempre un pane. A me piace così, versione essenziale, per sentire tutto il buono del burro e la sua morbidezza, ma con una bella farcia di crema al cacao o con gocce di cioccolato dentro, o scorza di limone nell'impasto, anche i più golosi non rimarranno delusi!
p.s. Come dicevo, questa è la versione di Paoletta, ma l'altra ricetta cui ho fatto riferimento non prevede il riposo notturno di 8 ore nel frigorifero, ed in un pomeriggio è pronto e sfornato. La prossima volta proverò quindi anche la ...versione breve, che mi sembra altrettanto squisita

BRIOCHE NANTERRE DI PIERRE HERME'
(Pane brioche semidolce)
dal blog " anice e cannella" con modifiche mie e del blog " Le tablier rose"
Ingredienti:
200 gr di farina manitoba
150 gr di farina 0
245 gr uova (
5 uova medie)
35 gr di zucchero
7 gr di sale
250 gr di burro
12 gr di lievito di birra fresco
20 gr di latte (2 cucchiai)

1 stampo da plumcake di 30 x 11 cm
1 uovo per spennellare

Procedimento:
Sciogliere nella planetaria il latte e il lievito. Nel frattempo setacciare le farine. Aggiungere 150 gr di farina presa dal totale, 2 uova e avviare la macchina col gancio a foglia o K.
Quando le uova saranno amalgamante bene, aggiungere lo zucchero, far assorbire.
A questo punto unire un uovo e proseguire con la farina, aggiungendo l'uovo seguente solo quando il precedente sarà assorbito.
Aggiungere il sale.
Incordare l'impasto e solo allora aggiungere il burro poco alla volta. Aumentare la velocità fino a che l'impasto sarà ben incordato, lucido ed elastico, e si staccherà in un solo pezzo dalle pareti della ciotola.
Finire di impastare ancora qualche minuto col gancio ad uncino. Stendere l'impasto a rettangolo sul piano infarinato e fare le pieghe del tipo 1.
Riporlo ora in un contenitore a chiusura ermetica, e lasciarlo riposare a temperatura ambiente per 40 minuti.
Dopodiché riporre in frigo a circa 6° (ripiano basso, sopra la verdura) per circa 8 ore.
Al mattino tirare fuori l'impasto: sarà lievitato ma compatto e ben lavorabile. Lasciarlo a temperatura ambiente per 40 minuti.
A questo punto allungarlo un po' arrotolandolo sotto i palmi, fino ad arrivare quasi alla lunghezza dello stampo, circa 25 cm.
Tagliarlo poi in quattro pezzi come si vede qui, poi porli nello stampo bene imburrato. Attendere che le palline abbiano raggiunto il bordo, poi spennellare con l'uovo sbattuto, e con le forbici fare dei tagli sopra perpendicolari allo stampo. Infornare a circa 180° per circa 45 minuti (a me in 25 era già più che cotto, come anche riporta l'altra ricetta); dopo circa 15 min di cottura, verificare se coprire con un foglio di carta di alluminio per evitare che il dolce scurisca troppo (io l'ho fatto per gli ultimi dieci minuti).
Sfornare (prova stecchino) e gustare.



venerdì 15 aprile 2011

DOLCE PIEMONTESE DI MELE E AMARETTI




Un giorno mi trovavo ad un allegro ritrovo di dilettanti pittori come me, ospiti presso la villa di una di noi più fortunata che ha, appunto, la fortuna di avere magione sulla bella collina di Torino, a Pino Torinese, in un'ampia villa con amplissimo giardino, tale da sembrare un parco, e dove appunto, ogni anno, la fortunata ospita un raduno di pittori dilettanti o sedicenti tali.

E, come si sa, dove c'è un ritrovo in mezzo alla natura formato da più di due persone, c'è sempre immancabilmente del cibo. Molto cibo.

Quando ero...un po' più giovane, apprezzavo molto questi cibi manufatti da casalinghe improvvisate o professionali, mamme di famiglia o impiegate part time, e mi gettavo con avidità sulle immancabili torte di mele casalinghe mischiate alle più famose torte del Mulino Bianco, anche quelle onnipresenti, melanzane ripiene, tramezzini con pane fatto in casa e salame del supermercato, krapfen caserecci, quiches di tutti i tipi..anzi, no, ho sempre detestato le quiches, viste da me veramente come torte svuota frigo. Ora invece non più. Forse con l'età si diventa schifiltosi, forse lo si è sempre stati , non so, ma quando vedo tirare fuori quei tristissimi pacchettini di carta argentata da cui sbucano frittate di ogni tipo, le odiate quiches, tristissime torte di mele dalla consistenza di una spugna, crostate che andrebbero bene a tirare dietro al peggior nemico, una pungente malinconia mi attanaglia il cuore. Ed è con questo spirito che, al suddetto raduno, partecipai al pranzo, ingozzando, "obtorto collo" tutte le delikatessen fatte dai presenti, me inclusa, con un anonimo pane alle olive fatto nella macchina del pane. E quindi, dopo aver ingollato tutto da brava, ecco che arriva il dolce. Ovviamente erano presenti non una ma ben due torte di mele modello spugna/caki non maturi; e come se non bastasse, in una tristissima vaschetta di alluminio, coperto da una pellicola anch'essa di alluminio, sbuca lui. O lei. Non sapevo infatti cosa aspettarmi da una...lastra di circa un centimetro che languiva attaccata al fondo della vaschetta di alluminio, marronicina, con la superficie butterata, bassa, già tagliata in amorevoli quadrotti che nessuno aveva ancora attaccato. Che tristezza. Ma pensando alla sfortunata autrice di quel capolavoro mi feci coraggio ed addentai io il primo boccone di quell'affare, già piena come un uovo di schifezze casalinghe. E...magia! La "lastra" orrenda era morbida, umida, leggera, senza unti o grasso, fresca ma anche consistente, con un piacevolissimo gusto di amaretto misto a cacao. Cercando di fare una faccia non troppo entusiasta, lodai l'autrice della lastra e mi feci dare la ricetta. Quasi nessuno attaccò i brutti e poco invitanti quadrotti marroni. Io, in compenso, potei finirmeli tutti in santa pace.

Solo ora vedo, su una raccolta di ricette di "Saper Spendere" che la "lastra è un antico e giustamente rinomato dolce tipico piemontese, di cui io ignoravo l'esistenza.

Si fa in un attimo e, quando lo proporrete ai vostri ospiti, che magari alla sua vista storceranno il naso, ripensate a Oscar Wilde: "lascio le donne belle agli uomini senza talento". Vale anche per i dolci;-)

TORTA ANTICA PIEMONTESE DI MELE E AMARETTI

Ingredienti:

1 kg. di mele a fettine (io l'ho fatto anche con le pere, ottimo)

2 cucchiai colmi di zucchero

1 pizzico di sale

2 uova

1 noce di burro

20 amaretti secchi pestati (io li ho frullati)

1 cucchiaio di liquore amaretto o rhum

3 cucchiai di cacao amaro


Procedimento:

Cuocere le fettine di mele in un pentolino con una noce di burro finchè diventano gonfie e morbide (15 min circa).

Aggiungere il cacao amaro, gli amaretti pestati o frullati, le uova, il sale e il liquore (io ho messo tutto nel robot e ho frullato con le lame di acciaio)

Imburrare una pirofila e mettervi il composto, livellandolo con una spatola all'altezza di circa un centimetro e mezzo.

Infornare a 190° per 50 minuti e poi ritagliare nella forma desiderata (in genere a quadretti non troppo piccoli)

A piacere, servire con panna leggermente montata poco zuccherata.

Con questa ricetta, partecipo al contest di Morena "Dolcemente...Mela-mangi":


ed al contest "150 anni in tavola"


sabato 9 aprile 2011

TORTINI PANNA E LATTE



Stamattina dovevo fare la brioche Nanterre, anzi, il panbrioche di Nanterre. E' da tanto che mi guardo questo lievitato morbido e succoso, e me lo pregustavo da tempo. E la brioche Nanterre, almeno le versioni che ho letto io, va preparata la sera prima, di modo che abbia il tempo di riposare et lievitare in frigo tutta la notte, almeno per otto ore. E così, ieri, per tutta la giornata mi ripetevo a mente: "stasera impasto la Nanteereeee, e domani la preparo lla llààà".Ed ero tutta contenta. Peccato che...che come voi sapete, io abbia ricevuto da Adriano e Paoletta, quando un mese fa circa ho partecipato al corso "Croissants e pizza in Teglia" (vedi post precedente), un pezzetto di pasta madre, come tutti i partecipanti. E in effetti io non so se il lievito madre sia un regalo o una penitenza. Infatti, ieri, con Marcella, quella del Danubio e del Pesto agli Agrumi, dicevamo che in realtà le madri siamo noi: questa benedetta pasta o lievito, va curata ogni due giorni, rinfrescata, impastata, guardata insomma, un vero impegno (anche se alla fine, poi, a rinfrescare ci metto dieci minuti, ma è il mio gusto enfatico che mi fa parlare così). Insomma, venendo al sodo, col pensiero di avere questo LIEVITO madre in frigo, ..NON HO COMPRATO IL LIEVITO DI BIRRA!!! E per la Nanterre, dovevo usare proprio quello, perchè 1) non ho trovato ricette col lievito madre e 2) non so ancora bene maneggiare il lievito madre, come quantità, dosi e preparazioni per cui sia indicato, e quindi la Nanterre volevo farla assolutamente col lievito di birra, come da copione.
Insomma, così, ieri sera alle 22, alias dieci, con tutti gli ingredienti lì pronti, faccio questa tremenda scoperta: non ho il lieivito di birra. Panico. Delusione. Tristezza.. mi dico: che faccio, la faccio con la pasta madre?? No, non rischiamo. Aspettiamo domani, che compro il lievito di birra. Però stamattina avevo voglia di fare qualcosa, qualcosa di consistente, gustoso, umido...che faccio? E vedo di avere della panna in frigo...e mi sono ricordata di una ricetta che come nome originale si chiamava "Torta degli Angeli", ma per non confonderla con l'Angel Cake, quella fatta con soli albumi, ho ribattezzato con molta originalità "Torta panna e latte".
Non è originale, certo, questo nome, ma rende l'idea di questo dolce: morbido, succoso, umidiccio, compatto....insomma, buono, casalingo, da mangiarsi così, con calma e ..semplicità.
Ma stasera...NANTERRE, YEAAAH!

TORTINI LATTE E PANNA
Ingredienti:
2 vasetti di farina 00
1 vasetto di fecola (io farina per torte già con un terzo di frumina)
1 vasetto di panna
1 vasetto di latte
2 vasetti di zucchero scarsi
3 uova
1 bustina di lievito vanigliato
mezzo vasetto olio di semi (io e.v.o.)
i semini di una stecca di vaniglia
1 pizzico di sale
scorza grattugiata di un limone

ESECUZIONE:
Nel robot, con le fruste, montare lo zucchero con le uova sino a che il composto diventa chiaro e gonfio. Aggiungere le uova una per volta. Cambiare le fruste e mettere le lame da impasto in plastica ed aggiungere la panna, il latte l'olio. Infine aggiungere la farina, i semini raschiata dalla stecca di vaniglia, la scorza di limone e il il lievito. Infornare a 170° per 40/45 minuti (prova stecchino)




venerdì 8 aprile 2011

IL DANUBIO DI MARCELLA



Che bello quando, con Marcella, andiamo da Eataly per la pausa pranzo. Marcella, come me, è appassionata di cucina, ma oltretutto è anche esperta di nuove tendenze, come dicevo in un post precedente dove presentavo il suo pesto agli agrumi mutuato da Filippo La Mantia, non solo in campo di arte moderna, che è la sua passione, oltre che il suo mestiere, ma anche in campo gastronomico culinario. E anche oggi, da Eataly, mentre tranquille come due pasque giravamo tra farine speciali, olii di ogni regione d'Italia, risi di ogni tipo, al limone, all'ortica, creme varie di cioccolato, gianduia, nocciole, marmellate, libri, biscotti e chi più ne ha più ne metta, insomma, mentre giravamo per questo paradiso, mi stupisce ancora una volta: "Sai, ho comprato l'utensile per fare gli spaghetti di carote, zucchini..."
"ah" dico io, pensando a quei tristissimi banchetti nei mercatini dove vendono da trent'anni le solite "novità" alias mandoline per tagliare la verdura, coltelli per fare la medesima a striscioline e penso : "Beh, questa roba la conosco pure io, non è una novità". Ovviamente sbagliavo. Infatti, nel reparto libri, vedo subito che quello di cui parla Marcella è una nuova tendenza, molto..trendy (wow) in campo culinario: un ...coso che fa la verdura a mo ' di spaghetti, di filini, insomma, presenta la verdura in un modo molto invitante. E dopo questa botta di novità mi fa, così, come se niente fosse... "ah, sai, l'altra sera ho fatto il Danubio...". Argh! Il Danubio, lo punto da settimane, lo guardo, dico..gli devo sacrificare due giorni, accidenti, e poi chissà come viene, è difficile etc etc...e mentre io elucubro, lei l'hai già fatto, senza tante storie. Col bimby, trovando la ricetta qui su cookaround, da dove proviene anche la foto, in quattro e quattr'otto. E quella che vedete è la foto del suo Danubio bimbesco. Ma non mi trova sprovveduta, e infatti ribatto subito "e io sai che faccio stasera? La brioche Nanterre!"
Evvai di lievitati dolci, è una moda anche questa.
E quindi fiinisco qui questo post, devo andare a impastare la Nanterre (il panbrioche, mi corregge Marcella), di modo da potercela gustare domani.
Giusto per dire, che i lievitati dolci mi stanno mooolto intrigando!
A domani, con la Nanterre!

giovedì 7 aprile 2011

IL MIO CONTEST part 2: LA RISPOSTA!

Innanzi tutto grazie a tutti per aver cercato di aiutarmi a capire e a trovare una risposta alla domanda del mio post precedente alias mio primo contest! ;-)
Come vi dicevo, per me non è una cretinata capire dove e perchè ho sbagliato in modo da non dover sempre COPIARE ricette qui e là ma riuscire anche a fare di testa mia, e fare in modo che la buona riuscita non sia solo un caso o dovuta alla becera ripetizione di procedimenti e dosi già letti. D'altronde, non siamo noi i razionali, noi, l'Occidente di Internet, dei razzi sulla luna, dei computer, i promotori di quel metodo scientifico basato sull'esperienza, la standardizzazione e la scientificità (alias riproduzione di un evento una volta capito il suo meccanismo) che ci ha portato ad una cultura che, secondo me, non me ne vogliano altre civiltà, leggermente più progredita di altre almeno in campo scientifico? E quindi, se siamo veramente noi i razionali, voglio applicare la mia razionalità anche ad un impasto da plum cake!
E allora vediamo. Riguardando e rileggendo chi ne sa più di me (di nuovo Montersino, ma va??), vedo che il procedimento è esattamente uguale al mio, nel fare un grosso plum cake: appunto, burro a pomata, poi uova precedentemente leggermente sbattute, di modo che l'acqua dell'albume dell'uovo non faccia rapprendere il grasso del burro, poi farina e lievito (ed è corretto mezza bustina per 250 gr di farina, visto che 1 bustina serve per 500 gr di farina) e setacciati insieme, intervallati da latte...già latte...Voi direte: ma nella ricetta del pound cake classico, la mitica quattro quarti, il latte non è previsto, c'è solo burro, uova, farina e zucchero, col il lievito, eppure viene squisita, morbida e umida che è un amore.
E allora, come la mettiamo?
Già ma...cosa è che dà morbidezza al dolce? O i grassi (burro o olio) o i liquidi (acqua e latte). E quindi è vero che nella pound cake non è previsto nessun liquido, nemmeno il latte, ma è anche vero che il grasso, il burro, è esattamente la stessa quantità della farina (infatti si chiama "quattro quarti" per questo: tutti e quattro gli ingredienti sono esattamente un quarto del totale, 250 gr farina, idem burro, idem uova, idem zucchero); ed è proprio questa percentuale di burro (il 100% della farina), insieme al 100% dell'acqua dell'albume delle uova e al grasso del tuorlo, che rendono il dolce morbido.
E invece io, che cosa ho fatto in questo dolce, che non è un pound cake ma solo un plum cake? Ho dimezzato la dose di burro, rispetto alla farina e agli altri ingrdienti, ed anche quella delle uova, cioè di altri liquidi e grassi. Così facendo, quindi, avrei dovuto aumentare di molto la dose di latte, per compensare appunto questa mancanza di liquidi e di grassi. E invece io che cosa ho fatto? Ne ho messo solo...un dl, alias, un decilitro. Avrei dovuto invece mettere più latte, o aggiungere altro burro, o altre due uova, insomma....alla fine l'impasto necessitava di più grassi e più burro o di più latte La rogna non era nel metodo, ma nella proporzione degli ingredienti!
Bella scoperta, direte voi, tutta 'sta manfrina per arrivare a dire che bisognava ammorbidire di più l'impasto!! Certo, se si mette così, bastava andare a occhio, provare, ma così, a caso, senza capire. La differenza, secondo me, che sta tra un grande pasticciere, vedi appunto il Mitico, e un dilettante, è proprio questa: l'uno SA cosa succede e perchè, l'altro prova, fa cose collaudate e sicure, che vengono bene anche se non sa perchè; insomma, è la differenza tra un maestro ed un becero esecutore. E poi, sinceramente, se non capiamo nemmeno come funziona un dolce, che cosa capiremo mai...della vita??
E con questa "perla" di filosofia, sempre mututata da Novella 2000, anzi, da Stop, vi saluto,
e vi ringrazio veramente di cuore per essere passate a salutarmi e ad aver partecipato a questo piccolo scherzo. Grazie.
Cinzia

martedì 5 aprile 2011

IL MIO PRIMO CONTEST con morale: CHI SA RISPONDERE A QUESTA DOMANDA??


Ed ecco a voi il primo contest di Cinzia, il primo di una lunga serie di contest simili!
Al fortunato vincitore, una sorpresa da me manufatta, come sotto specificato.
Eh ssì, eh, anche io ho il mio bravo contest, e che è, tutti giù di contest e io no? Giammai!
Me ne invento uno dove me la canto e me la suono, progongo, giudico, arbitro e assegno! One man band, anzi, one woman band! Io!
Si tratta di questo:
Vi chiedo di aiutarmi a capire dove sbaglio e perchè.
Calme, sto parlando di torte, non di vita!! ;-) Per quella, so sbagliare da me!
Allora, vediamo chi di noi ha già oltrepassato il livello di "bravo dilettante" e sa rispondere.
Dicevo, come tutti noi, mi piace cucinare, soprattutto dolci. E oggi, volendo provare degli stampini nuovi per mini plum cake, ho deciso di fare una tortina inventata da me da metterci dentro. Tipo pound cake, anzi, non una quattro quarti, ma un semplice plum cake.

Gli ingredienti sono:
250 gr farina
125 burro a pezzetti a temperatura ambiente
125 gr zucchero
2 uova
mezza bustina di lievito
1 dl di latte

Come esecuzione, ho seguito quella dei plum cake: ho ridotto il burro a pomata, ho aggiunto le uova, poi la farina e il lievito, poi in forno a 180° per 20 minuti (gli stampi erano piccolini), sempre frullando con il robot, ma, appunto, riducendo prima a pomata burro e zucchero.
Peccato che questi mini plumcakerini sono venuti un, spugnosi, allappanti, non pessimi ma nemmeno come un plum cake...perchè?
Eppure le dosi di lievito sono corrette! Perchè se invece avessi frullato tutto assieme come una qualsiasi torta frullata non sarebbe venuta così schifosa? Perchè se applico lo stesso tipo di lavorazione, con lo stesso lievito, ad una quattro quarti alias pound cake, invece, viene fuori un ottimo plum cake? (in effetti le domande sono due....)
Io un'idea ce l'avrei, ma vorrei sapere cosa ne pensa chi è migliore di me.
E come premio, invio tramite posta i plum cake avanzatimi (praticamente tutti!) ;-)

MORALE (ebbene sì, questo è il primo contest con morale!
A eseguire siamo tutti bravi, ma quando si tratta di capire come interagiscono gli elementi tra di loro, perchè succede così e non cosà, forse non tutti.
Così è per la vita. A volte si tratta di cercare di capire, andare a fondo un po' di più.
E con questa perla di filosofia spicciola rubata a Chi, no, anzi, a Donna Moderna, no, a Eva tremila, no a Novella 5000, Aristotele, Diogene, mia sorella, vi lascio a meditare.



domenica 3 aprile 2011

LA RATATOUILLE



" Voglio la ratatouille!"
"Non si dice "voglio", lo sai, e poi, lo sai che cosa è la ratatouille? E' verdura!"
"Sì, ho capito, voglio la ratatouille! Con l'olio!"
"Ma certo che la faccio con l'olio, che idea, ma poi te la mangi, sennò te la ficco per cappello!"
"Va bene, fammi la ratatouille!"
"Però la mangi!"
"Sìii fammi la ratatouilleeeee!!"
Come dire di no ad un pargolo che - dopo aver rivisto per circa 30 volte di seguito l'omonimo film e vedendosi quindi un austero signore che, dopo aver messo in bocca un solo boccone della pietanza misteriosa rimane deliziato oltre ogni dire - ti chiede di preparargli la stessa squisitezza? E infatti io "no!" non l'ho detto, a Gabriele, ma ho cercato di fargli ben capire che la ratatouille non è altro che ...verdura! Tanta verdura, di tutti i tipi, patate escluse!
E quindi, stanca di ripetere ogni giorno il dialogo sopra riportato, oggi gliela ho preparata. E, visto che conosco il mio pollo, gliel'ho servita bella bella insieme ad una mega bistecca impanata.
Scena:" guarda, ti ho fatto la ratatouille, assaggia!" Assaggia. Mastica (tre ore), manda giù.
"Prima la carne!" (ma va?;-)
E dopo la carne..
"Ecco, ora c'è la tua ratatouille che la mamma ha preparato apposta per te. Apri la bocca. Apri, bello! APRI! APRI TI HO DETTTOOOO!!.-)
Apre.
Sputa.
GRRRRRRRRRRRRR :-_


(Ovviamente, la ratatouille ma la sono mangiata tutta io ma..era ottima, santi bambini...)

RATATOUILLE

per 4 persone

Ingredienti:
2 melanzane tonde viola
2 zucchini verde chiaro
2 peperoni
2 coste di sedano
Un cucchiaio di cipolla tritata
Uno spicchio di aglio intero schiacciato
1/3 di scatola di pomodori pelati frullati
olio
sale
erbe varie (io timo e origano freschi)

Esecuzione:
Tagliare le melanzane a dadini e metterle a friggere in abbondante olio extra vergine di oliva per 5 minuti, girando spesso. Io metto già in questa fase un bel pizzico di sale, così mi sembra si impregnino meno di olio.
Tagliare a cubetti anche le altre verdure e metterle a cuocere in abbondante olio per 10 min, in un'altra padella.
Scolare tutte le verdure dalle due padelle e metterle assieme in una terrina.
A parte, in 2/3 cucchiai di olio, soffrriggere aglio e cipolla, mettere i pomodori frullati e far restringere a piacere. Unire poi le verdure precedentemente cotte e far insaporire per qualche minuto. Aggiustare di sale e, verso la fine, aggiungere le erbe sminuzzate.
Gustare calda.