TORINO FOOD

sabato 25 giugno 2011

FOCACCETTE FRITTE DI PATATE



Massì, visto che sono a dieta, visto che sto traslocando, è meglio che cucini qualcosa di rapido, semplice e veloce. E cosa c'è di più rapido di un bel fritto? E cosa c'è di più semplice di un impasto di farina e patate lesse (al microonde, una patata media la cuocio in poco più di 5 minuti!). E poi, è anche un piatto dietetico: basta non mangiarlo, e darlo in pasto a figli, mariti e parenti che, vi assicuro, si sbraneranno queste focaccette in un lampo, come avrei voluto fare io, che invece mi sono limitata ad assaggiarne un miserrimo boccone che manco ho sentito il gusto, ma...quel poco che ho sentito, era di una morbidezza e di un sofficità tale che penso che avrei divorato anche un chilo di quelle squisitezze. Fritte, sì, unte, sì, ricche di carboidrati, sì, e pure con le patate sìì!! Ebbene sì, devo confessare che...finito il miserrimo boccone di cui sopra, un altro miserrimo è volato nel mio gargarozzo, e poi un altro ancora...insomma, alla fine me ne sono mangiata metà, e vaff...alla dieta, pace, rimedierò domani, ho pensato. Veramente, non ho potuto resistere. Ho resitito, in questo mese da sclero, a dolci, pizze, croissants, tutto, ma ieri non ce la facevo più e ho capitolato. E ne sono contenta, perchè ne valeva la pena!
Solo un appunto sulla ricetta, che ho trovato su un altro vecchio numero di Cucina Moderna (i traslochi servono anche a questo, a ritrovare cose perdute e magari anche utili!): io ho usato le patate nuove, che sono composte, penso, al 90% di acqua, ed infatti non si usano per fare gli gnocchi. Considerato che anche la patata più vecchia è comunque umida, regolatevi di acqua, nel senso, mettetene meno di quella indicata in ricetta (la ricetta indica mezzo bicchiere, io ho messo il canonico 50% del peso della farina, ma era troppo), e regolatevi mano a mano: io, seguendo fedelmente la ricetta ma usando patate nuove, mi sono trovata con un impasto morbido, soffice, morbido..Troppo! Non sono quasi riuscita a lavorarlo con le mani, ho dovuto schiaffare il composto a cucchiaiate dentro l'olio bollente ottenendo, più che delle focaccette, delle frittellone informi, ma vi assicuro che l'interno era una nuvola! Sembrava di addentare un pezzo di paradiso (deliri da dieta, lo so, lo so)! Croccanti fuori, morbide dentro (questa l'ho già sentita..).
Ed ora, la ricetta: si friggono in un attimo e si preparano in un'oretta, lievitazione compresa, che volete di più?

FOCACCETTE FRITTE DI PATATE

Ingredienti per 4 persone:
300 gr di patate a pasta bianca, non nuove, non acquose
200 gr di farina
20 gr lievito di birra
mezzo bicchiere di acqua tiepida
2 cucchiai olio extra vergine di oliva
2 dl di olio di semi di arachide per friggere
un ciuffo di rosmarino
sale

Esecuzione:
Bollite le patate contando 30 minuti dall'ebollizione, sbucciatele e schicciatele allo schiacciapatate (io, nel microonde, con una patata medio grande, ci ho messo sugli 8 minuti).
In una ciotola mettete la farina, le patate passate, il sale, l'olio e il lievito di birra sciolto in un po' dell'acqua indicata, poi aggiungete la rimanente acqua, anche non tutta se vedete che l'impasto è troppo morbido. Dovrete ottenere un composto liscio e omogeneo.
Raccogliete a palla il composto e fate lievitare fino al raddoppio (un'oretta o anche meno, se fa caldo), poi lavorate velocemente la pasta e dividetela in 8 pezzi, schiacciate ogni porzione di pasta con le mani modellando tante focaccine tonde (il mio composto era così morbido che, come scritto sopra, l'ho versato nell'olio bollente a grandi cucchiate). Friggete le focaccine in un'ampia padella a bordi bassi con abbondante olio ben caldo, facendole dorare da entrambi i lati (basteranno un paio di minuti per parte).
Scolatele con carta da cucina, spolverizzate con sale e rosmarino tritato e servite.

Con queste focaccette, che trovano in Liguria la loro massima espressione di bontà, quando spargono il loro irresistibile profumo di rosmarino e di croccante fritto nell'aria, durante le immancabili sagre e manifestazioni mangerecce estive all'aperto, partecipo al contest di "Dolci a go-go" in collaborazione con Illa.


mercoledì 22 giugno 2011

I BISCOTTINI INQUIETANTI DI MARCELLA


Questa non è una ricetta.
E' solo una cosa carina che mi è piaciuta molto sia come colori ma anche...perchè leggermente inquietante. Non so voi, ma io non avevo mai visto degli stampi per biscotti a forma di mani e piedi. Ho sempre visto stampi a fiore, a stella, di forme geometriche varie, e pensavo di aver già raggiunto il massimo dell'originalità quando ho acquistato degli stampi a forma di ombrello e di cono gelato, peraltro non ancora usati, causa trasloco imminente con consenguente inscatolamento massiccio di tutte le mie masserizie.
Ma naturalmente, quando si tratta di originalità, di novità e di "cosine trendy", entra in campo lei, Marcella (sì, sempre quella degli spaghetti di verdure e altre cosine varie) che un paio di giorni fa mi informava di aver "trovato" un nuovo spazio in quel di Milano, presso la Mondadori multicenter, chiamato "Cooks and Books", dove, oltre ad avere trovato questi originali stampini, mi informa che ci sono anche un mare di libri di cucina, e si premura, conoscendo la mia predilezione per dolci e dessert, di consigliarmene uno in tema, di Conticini (che ovviamente io, da vera ignorantona, non conoscevo nemmeno l'esistenza!).
E poi, mi allega questa originale ed inquietante fotografia. Si tratta, appunto, dei biscotti fatti da Marcella con sua figlia Anna, colorati con dei colori appositi, commestibili, marca Wilton.
E io li pubblico. Perchè la foto è venuta carina, e mi ricorda i quadri di Kandinsky, perchè è originale, con quelle dita mozze e quei colori scintillanti e assurdi su degli arti umani ma soprattutto perchè...Marcella è un'amica, e io la voglio ringraziare in questo modo.
Ah, la ricetta di biscotti non la metto, per due motivi: 1) perchè ho già detto all'inizio che questo post non trattava di una ricetta e 2)..perchè mica vado a insegnare a dei foodbloggers provetti come fare una frolla per biscotti!! ... O no? ;-)

martedì 21 giugno 2011

VERDURE RIPIENE ALLA LIGURE


Quando li sento, anzi, LE sento nominare, friggo dal nervoso; mi si scorticano i nervi. Mi chiedo come si possano dire scemenze del genere.
Neanche mi passa per la testa che magari possa io essere in difetto!
Insomma, sto parlando di loro..degli zucchini!" O ...delle zucchine??
Infatti, non so se avete notato, nessuno usa più il termine "zucchini", al maschile, ma tutti adoperano "zucchine", al femminile. Ma come!! Io, mia mamma, mia nonna, mia sorella, mia cugina e persino mio padre abbiamo sempre detto "zucchini". E ora escono fuori 'ste riviste qui, di cucina, che fanno le fighette, che credono di sapere tutto loro, che continuano a parlare di piccole zucche! CHe è 'sta moda? Perchè cambiare tutto della nostra bella lingua? Perchè sbagliano tutti??
Sarà che ogni famiglia ha il suo "lessico famigliare" (la Ginzburg insegna) o che ci affezioniamo ai "nostri" modi di dire, alle "nostre" cose, alla nostra quotidianità e ai nostri riti, così tanto che tutto ciò che non segue questi binari ci sembra strano, diverso....sbagliato. Nulla di più sbagliato, a volte. Io ho sempre sinceramente detestato il termine "zucchine" per indicare quelli che io ho sempre chiamato zucchini, pensando che gli zucchini sono una cosa, e le zucchine, cioè piccole zucche, sono proprio un'altra cosa, sono zucche piccole, quelle arancioni grandi e tonde, mentre invece gli zucchini sono quegli ortaggi lunghi, verdi e a volte amari. Ma...che ne so, io, di agricoltura? CHe ne so che magari quella cucurbitacea lunga e verde magari crescendo non diventi una tonda palla arancione? Eh, mica si possono sparare ..cretinate, in un post! Così mi sono documentata, presso l'Accademia della Crusca, detentrice nei secoli del bel parlare italiano. Ed ecco che cosa ho ricavato:

ALCUNE VARIANTI DI NOMI DI FRUTTI (risposta dell'Accademia della Crusca)

...Prima di tutto il caso più semplice: zucchino-zucchina? Il primo termine attestato èzucchino (1875) seguito a breve (1879) da zucchina: entrambi derivano da ‘zucca’ e ne sono in origine i diminutivi, uno composto sul maschile e uno sul femminile. Sarebbe preferibile il maschile: sia il Grande dizionario della lingua italiana (diretto da S. Battaglia) sia il Grande dizionario italiano dell’uso (diretto da T. De Mauro) rinviano da zucchina a zucchino e corredano solo il sostantivo maschile della definizione della pianta.(...)

Visto? Avevo ragione.
Abbastanza ragione, insomma. E adesso sono più serena: potrò tranquillamente dare dell'ignorante allo sventurato tapino che mi parlerà ancora di zucchine!! ;-)

E ora, la ricetta, le verdure, o meglio, GLI zucchini ripieni (eh eh eh)!
Nel senso che io avevo gli zucchini, ma lo stesso procedimento si può usare con cipolle, peperoni o altro, ovviamente. La ricetta che ho preso, da un vecchio numero di Cucina Moderna, infatti, prevede tre tipi di verdura, zucchini, cipolle e peperoni, e devo dire che è appetitosa.
Vi dirò, in realtà io non vado matta per le verdure ripiene in generale, ma tanto sono a dieta e allora cerco almeno di cucinare delle cose che siano un po' ...sane per Gabriele. Oddio, tutto è "sano" ma attualmente ci sono certe categorie di cibi che sono, magari anche in parte giustamennte, demonizzati, quali i carboidrati, i grassi, mentre certi altri, in primis le verdure e le proteine, vivono il loro momento di gloria soprattutto ora, nei periodi estivi, quando ci immaginiamo con imbarazzo nelle spiagge locali con le panze strabordanti magari vicino al teen agers allampanate e magrissime. E allora, giù di vergogna. E giù di verdura.
In realtè la mia tristissima dieta non prevede manco quella, solo ed esclusivamente proteine, ma appunto, tanto le ho preparate per Gabriele, e devo dire che sono venute gradevoli. Certo..gradevoli per quanto lo può essere uno zucchino o una cipolla, per quanto ottimi e ben preparati; ma che, nel mio gusto, non eguaglieranno mai una bella focaccia, una goduriosa pizza o un morbido tiramisù.
E quindi, zucchini; ma devo dire....GAbriele se li è mangiati tutti, ma...solo il ripieno (composto sempre da zucchini), mentre la coppetta dell'ortaggio l'ha schifata e lasciata..ma sinceramente, chiedere di mangiare la coppetta di zucchino precotta al vapore, o bollita, al microonde o al forno, sinceramente, sarebbe stato chiedere troppo anche a me!
Ah, una piccola modifica: la ricetta originale, come vedete, prevede della ricotta, che io ho messo, e che mi piace anche molto ma...nelle torte salate, nelle verdure ripiene, secondo me smorza troppo i gusti; cioè, secondo me, queste verdure sarebbero state molto meglio senza la ricotta o con un formaggio diverso, mozzarella magari...ecco, trovo che ha smorzato il buon gusto degli zucchini in padella che formano il ripieno, rendendolo più sciapo.

Ah, ps..sono a meno 5. Chili! Stallo, ma ora riprendo di brutto!

COPPETTE DI VERDURA RIPIENE

Ingredienti per 4 persone:

4 zucchini tondi
4 piccole cipolle rosse
4 piccoli peperoni gialli
6 fette di pane morbido (tipo pan carrè)
200 gr di ricotta (o altro formaggio a piacere)
2 uova
20 gr parmigiano grattugiato
20 gr pecorino grattugiato
20 gr funghi secchi
un mazzetto di maggiorana
due spicchi di aglio
mezzo bicchiere di latte
olio e.v.o.
sale e pepe

ESECUZIONE

Ammorbidite i funghi in acqua tiepida per mezz'oretta. Lavate gli zucchini, privateli della calotta, svuotateli (io li ho prima incisi a fondo con un coltello poi scavati col cucchiaino) e conservate la parte asportata. Fate lo stesso con le cipolle sbucciate. Cuocete gli zucchini a vapore per 10 minuti (io, con tre zucchini, 5 minuti nel microonde). Lavate i peperoni, tagliate le calotte, che poi potrete cuocerete con le verdure e usare come coperchietti eliminando semi e nervature.
Scolate i funghi, strizzateli, tritateli grossolanamente con la parte interna delle cipolle e degli zucchini e soffriggete tutto insieme con un filo d'olio e uno spicchio di aglio schiacciato per una decina di minuti. Spezzettate le fette di pane in una ciotola, bagnatele con il latte, fate riposare 10 min, poi sminuzzatele con un cucchiaio di legno.
Unite uova, ricotta, pecorino, aglio tritato con la maggiorana e il soffritto di funghi e verdura (senza l'altro spicchio di aglio) tiepido. Mescolate, salate e pepate (io ho frullato tutto col minipimer). Sistematele in una pirofila unta di olio, cospargete col parmigiano grattugiato (io anche con pangrattato) e infornate a 180° per circa 40 minuti (verificare la cottura)

sabato 18 giugno 2011

LUCA MONTERSINO A CHIERI



E c'ero pure io! Dove? A Chieri, anzi, a Riva presso Chieri, un paesino alle porte di Torino, in una gradevole location data da un vecchio mulino quattrocentesco dove si tengono corsi di cucina da settembre a giugno, il Mulino della Torre.
In realtà non c'ero solo io, ma anche un'altra cinquantina di persone, accorse per vedere una lezione del nostro relativa ai dolci con la frutta.
I dolci con la frutta, al pari delle meringhe, dei muffins e dei macarons, non mi fanno impazzire, ma chissenefrega, mica vado lì, al corso, per imparare a fare i dolci con la frutta, vado lì per cercare di carpire qualche segreto, sapere qualche chicca da professionista, qualche tecnica utile da uno dei miei "idoli" mangerecci, di cui come ricorderete, fino ad ora ho provato, indegnamente, a ripetere alcune preparazioni (il tiratisù al caffè d'orzo, la torta pere e cioccolato, la crostata Linzer con frolla montata ed il plum cake). E così, il venerdì pomeriggio, grazie al messaggio di Marcella, sempre lei, che mi dice "ho letto che domani mattina, a Riva presso Chieri, al Mulino della Torre, ci sarà Montersino, questo è il numero di tel per prenotare..."., telefono subito, rassegnata: Montersino è una celebrità mediatica, ormai sarà già tutto prenotato. Invece no, ci sono ancora posti! Magnifico! E quindi sabato mattina, alle 9,30, sono al Mulino, puntale. Beh, troppo puntuale: sono l'ultima! (come sempre). Tutti sono già appostati ai posti migliori e anche peggiori, e a me e ad altre tapine rimangono i posti in piccionaia, abbarbicate su un pianerottolo da dove possiamo ammirare la graziosa testolina del Montersino e dei suoi aiutanti. Ma tant'è, ormai ci sono e sono decisa a carpire i minimi dettagli delle preparazioni che verranno esposte. E Montersino inizia: parla, spiega, dimostra, frulla, gira, risponde, insomma, un vero show man della meringa italiana, un panzer della panna montata! Ed infatti, mentre seguo dalla mia triste posizione il suo show, mi domando che cosa abbia fatto di un eccellente professionista un uomo dal successo mediatico enorme. Infatti, per essere bravo, è bravo, anzi, appunto, eccellente; ma di chef altrettanto eccellenti immagino ce ne siano parecchi, anzi, dò per scontato che il "prodotto", cioè la compentenza personale nonchè i "manufatti mangerecci" di tutti gli chef del globo, sia, e anzi, debba, essere data per scontata e sottintesa, diversamente non potrebbero stare sul mercato ma ne sarebbero spazzati fuori da agguerriti e preparati concorrenti. Quindi, non è solo la bravura che fa il suo successo. Che siano i libri che ha pubblicato? Mah, in fondo sono libri di ricette con le sue foto. Che sia l'aspetto "gradevole"? Beh, certo, quello non guasta ma non penso sia determinante se non per quindicenni alle prime cotte. Che sia il mezzo televisivo? Beh, questo aiuta moltissimo, se si è capaci di bucare lo schermo, cosa in cui Montersino riesce egregiamente soprattutto, grazie alle sue spiegazioni. Infatti Montersino, spiega, spiega tanto, e spiega...bene. Non spiega semplicemente quello che sta facendo, non illustra pedissequamente un procedimento ripetibile, ma aggiunge molto di più. Spiega il perchè. Spiega perchè, nelle bavaresi, la panna montata deve essere aggiunta al composto di uova quando ha raggiunto la temperatura di 30°, perchè le uova, nel tiramisù, debbano essere pastorizzate, con uno sciroppo di zucchero a 121°, di modo che, venendo a contatto con le uova fredde, si formi un composto di circa 70/80° che è non è un numero magico, ma una gradazione che consente di eliminare la carica batterica senza far prendere all'uovo quello sgradevole sentore di uovo cotto, spiega perchè, sempre le uova, negli impasti montati quali pan di spagna o savoiardi, abbiano bisogno di una temperatura di 45° per montare meglio, invece che essere montati a temperatura ambiente. Insomma, spiega i motivi direi...quasi chimico/fisici, al pari di Adriano che tutti conosciamo, che avvengono quando noi buttiamo, il più delle volte alla bell'e meglio e sperando che esca fuori qualcosa di commestibile, i vari ingrendienti nelle nostre ciotole et ciotoline. Che è il lato che io apprezzo di più. Appunto, come anche lui stesso ha detto al corso, o meglio alla lezione, di libri di ricette, anche buoni, è pieno il mondo, l'importante è capire a fondo alcune preparazioni della pasticceria, cosa avviene tra gli elementi, e la maggior parte del lavoro sarà fatta.
Ma non è tutto: Montersino è anche un artista. Gira tra i fornelli, pulisce in continuazione e decora, inventa, vola tra terrine e pignatte, dipinge col pennello da torte decorazioni da sogno su preparazioni squisite con una cura, un'attenzione ed un'impegno che sinceramente, a mio modesto parere, deve essere lo stesso che un artista sente quando dipinge una sua opera. Vederlo volare tra panne, meringhe, macarons e bavaresi è veramente uno spettacolo che appassiona, e ci fa riflettere, a volte anche amaramente, su come dovrebbe svolgere ognuno di noi il proprio lavoro: con passione.
E dopo questa ode al Montersino, una chicca: tra le altre preparazioni, c'erano anche gli odiati macarons (odiati al pari dei muffins e della macchina del pane). Ah, non sapevate che detesto i macarons, anche se non li ho mai mangiati? Beh, ora lo sapete, e non ho scritto un post apposito come per i muffins o per la macchina del pane solo perchè....non avevo ancora fatto in tempo, ma potete capire come possa io gradire dei dolci composti in maggior parte dall'odiata meringa, in più composta da albumi vecchi e coloranti artificiali. Consdierato poi che escono fuori dei veri e propri...medaglioni, della patacche rotonde dai colori assurdi che neanche la più stupida quindicenne si appenderebbe al collo, sommato alla mia idiosincrasia per il "prodotti alla moda" in ambito culinario e generale, la mia avversione è ancor più facilmente compresibile. Ad ogni modo, tra le altre preparazioni, sbucano anche loro. Ma subito Luca (non è che siamo amici, ormai, ma che è più corto da scrivere del suo cognome) pare giustificarsi: "ogni volta che non li inserisco in un corso qualcuno me li chiede...". Come a dire: io non li avrei messi, ma tanto me li chiedono lo stesso! E un punto per Luca. Quando poi aggiunge una frase del tipo "che poi chissà come mai sono così alla moda ora...che poi, sì... sono ANCHE buoni, PERO'...". Ecco, quelle due semplici paroline ne han fatto schizzare la quotazione a mille, per me...e il senso della frase penso sia chiaro a tutti, immagino; come dire..."sono quasi stupito che siano ANCHE buoni e non facciano proprio schifo, PERO' ...(libera mia interpretazione).
Altra chicca del corso: stiamo, anzi, sta, inserendo la colla di pesce nella torta "Giardino di fragole"; e io faccio una domanda: visto che da tempo mi ...prende un po' male mangiare animali, e visto che la colla di pesce sappiamo tutti essere praticamente cotenna di suino ((del quale non si butta via niente, giustamente, neanche per l'eterea arte bianca), chiedo se non esista un addensante succedaneo. Apriti cielo! Le gentili signore presenti al corso hanno all'unisono un moto di disgusto e mi guardano con gli occhi rotondi, schifate. Ma come...è vero, non è un corso per professionisti ma almeno per... amanti della pasticceria, cultori..E invece no, la maggior parte dei presenti ne ignorava la composizione. Per fortuna interviene Luca a tacitarle.."Detto così è brutto, però...sì, è un derivato del suino...è collagene" (che troviamo nell'adipe del porco, oltre che in altre parti). Insomma, mi risponde: c'è l'agar agar. Grazie.
Ah, inutile dire che il pubblico era al 99% femminile, tranne due sparuti maschi nel ruolo di accompagnatori. E qui ripenso al luogo comune: le donne cucinano in casa, ma i professionisti sono maschi. Idem per i coiffeurs. Idem per gli estetisti etc etc. Pare che noi donne abbiamo difficoltà ad eccellere. O forse siamo troppo dispersive e facciamo troppe cose assieme, non so, una spiegazione logica la devo ancora trovare, ed in effetti ci ho già riflettutto parecchio ma non sono riflessioni da inserire in questo contesto. Basti dire che, alla fine, il nostro è stato assaltato dalla folla femminea, me compresa, che mi sono fatta fare tanto di foto da cui mi sono però poi ritagliata via con photoshop perchè ero venuta da schifo, anche se si vede ancora una mia manina sbucare dalla spalla di Montersino.
Insomma, dicevo, il nostro è stato preso d'assalto da tutte.

Fuori, un gallo se ne stava solo soletto appollaiato sulla ringhiera.
Chissà se Montersino non avrebbe voluto essere, in quel momento, al suo posto?

Ed ora, qualche altra immagine della lezione.








mercoledì 15 giugno 2011

QUADROTTI AL CIOCCOLATO E CARAMELLO di DONNA HAY



Sì, lo so.
Esteticamente non sono venuti un granchè.
Più che quadrotti sembrano dei paralleleppedi irregolari spalmati con un po' di Nutella alla bell'e meglio, ma vi assicuro che non è così. Quando ho visto la foto di questi quadrotti a pag. 17 (forse mi ha portato un po' sfiga, ora che ci penso, il n. 17). del libro di Donna Hay "I Classici - vol. 2", mi sono subito detta che alla prima occasione li avrei fatti; la foto era veramente troppo invitante: dei bellissimi quadrotti a tutta pagina facevano bello sfoggio di sè in una carinissima teglia "old style" in alluminio, con la loro bella patina di cioccolato fondente sopra così liscia e lucida che sembrava un pavimento di marmo nero o un parquet tirato a piombo! Insomma, ho deciso che eran miei. Ho letto la ricetta: niente di particolarmente lungo e complesso, in verità, e soprattutto con ingredienti che avevo in casa. Infatti, dopo aver fatto il Brazo de Mercedes dell'Araba Felice, mi era avanzato un vasetto intero di latte condensato, e quindi, quale migliore occasione di utilizzarlo? Inoltre sapevo che mia sorella oggi doveva festeggiare qualcosa sul lavoro, con le colleghe, e quindi, essendo io a dieta e Gabriele essendo abbastanza selettivo sui dolci (cioè di tutti quelli che gli propino mangia solo il tiramisù e la crema ganache, santo bambino!) non avrei corso il rischio di dovermeli ingozzare tutti io, vanificando più di un mese di dieta rigorosissima et tristissima. Insomma, li ho fatti.
Veloci, sono veloci, di sicuro. Semplici anche, senza dubbio.
Solo che...
Solo che...mi sono venuti leggermente...consistenti, ecco.
Anzi, ...molto..consistenti.
Forse un pochino..duretti, ecco.
Ecco, l'ho detto: mi sono venuti duri. Cioè, non tutti duri, ma il ripieno al caramello! Mi è venuta veramente squisita la base di biscotto, e la copertura di cioccolato, per quanto bruttina, era goduriosa pure lei, ma quel caramello..ecco..aveva la consistenza di una caramella mou vecchia! Che abbia sbagliato qualcosa? Forse, ma dove? Un momento, forse lo so: nella ricetta dice di mettere in un pentolino il latte condensato, lo sciroppo di zucchero e il burro, a scaldare a fuoco basso per 7 minuti "o fino a quando il caramello si addenserà appena".
Ecco, secondo me gli errori sono qui, e sono due:
primo errore: non avevo lo sciroppo di zucchero, e allora che ho fatto? Ho messo la dose indicata di sciroppo (125 gr) ma mettendo solo zucchero, e appena due cucchiai di acqua in una ciotola nel microonde, senza contare che invece 125 gr di sciroppo di zucchero probabilmente sono costituti dal 70% di acqua e il 30% di zucchero, mentre io ho messo quasi il 100% di zucchero e quasi zero di acqua; quindi ho messo troppo zucchero e troppo poco liquido, e lo zucchero, solidificando, ha indurito il composto.
Secondo errore: "a fuoco basso, finchè non si addensa leggermente". Ma a me non sembrava si addensasse, neanche leggermente, così, dopo i 7 minuti, che ho fatto? Ho alzato al max la fiamma del composto di latte condensato, zucchero e burro, e ho fatto letteralmente bollire per circa altri 10 minuti. Risultato: quel poco liquido che c'era l'ho fatto evaporare tutto, e i seguenti 20 minuti in forno hanno fatto il resto.
Ecco, questi secondo me sono le cose a cui presterò attenzione la prossima volta, perchè li rifarò di sicuro, questi quadrotti: per quanto.."consistenti" sono comunque ottimi!
Ah, commento di Gabriele: "non sono buoni!" (GRRRR!)


P.S. chi sa cosa sia esattamente e dove possa trovare il benedetto "sciroppo di zucchero" o come si faccia in casa, batta un colpo!

2°P.S: ora so dove ho sbagliato, grazie all'Araba Felice; leggete il suo commento qua sotto! E' il caramello che mi ha fregata, va cotto pochissimo.
Grazie, Araba!

QUADROTTI AL CIOCCOLATO E CARAMELLO DI DONNA HAY

INGREDIENTI:
135 gr di farina
45 gr di farina di cocco
100 gr di zucchero di canna
125 gr di burro fuso
Ripieno al caramello:
125 gr di sciroppo di zucchero
125 gr di burro fuso
2 barattoli da 400 gr di latte condensato
Copertura al cioccolato:
185 gr di cioccolato fondente
3 cucchiaini di olio vegetale

ESECUZIONE
Scaldate il forno a 180°. Mettete in una ciotola la farina, il cocco, il burro, lo zucchero e mescolate bene. Premete il composto sul fondo di una tortiera quadrata a bordi bassi di cm. 20 x 30 foderato di carta da forno e cuocete per 15/18 minuti o finchè è dorato.
Per il ripieno al caramello, versate lo sciroppo di zucchero, il burro e il latte condensato in una pentola su fuoco basso e mescolate per 7 minuti o finchè il caramello si addensa appena. Versate sulla base già cotta e cuocete in forno per 20 minuti o finchè il caramello è dorato, poi mettete in frigorifero. Per la copertura, fondete il cioccolato e l'olio in una pentola a fuoco basso (io nel microonde), mescolando. Togliete dal fuoco e fate raffreddare leggermente (io no perchè mi sembrava si indurisse troppo) prima di stendere il composto sulla base di biscotto e caramello. Mettete in frigorifero a solidificare e tagliate in 24 quadrotti.


domenica 12 giugno 2011

RAGU' di CARNE



O, come scrivono molti, alla francese, ragout.
Insomma, quello lì, no? Il ragù!
Quello che ognuno fa a modo suo, chi con la farina, chi no, chi col pomodoro, chi no, chi coi pezzi interi di carne che cuociono per ore e ore, chi con la carne tritata.
Ecco, io appartengo a questa ultima categoria di persone, quelle che fanno il ragù con la carne tritata comprata dal macellaio. E con questo sughetto impreziosisco lasagne, trenette, gnocchi, insomma, è una vera delizia, e quando mi ritrovo il papà di Gabriele a girare per casa con il ragù sottomano, se lo mangia...nel panino! (non ridete, si fa le fette di pane con il ragù sopra, sempre quando non se lo mangia a cucchiaiate a mo' di Nutella, sob).
Ultimamente io, in verità, mi sto dirigendo verso orizzonti leggermente vegetariani - ultima dieta esclusa, a causa della quale non posso fare a meno di mangiare carne perchè prevede solo proteine; carne che però mi riprometto di ridurre di nuovo al minimo a dieta finita, anche con l'aiuto di di un bravo dietologo che mi consigli un regime con proteine di tipo vegetale e non animale, alias legumi+cereali- ma sono consapevole del fatto che, se io ho optato per questa scelta, non mi sento di imporla a mio figlio, un bambino di sette anni che già ha le sue disgrazie e che manca pure che io gli faccia anche mancare la carne, che tra l'altro lui adora, molto più di pasta e pane (figlio degenere!), essendo come quel mezzo tedesco di suo padre che si mangia mezzo chilo di spezzatino per volta condito da wurstel e prosciutto! Certo, si potrebbe obiettare che anche il proporgli la carne è in un certo senso "imporgli una scelta", ma se si farà degli scrupoli e se da grande vorrà eliminare qualcosa di veramente importante come le proteine animali dalla sua dieta, lo farà "sua sponte" e non sarà a causa di un qualche mio ragionamento.
Insomma, dicevo, io non è che mangi tantissimo il ragù, per quanto mi piaccia, ma a Gabriele lo faccio, e quando si mangia un bel piatto di pasta con un mare di ragù, posso dire di aver già quasi approntato un piatto completo e nutriente. E quindi, ragù!

RAGU' DI CARNE


INGREDIENTI

400 gr carne di vitello tritata due volte dal macellaio (io prendo il taglio "brutto e buono)
mezza scatola di pomodori pelati frullati col loro liquido di conservazione
mezza cipolla
uno spicchio d'aglio
mezzo bicchiere di Marsala
150 dl di brodo vegetale caldo
1 mazzetto di erbe (salvia, rosmarino, timo, maggiorana,origano etc etc)
a piacere: 1 hg di salsiccia spellata e sgranata
sale e pepe
olio e.v.o.
una noce di burro
facoltativo: 1 cucchiaio raso di farina.

PREPARAZIONE
Preparare un soffritto con uno spicchio d'aglio, a cui avrete levato l'anima centrale, spremuto nello spremi aglio, mezza cipolla tagliata sottile, le erbe e l'olio. Dopo un paio di minuti a fuoco basso, aggiungere la carne tritata (e, se vi piace, la salsiccia spellata e sgranata), alzare il fuoco e, continuando a girare, mescolare fino a che la cane non sarà diventata marrone (raccomandazione che mi fece una signora titolare di un noto ristorante qui a Torino nonchè mamma di un mio caro amico). Quando la carne sarà ben rosolata, sfumare col Marsala. Dopodichè, aggiungere i pelati, il sale e parte del brodo, che aggiungerete mano a mano. Coprite con un coperchio e lasciate cuocere, abbassando di nuovo la fiamma, per un'ora, un'ora e mezza, aggiungendo man mano sempre un po' di brodo, fino a quando il pomodoro non è diventato di un bel rosso scuro. Quando il pomodoro avrà un bel colore scuro, togliere il coperchio e far rapprendere il sugo. Eventualmente, aggiungere un cucchiaino di farina sciolta in un po' d'acqua. A fuoco spento, aggiungere una noce di burro e far raffeddare.
E' effettivamente la madre di tutti i sughi, un Signor sugo, buonissimo: almeno, quelle povere bestie sono morte per una "buona" (anzi, ottima) causa!



martedì 7 giugno 2011

BRAZO DE MERCEDES (dell'Araba Felice)




Succedono a volte, anzi, a me spesso, delle coincidenze, delle affinità, delle "congiunture astrali" che non si spiegano se non ricorrendo all'istinto oppure all'intuito, facoltà da noi dimenticate e quasi ripudiate, noi uomini (in senso generale!) del XXI secolo, tecnologici, razionali, figli di Cartesio e della sperimentazione scientifica. Che io condivivo, sia ben chiaro, ma lascio sempre anche posto, parecchio posto, alla parte irrazionale del mio (modesto) cervello, l'emisfero destro, mi pare, quello delle sensazioni, della fantasia, dell'istinto.
Che c'entra tutto questo con un dolce, direte voi?
Beh, c'entra, invece, sia col dolce ma soprattutto con la sua autrice, l'Araba, che tutti noi conosciamo, dominatrice di classifiche blogculinarie e di Turchi, nonchè di "homini rozzissimi " e giudice inflessibile di tanti contest. Con l'Araba, per me è stata subito "amicizia" , forse perchè ha una faccia simpatica, forse perchè è sorridente, forse perchè..sta tra i Turchi, forse per i suoi post scritti in corretto italiano (e quando mai) e sempre divertenti senza essere retorici, o forse per le sue ricette, sempre un po' particolari, sempre con una marcia in più.
Come questo "Brazo de Mercedes". La combinazione vuole che io avessi deciso già la settimana scorsa di preparare questo dolce per la festa di fine anno di Gabriele, che sarà domani pomeriggio, e avessi già comprato il mio bel barattolo di latte condensato e uova (e voi direte...ma perchè lo hai preparato per la festa a scuola e non magari nel week end così te lo strafogavi tutto da te? Proprio per questo, perchè sono a dieta, sempre quella là, la dieta tristissima, e portandolo a scuola so che potrò assaggiarlo senza abbuffarmi!). E poi, guardando sul blog dell'Araba, oggi, che ti vedo? Che la nostra ha piazzato lì un bel "give away", cioè una gara, una prova, in cui siamo chiamati a riprodurre una delle sue invitanti ricette! Il forntunato vincitore avrà in regalo un termometro per fritti e arrosti etc etc (che ho comprato giusto sabato, accidenti!) e un cannello per .."brulare", cioè incenerire creme e altre cosine. E allora, dico, qui sì che proprio c'è stata una congiunzione astrale! Decido di fare il brazo, e l'Araba propone un give away di sue ricette! La combinazione..
Insomma, l'ho fatto! Guardate, ve lo dice una che ha sempre schifato e detestato le meringhe, in tutte le loro declinazioni, ma quando ho visto sul post dell'Araba che si trattava di una meringa morbida e soffice, che addirittura si arrotola come uno gnocco, mi è presa la curiosità. Per non parlare poi della crema con latte condensato e uova!
Insomma, l'ho fatto uguale uguale a quello indicato nella ricetta, non ho variato nulla. Solo devo puntualizzare tre cose:
1) La crema: la ricetta originale dice che deve indurirsi; e io, da brava piemontese (per metà) l'ho preparata tipo zabaione. Ma così forse è troppo densa, vedo nelle foto dell'Araba che è molto più liquida. Avendola fatta io troppo densa, invece di farla colare dal cucchiaio, ho dovuto mettercela sopra a cucchiate ma quasi a "pezzi", tipo budino: troppo densa, lasciatela morbida.
2) La meringa: nel mio forno, per 17 minuti a 180°, era già addirittura dorata: sarebbero forse bastati 15 minuti (forno statico e non ventilato)
3) l'arrotolatura, il punto dolente: come "forse" avrete potuto notare dalle foto, il rotolo, sotto il cacao, è "leggermente" screpolato, e non liscio. Infatti è vero che l'Araba dice di ungere abbondantemente la carta forno di burro, ma io invece l'ho fatto alla veloce, ho unto poco, tanto, pensavo, c'è già la carta forno! E invece no. Al momento di arrotolare una meringa morbida e soffice che pareva fatta dagli angeli..non si staccava dalla carta! E' attaccata alla carta forno, la maledetta, altro che angeli! L'ho dovuta staccare, man mano che arrotolavo, con il coltello, e così il braccio è diventato un albero rugoso, un tronchetto! Ecco, ho fatto un tronchetto di Mercedes!
Ma credetemi, tronco o braccio è una cosa PARADISIACA, fatta oltretutto con pochi ingredienti e semplici! Ed è anche veloce da fare.
L'Araba dice di mangiarlo freddo, dopo almeno due ore di frigo. Io, se non fossi a dieta, lo preferirei ora, tiepido...vedremo quando si raffredderà..
Ah, per chi non l'avesse capito, con questa ricetta partecipo al contest dell'Araba Felice in cucina "Araba felice ..nelle vostre cucine: il primo give away".
La ricetta, poi, potete trovarla qui, con tanto di foto che fanno capire la consistenza esatta e le fasi di lavorazione della delizia, con tanto di crema colante. La prossima volta che lo farò, magari lo farcirò con uno zabajone, o una "camy cream", o con della panna al cacao, vedrò! Perchè lo rifarò, e molto, molto presto (e stavolta tutto per me e per Gabri)!


Ed ecco il link al give away
Ed il link alla ricetta originale del Brazo de Mercedes dell'Araba: cliccate QUI

venerdì 3 giugno 2011

BACI DI DAMA


Che tristezza, 'sta dieta! Continuo imperterrita a mangiare proteine tristissime (da notare che io sono quasi una vegetariana), a bere tè senza zucchero, a privarmi di ogni ben di Dio quali pane, focaccia, dolcetti vari, ma qualche risultato l'ho avuto. Ho perso già circa un tre chiletti...e non è male, considerato che in fondo è solo una decina di giorni che sono a dieta. So che qualcuno si chiederà che razza di dieta stia seguendo io, che comprende solo proteine e mi priva di tutto il resto, ma devo dire che in effetti questa dieta ha il suo bel fondamento. L'ho scovata su..un libro dal titolo incoraggiante, "Non riesco a dimagrire", del medico francese Dukan. L'ho sfogliato in libreria e ho visto che le sue argomentazioni non erano prive di fondamento: e cioè, come sappiamo tutti, che essendo le proteine l'unico elemento che l'organismo umano non riesce a sintetizzare autonomamente, occorre ingerirlo dall'esterno. Poco servono i carboidrati a noi, uomini del 21° secolo sempre con le chiappe davanti al computer (i più virtuosi fanno una o due ore di palestra la settimana), in confronto alle fatiche agricole dei nostri avi, che a ragion veduta abbisognavano di quantità industriali di carboidrati, e si ingozzavano di pane e polenta! Insomma, non vi sto a fare lo spiegone della dieta completa, dico solo che funziona, i chili si perdono e non si avverte fame ma...la gola quella sì, quella rimane: compro la pizza nella pizzeria sotto casa (eh, sì, ho pure 'sta jella qui) per Gabri: e a vedere quella mozzarella bella calda che fila su un impasto morbido e soave mi fa venire voglia di levargliela dal piatto (mamma degenere!); gli prendo il gelato per merenda, gianduia e panna, e tufferei la faccia nella panna! Addirittura il pane nudo e crudo mi mangerei!! E tutto solo per gola! Ecco perchè la gola è nominata a ragione tra i sette peccati capitali, insieme a peccati che paiono ben più "spessi" quali l'invidia, l'accidia e la lussuria! La gola ti fa veramente, per chi, come me, è "predisposto", perdere la testa, fregandotene di pance a mongolfiera e dita a salsicciotto! Ci fa ingollare migliaia di calorie in più a pasto, rispetto a quelle che ci necessitano, mentre i due terzi della popolazione mondiale non ha nemmeno il minimo per sfamarsi. Insomma, resistere alla gola, sinceramente, è una penitenza così dura che secondo me mi sono guadagnata dritta dritta la strada per il paradiso. E per consolarmi, che ho fatto?
Dei baci di dama! ;-)

BACI DI DAMA
(per 20 baci circa)

Ingredienti:

70 gr. di farina debole 00
35 gr di nocciole in polvere (frullarle nel robot con un cucchiaino di zucchero)
35 gr di mandorle in polvere (idem come sopra)
70 gr di burro a pezzetti a temperatura ambiente
70 gr di zucchero
1 pizzico di sale

Per la crema con cui unire le due metà dei baci di dama:
50 gr cioccolato fondente
1 cucchiaio di latte

Esecuzione:

Miscelate tutti gli ingredienti, tranne quelli per la crema, nel mixer con la lama a coltello solo per il tempo necessario a unire gli ingredienti, prelevate il composto, compattate, sempre velocemente e senza impastare troppo, il tutto, formare una palla e mettere in frigo, avvolto in una pellicola, nella parte più bassa
(quella in basso) per almeno mezz'ora.
Dopodichè prelevate il composto e lavoratelo leggermente con le mani per renderlo malleabile, fate dei bastoncini di circa 2 cm di diametro, tagliateli a pezzetti di circa due cm di lunghezza e date la forma di una pallina: le palline devono essere della grandezza di una nocciola circa (peso 4 gr cadauna). Mettete su una teglia imburrata distanziate (gonfiano in cottura) e cuocete a 160° per 20/25 min circa (non devono scurirsi). Lasciare raffreddare un paio di ore.
Preparate la crema: fate sciogliere nel forno a microonde il cioccolato con un cucchiaio di latte ed unite, una volta freddi, le palline a due a due tramite un po' di crema di cioccolato versata con un sac à poche (io con un cucchiaino, sono negata per il sac à poche, vedi il post relativo alla frolla montata di Luca Montersino) e lasciare raffreddare di nuovo.
In una scatola di latta si conservano per parecchi giorni (nei limiti del buon senso!).