TORINO FOOD

mercoledì 27 febbraio 2013

BULLAR SVEDESI IN TORTA







Avete presente il libro che osannavo nel post precedente?
Ecco, con questa ricetta ho aggiustasto il tiro!
In senso inverso.
Ma non perchè la ricetta da me scelta -  in questo caso dei bullar svedesi che il libro riporta, autarchicamente e di mussoliniane memorie parlando, come "spirali svedesi" raggruppati a mò di italianissima "torta delle rose" - non sia venuta buona, anzi, ottima. Ma solo perchè il risultato è stato anche  merito della sottoscritta e della sua pluridecennale esperienza tra pentole e padelle, se non come esperta almeno come cuoca dilettante abituale.
La ricetta, infatti, parte già male: " Riscaldate il forno a 180°".
Ma come? Un lievitato che prevede all'incirca due o tre ore di lievitazione totali più mezz'ora di preparazione, e mi si dice di preriscaldare il forno con quattro ore circa di anticipo, alla faccia del risparmio energetico e con buona pace di ecologisti, verdi, green, decrescita felice e grillini in testa?? Bah, sarà un'errore di stampa, certo, ma intanto già iniziamo male, è un segno che l'ultima bozza non è stata curata, riletta e rivista...speriamo non sia successo altrettanto con la ricetta vera e propria..
E continuo.
La ricetta originale, non modificata come quella postata qui sotto, prevede, una volta lievitato, di separere l'impasto in due parti, una parte grossa poco più di un uovo, e l'altra, quella rimanente. Dopo aver lievitato nuovamente, occorre poi stendere in una sfoglia sottile la parte grossa come un uovo sulla base dello stampo, che fungerà da base, e con l'altra tirare il rettangolo grande,  da farcire col burro fuso, rotolare e tagliare a spirali. E io faccio. Stendo la pasta-uovo, la metto sulla base dello stampo, e passo a stendere il rettangolo di 40 x 18 cm. Precisa, con tanto di righello per avere una minima idea di quanto sia quarantaperdiciotto. E poi la ricetta dice: "spennellare il rettangolo di pasta con il burro e lo zucchero...". Innanzi tutto, quanto burro fuso? Beh, 125 grammi, lo dice la ricetta! E metto a fondere un intero panetto da 125 grammi di burro nel forno a microonde. Certo, 125 grammi fusi non sono pochi..in effetti anche da non fusi, sotto forma di panetto formavano un discreto mattoncino di burro...mah, comunque io spennello di burro. Con due o tre spennellate ho già bagnato abbondantemetne e a sufficienza la pasta...bah, forse devo usare il cucchiaio....e ci schiaffo qualche altra cucchiaiata di burro. Però il burro è ancora quasi tutto nella tazza, forse è meglio usare un mestolo, invece del cucchiaio...anzi, forse è meglio rovesciarci direttamente sopra la tazza intera....Ma mentre penso così, il burro fuso già messo sul rettangolo di pasta, troppo, comincia lentamente a scivolare, a colare, accidenti, va via tutto, è troppo, mettiamo subito lo zucchero e chiudiamo 'sti cavolo di affari sennò mi vola via tutto il burro da dentro accidenti ho dimenticato di mettere l'uva passa nonimportalametteròsoprasusuche colaviatuttoilburrollàààà!! Fatto. Ho chiuso il rettangolo, tagliato a spirali, schiaffato les spirali nella base di pasta nello stampo. Certo, nelle fretta di chiudere ho dimenticato di mettere dentro l'uva passa, porco giuda, pace, la metterò sopra...ma intanto..ma dove va 'sto burro dell'accidenti?? Cola dalle spirali giù verso la base di pasta, proprio non ne vuole sapere di rimanere dentro ai dannati bullar, era troppo, troppo, troppo! E me ne avanzato ancora più di metà nella tazza, maccheczzz di dosi hanno messo ??
Ad ogni modo basta, me ne frego, inforno nel forno riscaldato dieci minuti prima, e non quattro ore fa, e aspetto. E intanto consulto tomi, cartacei e non, sulla questione burro...possibile che per 10 spiraline ci andassero veramente 125 gr di burro come farcitura fusa che nemmeno tutti i Santi del paradiso sarebbero riusciti a farceli stare dentro?? E vedo la maggior parte delle ricette simili....75 gr di burro NELL'IMPASTO e 50 grammi come farcitura!!  Ecco dove è l'inghippo!!! Il solerte scribacchino o il battitore di testo della ricetta o come cz si chiama, ha dimenticato, nell'esecuzione, di specificare che dei totali 125 grammi di burro, 75 andavano messi nell'impasto, e solo 50 come farcitura! Che sono proprio quelli che in effetti sono riuscita a fare assorbire io dalle mie girelle o bullar o spiralichedirsivoglia! E poi andava messo non proprio fuso, che cola dappertutto, ma morbido, a crema, impastato con lo zucchero...
Accidenti accidenti e accidenti...ma intanto 25 minuti sono passati, sforno....Veramente un profumo da svenire, e all'assaggio....bontà, delicatezza, paradiso...sopra, i bullar veri e propri. E untume, durezza, schifezza alla base! La base, la base di pasta!! Essendosi non solo imbevuta di tutto il burro in eccesso colato dalle spirali, ma avendo anche sopra di sè  il peso di ben 10 dico dieci spiraline di pasta, uva passa, zucchero e burro,  non ha potuto lievitare come i suoi ospito soprastanti, e quindi è rimasta una sfoglia unta, dura e schifosissima buona proprio solo come.. "sola", come base, leggi da buttare.
Ma...un solo morso di questi bullar  (base esclusa), di questa morbidezza di paradiso che sa di burro, di soffice, di umido, di buono, mi ha ripagato di tutti i cristonamenti che ho lanciato contro il libro galeotto  e le sue indicazioni sballate, e mi ha riappacificata con lo stesso facendolo rimanere nell'Olimpo dei miei libri preferiti, nonostante le numerose rogne che mi ha provocato.

Non succede forse così  anche per le persone..? ;-)


P.S: però la prox ricetta che farò, lungi dall'eseguirla pedissequamente, la vaglierò on going attimo per attimo, alla luce della mia decennale esperienza di massaia part time trafficatrice di padelle e pentolame vario!

2° P.S.
Il post sotto riportato è quello riveduto è corretto e....mi ero dimenticata di dire che c'era anche un atlro errore, nella ricetta: 250 gr di farina con 125 ml latte e 4 tuorli (alias altri 80 gr di liquido) proprio non riescono a dar luogo a un impasto, ma al massimo a una bagna, a un sugo, insomma, troppo liquido e troppo poca farina: ho dovuto aggiungere abbastanza farina per avere un impasto morbido ma almeno lavorabile, e queste sono le dosi finali

3° P.S.: ma davvero avete ancora voglia di farli?? ,-)



Fateli, ne vale la pena, sono una mobridezza, un profumo, una sofficità da svenire, e la ricetta è collaudata. Da me. E io...ci metto la faccia! (ma questo è un altro post).









BULLAR SVEDESI ALL'UVA SULTANINA

Ingredienti:

20 gr di lievito di birra fresco (o 7 gr di lievito secco in bustina)
1,25 dl di latte tiepido (43°)
100 gr zucchero semolato
300/330 gr farina  00 (dipende dal grado con cui assorbirà l'acqua)
1/2 cucchiaino di essenza di vaniglia
5 tuorli d'uovo grossi  leggermente sbattuti, di cui 4 per l'impasto e uno per spennellare
125 gr di burro, di cui 75 gr nell'impasto, fuso, e i rimanenti 25 gr.  morbido, per la farcitura
100 gr uvetta sultanina ammollata in acqua tiepida per un'oretta e poi risciacquata
un pizzico di sale

uno stampo a cerniera rotondo di 26 cm di diametro

Esecuzione



In una ciotola sciogliete il lievito con il latte e un cucchiaino di zucchero e lasciate riposare 10 min. Mescolate la farina, un cucchiaio di zucchero, la vaniglia e un  pizzico di sale in una terrina (o nella ciotola della planetaria). Unite i tuorli, 75 gr di burro fuso lasciato intiepidire e il lievito, mescolando fino a ottenere  una pasta omogenea. Trasferite il composto su una superficie infarinata e impastate con le mani per 10 min (oppure dentro la ciotola della planetaria con gancio a uncino per 5 min) finchè sarà liscia ed elastica, poi mettete l'impasto in una terrina, coprite a contatto con una pellicola e fate lievitare  in un luogo tiepido per 30 minuti o finchè non sarà raddoppiato di volume. Una volta lievitato, tirate l'impasto in un rettangolo di 40 x 18 cm, spalmatevi sopra  i 50 gr di  burro morbido rimasto (non fuso, altrimenti colerà giù dalle spirali verso il fondo dello stampo),   lo zucchero rimasto e l'uva sultanina. Arrotolate la pasta partendo da uno dei due lati lunghi, tagliate le rondelle a fette alte 4 cm e distribuitele uniformemente sullo stampo su cui avrete posto uno strato di carta forno imburrato . Coprite con un canovaccio e fate lievitare  per circa un'ora in un luogo tiepido, finchè le spirali non avranno riempito, lievitando, tutta la teglia. Spennellate con il tuorlo rimasto mescolato con un paio di cucchiate di latte e fate cuocere a 180° per 20/25 min (con forno ventilato; col forno statico ci andranno circa 5/10 min in più) fino a doratura. Lasciate raffreddare nella teglia per 10 min, aprite lo stampo e lasciate raffreddare del tutto. Servire preferibilmente tiepidi.
A piacere, si possono farcire, invece che con burro e zucchero, con crema pasticciera, marmellata, MOU,  etc etc.



























venerdì 15 febbraio 2013

QUADROTTI ALLA CREMA DI LIMONE CON MERINGA MORBIDA




Veramente questi quadrotti, semplicissimi e veloci, sono stati per me una grande grande soddisfazione. Si fanno in un attimo, non sono per nulla difficili, e sono veramente una cosa squistita, morbida.. pastosi, vellutati, e inoltre fanno un figurone.

Ero stanca di cimentarmi in preparazioni di cui forse, anzi, senza forse, non sono all'altezza, di provare a far dolci elaborati cercando di emulare gente che impasta e fa dolci di professione e da una vita, dolci che a volte mi vengono, a volte no, e in cui le volte che vengono bene sono ancora troppo dovute al caso e al cosiddetto "culo" alias fortuna, alias destino, fato, karma o come diavolo altro piuttosto che ad un'effettiva acquisita bravura e dimestichezza con tecniche pasticciere.
La crostata frangipane del post precedente, poi, mi ha dato la botta finale. Tentando di emulare il maestro Montersino ho sfornato una schifezza molle che solo il buon cuore di Luca ha avuto il coraggio di mandare giù e di dire pure "che buona!"
Ed è stato proprio a veder proprio Luca, e questa sua prova di stoicismo, nel vederlo mandare giù bocconate di impiastro molle e colante col sorriso sulle labbra come se mandasse giù ambrosia allo stato puro,  che mi è venuto in mente un libro di dolci che mi aveva regalato a Natale.  Una raccolta Mondadori, dal titolo abbastanza anonimo,  "Il libro d'oro dei dolci". In effetti, appena regalatomi, non  è che avessi  dato grande peso a questo libro.."un altro libro  di dolci" pensavo,  con boriosa sufficienza. Non ne avevo forse già abbastanza, di libri di dolci e dolcetti, e per di più blasonati, firmati...libri che vanno da Montersino, a Salvatore De Riso, senza contare Paco Torreblanca alla modica cifra di 80 euri comprato al 50% in periodo natalizio?? Per non contare altri nomi quali Donna Hay, Laurendon, Cracco e poi libri e raccolte e libretti comprati qua e là, passando per Benedetta Parodi, Suor Germana, Yogananda e la critica della ragion pura di Kant!
E quindi, dopo i ringraziamenti da copione, carichi di "oooohhhh che bello...che bei dolciii...sicuramente li farò tuttiiii.-)), urlati con voce squillante e sorriso stampato sulle labbra, il bel librotto era finito nel dimenticatoio, insieme alle altre tonnellate di suoi pari (libri dimenticati).
Ma appunto, dopo la waterloo della crostata franagipane, mi era venuta di nuovo voglia di dolci casalinghi. Sì, dolci casalinghi, come le classiche tortone da forno, oggi variamente denominate alias "torte da inzuppo", "torte da credenza", oppure le classiche crostate con marmellata o crema, frittelle, brioches, insomma, dolci semplici, senza fronzoli, senza boria....E così, ho sfogliato il libretto,  che anche nello foto richiama alla semplicità ed ai dolci casalinghi. Guardo le foto, leggo qua e là.....certo che è carina questa crostatina, deve essere saporita questa torta al caramello ..e anche questi dolcetti  al burro e pistacchi, e questi quadrotti ...questi quadrotti...MA QUESTO LIBRO E' FORTISSIMO!!! Ci sono un mare di ricette furbe e succulente!!! E questi quadrotti poi, con questo strato di meringa sopra, e questa voluttuosa crema al latte condensato e limone....li voglio fare subito! 
E li ho fatti.
Senza tanti sbattimenti.
Senza misurare temperature, bollire a 45 gradi, sterilizzare un bel fico secco di niente, nulla. 
Solo un sano impasto di sablée o come diavolo altro si chiama, con una crema squisita ma veloce.
Solo un semplice  e  genuino dolce casalingo.
Grazie, Luca ! ;-)


P.S.: sono di una bontà indicibile...e fanno un figurone! 
E..sono pure semplici da fare!  Che posso altro dire? Fateli e mi darete ragione!



QUADROTTI ALLA CREMA DI  LIMONE CON MERINGA MORBIDA 
(da "Il libro d'oro dei dolci",  ed. Mondadori)

Ingredienti:
150 gr di farina 00
50 gr amido di mais (Maizena)
125 gr di burro (io burro salato) a temperatura ambiente
2 cucchiai di zucchero semolato (circa 40 gr)
sale (da non mettere se, come me, utilizzate burro salato)
 facoltativo: 1 cucchiaino raso di lievito (io l'ho messo)

Per la guarnizione di limone e meringa:
1 lattina (400 gr) di  latte condensato zuccherato
2 uova cat. " grandissime" (extra, di circa 60 gr l'una), i tuorli separati dagli albumi - oppure  piccole
2 cucchiai di buccia di limone grattugiata finemente
1,25 dl di succo di limone (il succo di un limone e mezzo o due, circa)
50 gr di zucchero semolato
75 gr di mandorle a scaglie

ESECUZIONE:

Preriscaldate il forno a 180°.
Imburrate una teglia da forno di cm 28 x 18 (io 30 x020). Se non utilizzate uno stampo antiaderente, o foderate lo stampo, bordi compresi, con della carta forno oppure imburrate e infarinate lievemente lo stampo.
Mescolate la farina, la maizena, il lievito e un pizzico di sale (non mettendo il sale se, come me, utilizzate il burro salato) in una terrina. Lavorate il burro e lo zucchero in un frullatore elettrico ad alta velocità fino a ottenere una crema; incorporate poi, a bassa velocità, gli ingredienti secchi e formate una pasta dura (io ho messo tutti gli ingredienti nel robot con le lame fino ad ottenere delle briciole, poi ho continuato a impastare velocemente a mano).
Riempite la teglia con il composto, premendo bene e formando uno strato liscio e uniforme e fate cuocere per 12/15 minuti o  finchè non sarà leggermente dorato (n.b. il composto, essendo molto ricco di burro e quindi molto morbido, è difficile da stendere con il mattarello, come una crostata: occorre invece stenderlo a mano direttamente nella teglia).
Mescolate intanto il latte condensato, i tuorli, la scorza e il succo di limone in una terrina.
Versate il composto sulla base del dolce e fate cuocere per 8/10 minuti o finchè sarà sodo.
Abbassate la temperatura del forno a 170°.
Con un frullatore elettrico a media velocità montate gli albumi a spuma, aumentate la velocità e aggiungete gradualmente lo zucchero, montando gli albumi a neve.
Con una sottile spatola metallica spalmate uniformemente la meringa sul dolce e cospargetelo di mandorle (facoltative).
Proseguite la cottura per altri 20-25 minuti o finchè la meringa non risulterà asciutta (attenzione, non si tratta della meringa asciutta, secca, quella fatta cuocere a bassa temperatura per lungo tempo, ma di una meringa MORBIDA e spumosa, dalla consistenza quasi cremosa).
Fate raffreddare il dolce nella teglia prima di sfornarlo, meglio ancora una notte intera, a temperatura ambiente, poi tagliatelo a barrette o quadrotti.

n.b.: 1) lo strato di meringa, durante la cottura, si dora diventando di  un colore ambrato. Se preferite "nascondere" tale bruniture, potete o spolverare il dolce - prima di tagliarlo a quadrotti - di zucchero a velo, oppure, una volta tiepido, coprirlo a contatto con una pellicola. Una volta freddo, togliendo con delicatezza la pellicola, insieme ad essa verrà via anche il primo strato di meringa.

2) la base di  pasta è molto friabile, quindi, se non riposa qualche ora, sarà molto difficile, se non impossibile,  da tagliare in pezzi regolari. Per questo è consigliabile preparare il dolce il pomeriggio prima di consumarlo.



mercoledì 13 febbraio 2013

CROSTATA FRANGIPANE ALLE MELE E FRUTTA FRESCA di LUCA MONTERSINO





Queste che vedete sopra, sono le immagini del secondo tentativo effettuato, con gli accorgimenti indicati qui perchè il primo  era...così:




E questo, era il post relativo al primo tentativo:

Veramente, io non so dove ho sbagliato.
E' tanto che volevo fare questa torta, la avevo guardata, nel libro "Peccati di gola" di Luca Montersino, me la ero studiata, mi sembrava alla mia altezza, magari laboriosa, sì, magari lunga, forse, ma non complicata, non inarrivabile, non così difficile, in fondo, da realizzare anche da parte di una dilettante allo sbaraglio come me. E l'ho pure pianificata! Per non affannarmi a fare tutto in una mattina sola, che tra composto frangipane, crema pasticciera, taglia le mele e spadellale, e fai la frolla e poi monta tutto, so già che avrei finito per fare casino, mi sono suddivisa il lavoro in due giorni.
E così,  sabato sera, ore 22 dopo cena, mi sono messa lì e calma calma, mi son fatta la mia crema pasticciera metodo Montersino. Massì, mi sono detta, tanto il pargolo domani non va a scuola, anche se mi metto a spadellare ora e finisco a mezzanotte di problemi non ce ne sono (troppi), e poi vuoi mettere il sottile entusiasmo di fare una cosa diversa una sera all'anno, foss'anche solo una semplice crema pasticciera, per quanto firmata? E così mi sono messa lì e ho fatto la crema montersiniana. VEramente una godura, ma proprio, in venti secondo di addensamento si è formata una crema vellutata, morbida, compatta, senza incubi che attaccasse o di stare attenta a girare per non far bruciare tutto, una goduria, una rivelazione veramente, quest'uomo lo dovranno fare santo subito! 
Ed ero così contenta che ho pure tagliato e spadellato le mele! Ok, non ho fiammeggiato, perchè non avevo Calvados nè altro, ma cmq, mi sono detta, un terzo del lavoro è fatto, domani mi rimane solo da fare il frangipane, la frolla e via finito! 
Sono andata a nanna impaziente che venisse mattina, per mettermi all'opera con entusiasmo e portare a termine la mia creatura che mi attendeva, scomposta, nel frigo, sotto l'ancora embrionale forma di mele e crema pasticciera.
Attacco con la frolla. Metodo sabbiato spiegato dal nostro Montersino, ovviamente...io, che avevo sempre fatto la frolla nel robot! Ed è una goduria, non sporco nulla, non tiro fuori robot e robottini, non ho nulla da lavare se non le mie mani. Ed è saporita, morbida, burrosa. Buona, buona veramente, e fatta a mano! 
E ora tocca al re di questa torta.
Il composto frangipane.
Prendo la farina di mandorle già bell'e che fatta. Le uova, il burro, lo zucchero, la farina, tutto, e monto, frullo, impasto. Assaggio, pure! Vuoi che non assaggi questo ben di Dio di crema di mandorle, ricca, burrosa, vellutata, "nubbabbà". HMMM delizia!:-) 
Certo, forse un po' morbida..magari quasi molle, ma tanto ora cuoce e si rapprende.
Prendo lo stampo.
Venti cm, come da ricetta; e prendo la frolla. Tre etti, come da ricetta: matematicamente, ho calcolato gli ingredienti per avere giusti tre etti di frolla finita, nè più ne meno, cioè con uno scarto di poche decine di grammi. Voglio seguire esattamente la ricetta!
Stendo la frolla per ricoprire lo  stampo.
Certo che è un giusta giusta...giustissima...quasi poca, oserei dire... nemmeno riesco ad arrivare al bordo dello stampo..ma io la tiro..acc, si è rotta! Beh, non importa, la rappezzo. E la rovescio nello stampo ma...troppo sottile, mi si rompe a destra e sinistra, e proprio sui bordi. Beh, poco male anche qui, riattacco, incollo pezzi di pasta, faccio un collage di pasta. Certo che nella foto sembra più spessa, mah..
Ad ogni modo, la pasta è stesa nello stampo. Ci rovescio le mele spadellate e il la crema frangipane. 
Più di un chilo di crema frangipane.. 
Un chilo e cento grammi, a fare i precisi.
Essì, eh! Guardate le dosi riportate per uno stampo da 20 cm: 250 di uova, burro, zucchero, mandorle e un etto di farina. Un mare di crema dolce e burrosa. Un oceano. Certo, sembra tantina, e forse pure un po' mollina, ma c'è scritto così, e io, mera esecutrice, eseguo. 
Rovescio nello stampo. 
Acc, non ci sta, i tre etti di frolla non erano riusciti ad arrivare al bordo, così il mare di frangipane non ci sta nel bordo della frolla, esce, straripa  dal guscio di pasta, e adesso?? Oh, beh, poco male, per un pelo il composto ci è comunque stato nello stampo, e tanto mi basta.
Certo che alta, è alta: un chilo di roba dolce, più mezzo chilo di mele spadellate sotto, più la frolla..mah. Un panzer tedesco, più che una torta!
Cmq inforno. 
Leggo: solo 25 min a 180°. Sembra un po' pochino per cuocere questo mare di roba, soprattutto lo strato di frolla che è sotto  tutto il mare di crema e mele ma...ma c' è scritto così, e io, da mera esecutrice, eseguo (e due). E inforno. Guardo dopo venti minuti..non c'è che dire, sopra la crema frangipane ha un bel colore brunito. Dopo cinque minuti, sforno. Il frangipane è morbido, molto morbido, traballante tipo budino, ma di sicuro tra un'oretta, dopo che si sarà rappreso, sarà più denso. E aspetto  un'ora, ..mhh..mi sembra ancora traballante...aspettiamo ancora un po'. Aspetto due ore..idem.. Che accidenti gli prende a 'sto cavolo di crema che sembra sempre un budinetto molle...mah, io sformo, mi sono stancata di aspettare, tanto 'sta roba ho già bell'e che capito che più consistente non diventa. 
Sformo, giro lo stampo su un piatto, sollevo. 
Disastro.
La frolla tirata, tutta rattoppata perchè troppo sottile, e troppo sottile perchè troppo poca, si rompe, proprio ai bordi. Esce crama frangipane dappertutto, che non si è rassodata manco per un minimo. La frolla sotto è talmente bagnata, tra mele e crema molle, che non si riesce a capiere se è molle perchè bagnata o perchè non è cotta, visto il peso e l'altezza di roba che aveva sopra e il poco tempo in cottura.
E il frangipane cola..è un disastro, un'ecatombe, una rovina di roba molle che invade il piatto, un lago di bagna con qualche pezzo di mela spadellata che naviga qua e là, per il piatto, in questo oceano di crema non rappresa. 
Dove, dove ho sbagliato? Guardo la foto.  Anzi, guardo LE foto, perchè guardo anche quelle in rete di chi ha avuto l'ardire di fare la stessa torta. E non si capisce niente, sono tutte foto di torte intere, non si vede la fetta, non si vede se 'sta cz di crema frangipane è rimasta allo stato liquido di crema molle o se invece si è rassodata sotto forma di pastetta..
Mah, magari deve proprio essere così,  una crema molle, che cola....
Magari proprio questa è la sua consistenza, un po' come i parfait, o come diavolo si chiamano quei cosi, quelle tortine di cioccolato dal cuore morbido, che arrivi al centro e cola il cioccolato molle sul piatto. Ecco, sì, è così, DEVE essere così!
.......
..................................

p.s.: se qualcuno sa qualcosa di più su questa torta o su come deve esattamente venire, batta un colpo, Montersino compreso (seee, domani mattina..!;-)

Ad ogni modo, io, farla l'ho fatta, e quindi ora posto la ricetta. Voi, fatene quel che volete. La ricetta è riportata esattamente come dal libro PECCATI DI GOLA, di Montersino.  E, se la fate, passate di qui, e ditemi come vi è andata!




EPILOGO E LIETO FINE

Volete sapere come è andata a finire?
Non mi sono data per vinta, e l'ho rifatta, allungando i tempi di cottura a 50 minuti a 170/180°. 
Ed è venuta perfettamente...
Altra soluzione è di dividere il composto frangipane in DUE stampi da 20 cm, ma in questo caso dovrete raddoppiare la dose di frolla, in quanto 300 gr bastano a foderare un solo stampo; in questo caso il tempo di cottura per me è risultato corretto in 25 minuti, essendo la torta meno alta a causa della divisione in due stampi del ripieno. 
Per maggiori chiarimenti in merito cliccate qui


CROSTATA FRANGIPANE DI MELE E FRUTTA FRESCA di LUCA MONTERSINO


INGREDIENTI per uno stampo di 20 cm di diametro

Composto frangipane:
250 gr di mandorle in polvere
250 gr di burro
250 gr di zucchero a velo
100 gr di farina 0
250 gr di uova intere

per le mele spadellate:
400 gr di mele tagliate a cubetti
30 gr di zucchero
10 gr di burro
25 gr di Calvados

per la finitura:
300 gr di pasta frolla
100 gr di crema pasticciera
300 gr di frutta fresca mista (io mele)
100 gr di gelatina neutra
10 gr di pistacchi in granella

ESECUZIONE

1) Preparate il frangipane: montate il burro e lo zucchero a velo, unite le uova poco per volta poi incorporate le mandorle e la farina e impastate fino a rendere il composto omogeneo

2) Nel frattempo, mettete lo zucchero in una padella antiaderente e scaldate bene fino a quando non si sarà sciolto; aggiungete poi il burro, le mele tagliate a pezzetti e fiammeggiate con il Calvados

3) Rivestite di pasta frolla una tortiera da 20 cm di diametro  ed eliminate la pasta in eccesso con l'aiuto di una rotella. Bucherellate il fondo, disponetevi sopra i cubetti di mele spadellati in precedenza e infine coprite il tutto con il composto frangipane.  Infornate a 180° per 25 minuti (io 45/50, vedi post sopra. Se invece si  usano due tortiere, allora basteranno i 25 minuti) e, a cottura ultimata, fate raffreddare.

4) A piacere, decorate la superficie con la crema pasticciera e la frutta fresca a pezzettini. Lucidate con la gelatina neutra e decorate con i pistacchi in granella.

I consigli del pasticciere: Se non avete il forno ventilato, per ottenere una cottura uniforme ricordate di mettere la teglia nel forno a un'altezza intermedia.

giovedì 7 febbraio 2013

SPEZZATINO CON PATATE





Ed ora, una ricetta di carne.
Ed è la seconda consecutiva, dopo le rolatine di vitello.
E pensare che non mangio quasi mai carne.
E pensare che i miei piatti preferiti, da mangiare e cucinare, sono nell'ordine: 1) dolci   2) o anche,  pari merito coi dolci,  i primi     3) verdure, legumi, uova     4) carne     N. C.) pesce bleahhh, se non qualche filetto di merluzzo, o tonno, o trotelle..ma non più di tanto, a piccole dosi, minime. Praticamente nulle.

Ma sta di fatto che il pargolo mi dice "sai mamma, in mensa ho  mangiato la carne col sugo, me la fai? E così ci bagno il pane!"
Da quella volpe che sono, capisco subito che la carne col sugo è qualcosa di simile allo spezzatino. Di simile, perchè in effetti non so cosa arrivi esattamente nelle mense scolastiche.. e nè lo voglio sapere. Ma il pargolo mi richiede questa "carne col sugo rosso", posso negargliela?
E'  in effetti  è vero, non è che io lo cucini molto,  lo spezzatino, ma d'altronde, chi è che si mette lì a preparare spezzatino ...per uno?? Eh, sì, perchè io non è che sia tutta 'sta gran mangiatrice di carne, quindi la dose che devo fare per Gabriele, comprensiva di un piccolo  assaggio a me, non è certo quella che ci si immagina per un piatto del genere, vale a dire mezza tonnellata.
Certo,  non è che lo spezzatino sia tutto questo gran sbattimento di preparazione o di difficoltà, o di abilità o tecnica, non certo come preparare un dolce come si deve "alla Montersino" o altre cose simili, no, lo spezzatino richiede molto meno lavoro, meno attrezzi, meno cura e attenzione di un cremoso, di una bavarese  o di una sfoglia ma..ci impiega tanto tempo. A cuocere, dico.  A cuocere perchè sia tenero tenero come piace ai bambini, tra le cui fila Gabriele si colloca ancora (purtoppo per poco tempo, avendo già ormai nove anni ed entrando, tra pochi anni, in quel periodo detestabilissimo e rognosissimo, a detta non solo dei genitori ma di qualunque essere umano, detto adolescenza, in cui i ragazzini si credono galli, fighi, onnipotenti e diventano, di conseguenza, strafottenti, irrispettosi e maleducati, praticamente un incubo!), dicevo..per cuocere bene, deve cuocere per circa due ore.  Due ore in cui mica si molla lo spezzatino lì, solo soletto, e tu te ne vai bella bella dal parrucchiere o a stravaccarti sul divano con pizza e coca e sonnellino conseguente, no, no, due ore in cui stai lì, attorno allo spezzatino, nei pressi, e lo guardi, e lo curi, e aggiungi un po' di brodetto caldo se vedi che si sta asciugando, e lo giri, e lo guardi, e lo riguardi ...insomma, è vero, non traffichi, non monti uova, non misuri la temperatura del composto, non stendi impasti ma.. devi essere comunque vicino alla creatura, non la puoi abbandonare!
E quindi, raramente mi cimento in spezzatino, ma quando lo faccio, deve venire bene. Benissimo! E' per Gabriele.....-) 
Personalmente io preferisco le spezzatino "in bianco", senza pomodorame vario, ma Gabri me lo ha espresamente chiesto con il sugo rosso, e quindi tocca mettercelo.
Ad ogni modo, ne vale la pena: dopo circa due ore avrete una carne morbida, tenera, immersa in un sughtto delizioso, soprattutto se, come piace a me, avrete aggiunto parecchio brodo, di modo che alla fine, con l'amido delle patate, risulti una bella quantità di un sughetto bello corposo, una cremina morbida e vellutata, ..una cosa un po' tipo goulasch, che mi han detto nel rispettivo paese di origine significhi qualcosa tipo "brodaglia", ad indicare tutte le preparazioni brodose, liquide, cremose (la dico così come le l'han detta..). Ecco, questo è uno spezzatin-goulasch, uno spezzatino con tanto sughetto, un sughetto così legato, grazie alll'amido patatesco, che non necessita nemmeno di aggiungere il classico cucchiaio di farina a fine cottura (o di infarinare preventivamente la carne) per addensarlo, è  già pronto così. Un mare di sugo saporito dove affondare una petroliera di pane fresco, magari fatto da noi con la pasta madre! Tre chili netti sui fianchi nel giro di dieci minuti!
....
Ma che soddisfazione....!

Ah, anche per un semplice spezzatino, bisogna rispettare alcuni accorgimenti. Uno: rosalatura, alias reazione di Maillard. Di cui ero bellamente a non -  conoscenza anche io, finchè non frequentavo il sito dell'amico chimico Dario Bressanini, che dice (più o meno) che la reazione di Maillard, che è quella che fa fa rosolare le carni e gli dà quel buon sapore di rosolato, si sviluppa ad alte temperature (per questo si usa  l'olio: il burro non regge le alte temperature ma anzi, diventa nocivo) e non ci deve essere acqua Ma se io nella pentola metto sia la carne sia il soffritto a rosolare insieme, l'acqua delle verdure non permetterà alla carne di rosolare, e quando poi la avranno persa, se vorremo dare alla carne il tempo di rosolare, le verdure, ormai persa l'acqua, bruceranno. Per questo la condizione ottimale e corretta sarebbe di rosolare carne e verdure in due pentole separate..tanto, lava la lavastoviglie (io ho abbreviato i tempi facendo prima rosolare la carne e poi mettendoci sopra le verdure del soffritto)!
Ma...forse è meglio riportare esattamente quanto scrive Bressanini nel suo blog "Scienza in cucina", quando parla della rosolatura della carne per il ragù (ragionamento che ovviamente va bene per tutte le rosolature di carni con soffritto!!)

Dal sito "Scienza in cucina", di Dario Bressanini:

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/06/13/le-ricette-scientifiche-il-ragu-alla-quasi-bolognese/


Procedimento

Nella ricetta tradizionale prima si fa un soffritto e poi si aggiunge la carne. Io inverto le due fasi. Abbiamo santificato la reazione di Maillard più volte in questo blog per la sua capacità di creare gusto nei piatti a base di proteine. Perché avvenga velocemente però è necessario raggiungere temperature sufficientemente alte.
Quando aggiungiamo la carne cruda al soffritto, se questo non è stato privato dell’acqua, abbiamo difficoltà a mantenere le alte temperature necessarie per sprigionare i sapori di carne. Sino a quando l’acqua non è evaporata infatti la temperatura rimarrà sotto i 100 °C. E se decidete di aumentare troppo il fuoco per far evaporare l’acqua che si forma, fuoriuscita dalla carne, se non state molto accorti rischiate di bruciare le cipolle del soffritto non appena l’acqua è evaporata.
Ecco dunque la mia procedura: si rosolano carne e soffritto separatamente. Molte ricette tradizionali hanno adottato una certa sequenza di preparazione solo in base a considerazioni pratiche e di comodità, non gastronomiche. In questo caso preparare prima il soffritto e poi aggiungere la carne permette di usare una sola pentola. Con il metodo che seguo io ne servono due oppure si deve usare un recipiente intermedio dove parcheggiare la carne. Ma tanto lava la lavastoviglie :)

Altro accorgimento. La carne. Ci va la carne del muscolo, più consistente (e più saporita), visto che è carne sottoposta a sforzo, della fascia muscolare.. tanto la cottura prolungata la rende morbida!

E infine...

 ..ditemi voi se non vi ispira!.-)))






SPEZZATINO CON PATATE



Ingredienti per 4 persone:
unacipolla
due spicchi di aglio
1 carota
1 gambo di sedano privato dei filamenti esterni
4 cucchiai di olio extra vergine di oliva
olio extravergine di oliva
1 bicchiere di vino bianco secco
800 gr circa di  di spezzatino di vitello (parte del muscolo, più consistente e adatta a cotture prolungate)
800 ml di brodo caldo (io con dado vegetale) - stesso peso, circa, della carne.
1 cucchiaio di concnetrato di pomodoro  (o un bicchiere - 250 gr circa -  di pelati frullati)
sale, pepe
3 grosse patate farinose (mezzo chilo circa)
erbe varie (timo, origano, maggiorana, rosmarino)

ESECUZIONE

In una casseruola mettete l'olio e, quando sarà caldo,  unitevi lo spezzatino. Fate rosolare da tutte le parti per circa 5 minuti minuti. Aggiungete poi la cipolla, l''aglio, la carota e il sedano tritati, insieme con e le erbette sminuzzate. Dopo qualche istante  unite il vino bianco, fatelo evaporare e aggiungete poi un mestolo di brodo caldo, in cui avrete diluito il concentrato di pomodoro (o aggiungete i pelati frullati). Salate, pepate e cuocete coperto e a fuoco basso per circa 2 ore, aggiungendo sempre brodo caldo man mano che il sughetto dovesse restringersi troppo. A metà cottura (circa dopo un'ora e un quarto), aggiungete le patate tagliate a tocchi non troppo piccoli, insieme ad un altro mestolo di  brodo caldo.  Completate la cottura,  per circa 45 /50 minuti, sempre aggiungendo del brodo (soprattutto una volta aggiunte le patate, che tendono ad asciugare il composto). Nell'ultimo quarto d'ora togliere il coperchio e proseguire la cottura, aggiungendo, se serve, man mano altro brodo fino a raggiungere la consistenza desiderata, e regolando eventualmente di sale: a me lo spezzatino piace con molta bagna, quindi ho aggiunto, in varie riprese, parecchio brodo caldo, che oltretutto, mescolandosi alle patate che via via si disfacevano un po', ha fatto venire un sughetto denso e saporito. Se invece il sughetto vi risulta troppo brodoso, alzate la fiamma e fate restringere leggermente. Spegnete lo spezzatino e fate riposare coperto, l'ideale sarebbe cucinarlo a mezzogiorno per consumarlo la sera. Al momento di servire, scaldate, eventualmente, se fosse asciugato troppo, aggiungendo un paio di cucchiai di acqua o brodo.

mercoledì 6 febbraio 2013

CONTEST E GARE SUL WEB. UN POST POLEMICO

Questa non è una ricetta.
E' un post polemico.
Siete avvertiti, se continuate a leggere, potreste essere tra coloro che si sentono "urtati" da quanto vado dicendo, ma d'altronde, il blog è "mio", o meglio, le idee  esposte sono mie, il provider, alias il buon "blogger" , mi mette a disposizione lo spazio gratis (per ora..) per scrivere ciò che penso, rimanendo nelle clausole ovviamente del non fare nomi, non diffamare, non insultare, essere corretti etc etc (cose che spero di avere già ben radicate nella mia coscienza senza bisogno che me lo ricordino le clausole di adesione al provider!), e quindi ora attacco, pronti? Via!
Prendo lo spunto da una cara amica, che gestisce un suo blog di ricette di ogni tipo, tutte eseguite con maestria e passione,  e che presenta con semplicità, senza mai strafare, senza esagerare con foto, luci, premi,  contest e chi più ne ha più ne metta.
E arriviamo al punto.  In un suo post leggo, a grandi linee:"... In giro sta diventando una battaglia a suon di accaparramento lettori fissi, commenti sbadati lasciati senza nemmeno leggere gli ingredienti di una ricetta, piatti proposti scopiazzati da riviste senza farne accenno..".
E qui mi si è aperto il cuore.
NOn sono sola! Qualcuno la pensa come me!
Tempo fa, infatti,  ho avuto modo di dire la mia su un blog di quelli che vanno tra la maggiore, qui tra la blogsfera del cibo, un blog celebrrimo e celebrato da tutti,  un blog tra i più attivi nel campo di sfide, contest, concorsi, libri, iniziative e chi più ne ha più ne metta. Un blog  giudice di tutti coloro che aderiscono alle sue innumerevoli iniziative,vale a dire il più furbo di tutti noi... un blog su cui io avevo espresso, circa un anno fa, la mia opinione, visto che la stessa era richiesta dall'autore/trice del post medesimo (cioè, non era richiesta espressamente la MIA di opinione, ma quella di tutti, e io brava brava, dissi tranquillamente la mia, come tutti, in un commento al post).
La questione verteva sul fatto se i cosiddetti "food-blogger", razza a cui io mi fregio di NON voler appartenere, fossero attendibili, fossero professionali, fossero equiparabili agli "addetti al settore" alias cuochi, chef, etc etc, o  se molte volte, di fronte ai professionisti del settore, non fossero degli improvvisati, dei dilettanti, per quanto appassionati, talentuosi e capaci. Ovvio che la risposta attesa dal blog, appunto tra i più attivi del web, fosse di carattere ossequiante e sudditesco, della serie "no, anche noi che cuciniamo nel tempo libero o alla domenica, abbiamo pari competenze e professionalità dei legali titolati etc etc.." e via di scemenze simili.
Ma io dissi la mia.
Dissi che, appunto, per quanto talentuosi, capaci, appassionati etc etc, la maggior parte dei food blogger non poteva competere con i professionisti del settore, gente che ha studiato duro per anni una sola materia - la gastronomia e la cucina -  che ha fatto magari stages di anni presso chef d'oltralpe - e non sempre sono rose e fiori quando si lascia la propria casa e si sta lontani per quasi tutto l'anno -,  gente che ha sostenuto esami, e li ha superati, o a volte a dovuto ridarli impiegando altro tempo ed energie,  gente che conosceva le reazioni chimiche che avvengono nei cibi quando, che so,  monto le uova a 45 gradi invece che a temperatura ambiente, che sa perchè il sale va messo sotto un semplice uovo al padellino invece che sopra, gente insomma che ha speso tempo, soldi ed energie per padroneggiare un mestiere.
Gente con una specifica preparazione professionale in merito, fatta di tempo, studio ed energia, e che per me rimanevano i soli titolati nel potersi dire "professionisti" ed a dettar legge in campo della cucina.
E che, di conseguenza, la categoria dei food blogger per me era,  tranne le  debite e RARE  eccezioni, che per me non comprendono gli organizzatori/trici di garette da sagra paesana, per quanto popolari e ricorrenti - una categoria in fondo, ma nemmeno tanto in fondo, di dilettanti, di gente che magari fa anche un corsetto di una settimana, ma non per questo può essere considerata "professionista" o abbia le basi della cucina, che, non dimentichiamolo, è anche chimica, come tutto, oltre che estro e passione. Al massimo si è dei bravi, degli ottimi esecutori, degli amatori, appassionati.
Mai dei professionisti.
E qui ho scatenato l'ira funesta.
Mi ricevo in risposta un commento piccato dell'autore/trice del blog, talmente piccato da rasentare lo scortese.
Al quale rispondo tranquillamente, ribadendo però non solo le mie posizioni, ma che spesso molte iniziative tipo contest, challenge, gare, starbook, hanno come unica finalità di aumentare i lettori fissi di quel blog arrecando fama e onori (::..) al detentore del blog e nulla ai pecoroni che seguono, bravi bravi, le indicazioni del furbo/a burattinaio.
Apriti cielo!
Devo aver toccato un punto veramente dolente, per l'autore in questione, altrove chiamato "coda di paglia" ;-)
Non mi rispondono nemmeno più.
Il silenzio.
Anzi, dopo pochi attimi scompaiono anche i miei commenti!
Via, ranzati via, via le parole galeotte mie  in cui traspariva un concetto di interesse personale , di trafficoneria, di intento di  accaparamento lettori, di "arricchimento" (per quanto solo di gloria, al momento, o di lettori) personale del blog. E, oltretutto, la spocchia di pretendersi, di volersi "professionisti", di essere persone che, per il solo merito di scrivere liberamente di cucina e organizzare gare di cucina per dilettanti, si arrogherebbero il titolo, da altri conseguito, appunto, a costo di anni di studio e sacrifici, di esperto del settore.
Ricordo che non molti, a suo tempo (e per i pochi istanti in cui  è stato concesso ai miei commenti di essere visibili), mi seguirono o furono d'accordo con me.
Ma quando l'altro giorno ho letto il post di Caterina, mi si è  scaldato il cuore.
Non siamo tutti intruppati da furbi trafficoni/e che, arruolando schiere di  anime candide, ottenengono maggiore visibilità solo per loro stessi. Non siamo tutti "carne da macello" per la gloria dei soliti furbi!Non siamo qui a dare visibilità a gente che mira, magari, a essere contattata da qualche rivista, da qualche editore, da qualche organizzatore mass-mediatico, portando noi come merce di scambio!
Che poi queste siano legittime  e lecite aspettative, qui  nessuno ne discute, anzi, auguro veramente ogni bene a chi ha tali mire, e auspico che i loro desideri si realizzino. Ma non carpendo la buona fede e sfruttando  l'ingenuità dei meno scaltri.
P.S doveroso: per chi è ..."nell'esercito", vorrei chiarire: NON ce l'ho con loro; io stesso ho fatto e a volte faccio parte dell'esercito degli intruppati, e ne fanno parte persone che ammiro e stimo, delle amiche o amici. La competizione è sempre una buona leva per reperire "materiale" umano, perchè fa presa sul nostro amor proprio e,  a volte, si rivela persino gratificante. Ma questo non cambia di una virgola il mio pensiero riguardo ai soliti furbi/e.

venerdì 1 febbraio 2013

ROLATINE DI VITELLO ALLA PIEMONTESE


E ora un post veloce, velocissimo, senza battute o raccontini.
Voi vi direte.."ma se non hai voglia di scrivere, che scrivi a fare?".
E questo è vero ma..avendo pubblicato solo poche ore fa il post dove mi "autocelebravo", mi sembrava brutto finire la giornata così, con un post.. in onore di me stessa, e così ho tirato fuori dal cappello queste rolatine che avevo fatto un paio di settimane fa a Gabriele, che si è sbafato in un secondo.
Sono alla piemontese. Perchè? Beh, in effetti non so se sono effettivamente alla piemontese, ma mia nonna, langarola, le faceva più o meno così e quindi per me sono piemontesi.
Ma sono piemontesi anche perchè  ci va ...il TRITO!
Chi  tra i piemontesi ...non più ventenni, come me, si ricorda del trito? L'onnipresente trito, fatto dalla nostra nonna sul tagliere di legno, con l'aglio, a volte la cipolla, sedano e carota e un mare di prezzemolo?  Ma soprattutto chi si ricorda del verbo piemontese.. "ciapulè" alias..ciapulare??
Il trito, infatti, era rigorosamente "da ciapulè", cioè da ciapulare, da tritare sull'asse con la mezzaluna, di modo che venisse finissimo ma non una pappa, come fanno i moderni mixer, e come faccio anche io..
No, il trito era ..ciapulato su un indegnamente anti-igienico tagliere di legno, talmente usato che al centro aveva un buco, una fossa, e il buco era verde tanto era il prezzemolo che, negli anni, ci era stato ciapulato!
Ora il tagliere ..chissà dove è finito, e il tempo di poter ciapulare, quello è finito da un pezzo, ma le rolatine sono buone lo stesso, anche se ora sono io a prepararle, e se invece di ciapulare il mio trito con calma, lo faccio in fretta e furia nel minipimer...;-)

Fine del post...con buona pace anche di chi, nei commenti, mi scrive che "il blog non sarebbe male, ma scrivi in un italiano così da strada che passa la voglia di leggere" (vedi commenti alle crostatine con crema frangipane).
In effetti, a volte mi esprimo "da strada".
Magari anche questo blog è "da strada"
E forse pure io sono "da strada"( NON FRAINTENDIAMO: nel senso che sono una persona abbastanza grezza!).
E magari anche il cibo che cucino è..da strada!
E in effetti queste rolatine, vanno giù in un boccone, come fossero ciliegie, che me le vedo anche bene in un cartoccetto a mangiarmele per la strada così, leccandomi le dita, magari su una panchina del Valentino...

Dicevo, queste rolatine sono veramente ottime, e cuociono in nemmeno dieci minuti.
Unica raccomandazione: fatevi tagliare la carne dal macellaio appena poco più spessa che per il carpaccio o l'albese (è importante specificare questo, al vostro macellaio: se sono più spesse, non saranno più la stessa cosa ma occorrerà una cottura più prolungata e il sapore e la consistenza saranno comunque diversi. E non fatevele battere:  battere le fette di carne è solo un trucco da macellai per rifilarvi della carne dura spacciandola per tenera. E poi in cottura, si ritira di nuovo allo stato primordiale..)

P.S. ..e fortuna che avevo detto "scrivo un post corto, alla veloce..! ;-)


ROLATINE DI VITELLO ALLA PIEMONTESE

Ingredienti per due persone

4 fettine di girello o di noce o altra carne tenerissima tagliata solo poco più sottile che per il carpaccio
uno spicchio d'aglio senza anima
mezza cipolla
un gambo di sedano
una carotina piccola
un mazzetto di prezzemolo
un rametto di rosmarino
un paio di foglia di salvia
4 fette di mortadella (o prosciutto cotto)
2 uova (con cui fare  una frittatina sottile o due più piccole)
erbette varie (timo, origano, maggiorana)
burro
olio
due cucchiai di latte
sale
mezzo bicchiere di brodo vegetale caldo
mezzo bicchiere vino bianco secco fermo

ESECUZIONE

Preparate un trito finissimo con aglio, cipolla, sedano, carota e prezzemolo (nel frullatore con la tazza piccola del robot, oppure a mano sul tagliere, con la mezzaluna).
Prendete le fettine e stendetele. Non battetele, tanto in cottura si ritirerebbero di nuovo.
Con le due uova, due cucchiai di latte e il sale,  preparate una frittatina sottile (o due in una padella più piccola)
Su ogni fettina di carne, poi,  spalmate un cucchiaino di trito (non esagerate col trito: ne basta un velo sottile, altrimenti, con la cottura breve, rimarrà mezzo crudo e si sentirà troppo), un po' di sale, poi la fetta di mortadella, tagliata secondo la forma della fetta. 
Inserite poi metà frittatina in ogni rolatina e arrotolate le rolatine su se stesse, fermandole con dello spago da cucina o degli stecchini.
In un tegame, fate spumeggiare il burro con l'olio, la salvia e il rosmarino, poi rosolate le rolatine a fuoco vivace  per qualche minuto (vedi reazione di Maillard dall'amico chimico Bressanini), sfumate col vino e poi bagnate con 50 ml circa (meno di mezzo bicchiere) di  brodo caldo, salate, pepate, e coprite per un paio di minuti. Scoprite, fate rapprendere il sughetto  e servite (in tutto, 7/8 minuti).

P.S.: invece della frittata, si può anche far rassodare un uovo e metterlo intero (o metà, a seconda della grandezza della fetta di carne) nella rolata.