TORINO FOOD

martedì 13 agosto 2013

DOLCE d'AMALFI di Salvatore de Riso alle mandorle e limone



RACCONTI DA SPIAGGIA  n. 1

Non so se ci avete fatto caso, ma le bancarelle sono cambiate.
Sì, le bancarelle.
Quegli ammassi di ciarpame vecchio e cianfrusaglie sbrecciate che invadono le località marine nei mesi estivi, mescolati a qualche cosa di indubbia gradevolezza o valore, che nugoli di curiosi, appassionati, sedicenti "esperti" e robivecchi setacciano metodicamente alla ricerca del "tesoro" o del VAn Gogh dimenticato, oppure semplicemente per trovare qualcosa a buon prezzo. Ricordo che, mesi fa, è stato acquistato da un'ignara cliente -mi pare olandese- un Renoir autentico, poi risultato rubato anni fa da un panfilo (nientemeno!). 
A me queste fortune non sono mai capitate, ed alla suddette bancarelle mi sono sempre comprata degli emeriti bidoni, tra cui: due teglie in alluminio tutte sbilenche, e che mai potranno più essere utilizzate per la loro funzione principale, cioè di teglie per dolci, ma che mi piacevano tanto per il loro colore argento; una vecchia riga di legno tutta scarabocchiata che mi ricordava gli anni '50 (in cui io non ero nemmeno un uovo, ma che me li ricordano lo stesso) e altre baracche tipo biglie, braccialettini, tazzine, piatti.
Ma quest'anno le bancarelle sono cambiate.
Non che sia sparito il ciarpame, no, no, quello è "nei secoli fedele", come l'Arma dei Carabinieri (che ormai ha finito anch'essa di essere fedele nei secoli, in quanto a breve sarà smantellata del tutto e sostituita dai servizi d'ordine imposti dall'Unione Europea), ma è diminuito.  Per lasciare posto a bancarelle piene di...libri.
Libri, sì.
Libri, libracci, libretti, libri nuovi, libri usati, libri ingialliti, anzi, gialli del tutto, noir,  thriller, romanzi d'appendice, classici, Liala, libri senza arte nè  parte per adolescenti, collane Harmony, Buddha, Omero, Alba Parietti, Benedetta Parodi e Cicerone (chissà Cicerone cosa ne pensa...).
Libri, libri, banchi di libri, uno dietro l'altro.
Certo, banchi di libri usati ce ne sono sempre stati, direte voi, e questo è vero ma...ora sono diversi:  i libri sono presentati come le altre bancarelle presentano preziose tazzine e servizi di porcellana di Limoges (presunta,-): belli, ordinati, uno vicino all'altro col titolo in bella vista, divisi per argomento o autore, puliti, ben disposti, ben presentati, come fossero, appunto, preziosi.
E in effetti, preziosi, i libri lo sono, e lo sono sempre stati, ma ora fanno bella mostra di sè, su queste bancarelle e brillano di luce propria. 
Perchè?
Perchè proprio ora?
Forse che, con l'avvento dei vari e book, reader, computer e varie i vecchi libri sono diventati desueti e tutti ce ne sbarazziamo a piene mani? Ma se così fosse,  li troveremmo ammassati come sempre sulle bancarelle, come merce da poco, merce sovrabbondante, da vendere un tot al chilo, come la vecchia argenteria anni '60 dei nostri genitori che tutti abbiamo in casa, credendo di avere un piccolo tesoretto e che in realtà viene acquistata un tanto al chilo a Porta Palazzo; e invece no, i libri, ripeto, sono proprio esibiti, con cura, con attenzione, con criterio, come piccoli gioielli.
E io ne faccio man bassa, ne acquisto a carrettate, come il pane: non che sia  contro gli e-book, non sono una nostalgic-chic, non me la tiro,  non mi interessa il supporto fisico della sostanza, sia elettronico, sia cartaceo; per me,  tutto va bene, soprattutto se a buon mercato. E spero che questa tendenza continui: meglio un libro ingiallito oggi che una tazzina sbrecciata domani!

E dopo questa riflessione marina, ecco il dolce.
Da tanto volevo fare questa semplice torta da forno di De Riso, profumata al limone. 
Una torta semplice ma squisita, delicata, aromatica, che ci riporta alla nostra infanzia.  A me e Gabri è piaciuta tantissimo .-)




DOLCE D'AMALFI di Salvatore De Riso (da "Dolci del sole")

Ingredienti per 6 persone

160 gr di zucchero a velo
130 gr di burro morbido
100 gr di uova intere (2) a temperatura ambiente
100 gr di latte fresco intero a temperatura ambiente
100 gr di mandorle pelate dolci
80 gr di farina 00
50 gr di fecola di patate
2 limoni costa d'Amalfi
1 baccello di vaniglia
60 gr di scorza di limone candita
5 gr di lievito in polvere per dolci
2 gr di sale

Esecuzione
Con le fruste elettriche, in una ciotola capiente, montate a crema il burro con lo zucchero per circa 5 minuti. Unite la scorza grattugiata dei limoni, il sale, la polpa di vaniglia e la scorza di limone candita finemente tritata. Poi incorporate le uova, una per volta, emulsionando con le fruste elettriche a velocità bassa. A parte, setacciate la farina con la fecola, il lievito e poi aggiungete le mandorle dopo averle ridotte quasi in polvere nel mixer.  Al composto prepartao amalgamate, poco a poco, il latte,  alternandolo alle miscele di farine, lievito e mandorle. Versate l'impasto in uno stampo semisferico di 18 cm di diametro, precedentemente imburrato e infarinato con farina di mais (io stampo rotondo da 22 cm di diametro e 50 minuti di cottura). Infornate a 160° per circa 60 minuti. Poi lasciate raffreddare, ma sformate la torta su un piatto da portata quando è ancora tiepida. Poco prima di servire, spolveratene la superficie con zucchero a velo.

p.s. Salvatore De Riso presenta la torta fatta cuocere in uno stampo semicircolare, tipo zuccotto. Io l'ho fatta in uno stampo rotondo, verificando la cottura dopo 50 min. con uno stecchino.

11 commenti:

  1. Bella torta, mi fa pensare ad una Caprese al limone, secondo te le somiglia nel gusto ?!
    Grazie per l'idea.
    Gabriella

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    1. Più o meno, Gabriella, perchè qui non c'è il cioccolato bianco dentro, e c'è più farina ( e amido). Qui secondo me prevale di più il gusto della mandorle e del limone.....-)
      Ciao, buona giornata
      cinzia

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  2. Sai che l'ho notato anche io? E soprattutto mi pare che sulle bancarelle in questione comincino a prevalere i libri di cucina, tali o presunti tali :-)

    La torta la provo di sicuro, assomiglia ad una che ho testato di Nigella(non inorridire) e che era molto buona.
    Un bacione!

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  3. Ehhh... si le bancarelle... non sono più quelle di una volta...

    Ho fatto questo dolce anni fa, ma non con la ricetta di De Riso, mi hai fatto tornare la voglia!

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  4. Bellissima ricetta, la proverò oggi, ho solo una domanda...50 gr di lievito in polvere...non sono troppi?

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  5. ANONIMO GRAZIE, è stata una svista, ho messo uno zero in più!! I grammi sono 5 e non 50!!!.-))

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  6. cara Cinzia, conosco solo ora il tuo blog. Mi piace molto il tuo riferirti ad alti cuochi. Amo molto cucinare ma più cucino più mi rendo conto che in questo campo non si finisce mai di imparare. Per questo mi piace il tuo andare ad imparare da altri cuochi. Le tue realizzazioni poi sono davvero deliziose! Mi permetto, se me lo concedi, di rubarti questa ricetta. La proverò presto e intanto continuerò a seguirti molto volentieri. Se ti va passa anche tu d me per darmi un tuo parere. Buona giornata
    Bianca

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  7. ottima da provare

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  8. Può essere usata come pan di Spagna?

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    1. Anna sì ma...è uno spreco! Il pan di Spagna è piuttosto neutro ed è una base per ospitare creme, chantilly, cremosi etc..questa è buona da sola, mischiarla con altri gusti è un peccato ..e uno spreco, secondo me. Cmq certo che si può fare.. Ciao Anna!

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