TORINO FOOD

domenica 28 aprile 2013

CONIGLIO ARROSTO CON PATATE




MA NON E' POSSIBILE!!!
Non  è possibile!
Veramente, Fantozzi al mio confronto era un dilettante, un pargoletto, un moscerino; se non mi venisse da piangere, mi verrebbe da ridermi in faccia!
Ponte del 25 aprile, cioè questo.
Mezza Italia si prepara a goderselo tranquillamente non dico in giro a spassarsela, che soldi non ce ne sono più per nessuno, ma almeno a starsene tranquilli a casetta propria, rilassati, tranquilli. A godere il meritato riposto del benedetto 25 aprile e del relativo 26 aprile, feria "caldamente consigliata" a noi lavoratori dipendenti e che io, da bravo soldatino, mi premuro di trascorrerere secondo le direttive dell'Azienda, già pregustando giorni di tepore casalingo, di tranquillità di pace...
Invece ci ammaliamo.
Subito.
Tutti.  (che poi saremmo noi due, tutti 'sti "tutti")
E di brutto, anche
O meglio, prima GAbriele. 
Lo vado a prendere l'ultimo giorno di scuola, l'ultimo prima del tanto atteso ponte.  Sono un po' in anticipo, così, invece di salire alle aule, mi attardo nel cortile. E proprio dal cortile della scuola, me lo vedo sbucare, insieme a tutti i suoi compagni, ..in canottiera!! In canottiera, dico!! Sì, ok, la giornata era calda, ma loro non sono stati sempre al sole, sono anche entrati dentro, nei locali della scuola, entra, esci, entra, esci, caldo, freddo... La maestra, quella con cui ci siamo già  prese per il collo più volte o quasi, nella sorpresa di vedermi lì a quell'ora strabuzza gli occhioni e, in seguito alle mie occhiatacce velenose, mi previene.."faceva caldo al sole..", con aria colpevole, mentre si affanna a ricacciargli la maglietta giù per il collo, tirandogli via occhiali e orecchie assieme. Naturalmente, faceva caldo solo per Gabriele, perchè gli altri la maglietta ce l'avevano tutti..Vabbè, lascio perdere, non voglio passare per la solita rompipalle, non voglio rovinami il mio bel ponte sognato e desiderato. Lascio perdere (strano, eh?), sperando solo che la sciagurata si sia premurata, una volta tolta la maglietta, di averlo sempre lasciato all'aperto, al caldo, e non gli abbia fatto fare avanti e indietro, dentro e fuori, caldo e freddo...
Ovviamente mi sbagliavo.
Il pomeriggio stesso Gabriele appare assonnato, spento.
Verso le 7, ora di cena, comincia a colargli il naso.
Verso le 9 è un fiume in piena.
La notte è un calvario, poverino: sembra un cinghiale, non riesce a respirare, emette strani suoni, il naso gli cola anche in quei pochi momenti che riesce a prendere sonno, imbratta di moccio il cuscino, il letto tutto, non chiude praticamente occhio. E io con lui, naturalmente.
Ma resisto. 
Il giorno dopo, mi stupisco di me stessa.
Da quando sono nata, purtroppo, soffro di asma e gravi problemi  alle vie respiratorie, allergie comprese, e quello che per gli altri è un semplice raffreddore per me è un calvario che dura quattro o cinque giorni di  crisi, testa che sembra si spacchi, ai denti, a tutta la faccia, giro con il cotone nel naso talmente cola...Ma stavolta sembra tutto ok, non ho nulla.
Fino alla sera.
E verso le sei di sera, infatti, inizia il primo starnuto..ahi..ci siamo.
Il secondo, a ripetizione. E il terzo, il quarto. E cola il naso. Colano gli occhi, cola il cervello talmente mi fa male la testa. Ma...stavolta ho il nuovo farmaco che mi han dato all'ultima visita allergologica, un farmaco miracoloso .. con questo andrò a posto in un baleno..lo prendo immediatamente, fiduciosa...(un po').
E dopo un'ora inizio a vacillare.
Vado in giro per casa "d' lurdon", direbbe mia nonna, langarola: sbando, batto contro i muri e le porte.
Alle 8 di sera mi si chiudono gli occhi dal capogiro, non faccio nemmeno più  caso al naso che cola in giro e al male alla testa. Ficco a nanna GAbriele non so come..
Alle 10 inizio  a vomitare.
E' un calvario che dura tutta la notte. 
E il giorno dopo.
Pure ieri.
Solo da stamattina sto meglio.
...Ma il ponte è praticamente finito.  
Ma almeno, Gabriele è stato male forte solo un giorno. Si vede che il brutto lo ha passato tutto a me, e allora va bene così ;-)
Grazie alla maestra incauta e alla sua bella pensata...e qui mi viene da dirle quello che quel ragazzo grillino, un cretinazzo, in effetti,  che però ha fatto ridere  tutto il web, ha urlato, avvolto in uno striscione, ad un malcapitato  Parlamentare che mangiava tranquillo in pizzeria.."allimortaccituaaa"" ;-)

Massì va, c'è chi sta peggio.
Mi consolo pensando al bel coniglietto che ho cucinato un paio di settimane fa. Un bel coniglio arrosto, che a me piace tantissimo. Peccato che a Gabriele no, lui va di pollo, pollo e pollo, la mia casa dovrebbe essere un pollaio, talmente gli piace 'sto pollo, mentre il coniglio, forse un po' più filoso, non lo manda giù. E quindi non lo faccio mai, ma ogni tanto provo a ri-propinarglielo (sempre con risultati più che deludenti..).
Un giorno o l'altro, chissà che non cambi gusti...:-)



CONIGLIO ARROSTO CON PATATE

Per due persone:

INGREDIENTI:
mezzo coniglio tagliato a pezzi 
uno spicchio d'aglio
erbe varie (rosmarino, origano, timo, maggiorana, salvia)
un bicchiere di vino bianco o il succo di mezzo limone (io limone)
olio extravergine di oliva
sale q.b.
brodo vegetale caldo - circa una tazza


ESECUZIONE:

Fate scaldare l'olio con il rosmarino el'aglio schiacciato per insaporirlo. Poi togliete l'aglio e tenetelo da parte. Fate rosolare ben bene il coniglio a fiamma vivace da ogni lato, per circa 10 minuti, poi sfumate con il vino bianco (o limone). Rimettete l'aglio che avrete tenuto da parte (se tenuto nella pentola, sarebbe bruciato durante la rosolatura del coniglio) e le altre erbe. Salate e bagnate con un mestolino di brodo caldo. Incoperchiate. Fate cuocere per circa tre quarti d'ora, girando i pezzi ogni quarto d'ora circa e aggiungendo contemporaneamente un pochino di brodo caldo. Dopo tre quarti d'ora, togliete il coperchio, aggiungete l'ultimo mestolino di brodo caldo e fate colorire il coniglio, sempre scoperto (in questo ultimo quarto d'ora occorre non allontanarsi dal fornello, la rosolatura finale in un attimo si può trasformare in una bruciatura).
Intanto, a parte, avrete tagliato a tocchi delle patate e messe in forno  caldo (200°) con due spicchi d'aglio a pezzi, un paio di rametti di rosmarino fresco, origano, timo, maggiorana, una noce di burro, un filo di olio,  sale e  due o tre cucchiai di di acqua, rigirandole spesso perchè non brucino, per circa 45 minuti (io nel microonde, con funzione grill-combinata, per circa 10/15 min per due patate medie).
Unite le patate, una volta cotte,  alla pentola del coniglio, di modo che si impregnino del suo sugo, scaldate leggermente se occorre, a fuoco basso, e servite caldo.

sabato 20 aprile 2013

CHEESE CAKE alla ricotta, panna montata e pere con farcia by Salvatore De Riso



Non avevo voglia di cucinare.
Non avevo voglia di scrivere.
Figuriamoci poi di lavorare!
Avrei voluto solo starmene stravaccata sul divano a ingollarmi di patatine fritte e coca cola.
Ma Gabriele deve crescere, io sono sua madre, per sua sfortuna, e quindi cucinare mi è toccato; lavorare, pure.
Ho almeno tralasciato di scrivere.
Proprio non ne avevo voglia, proprio volevo solo stare in stand -by, riposare, stare spenta, come dice Vasco Rossi.  
Così ho messo le batterie in modalità economy e sono andata avanti  con le  sole funzioni essenziali  alla vita: lavorare, mangiare, cucinare,  lavarsi (un po'), pulire (poco, il minimo indispensabile a non far vivere il pargolo in un vero porcile, perchè fosse stato solo per me, manco quello facevo).
Certo, cucinare ho cucinato. Per forza!  Ho scaldato l'acqua per la pasta. Ho tagliato il formaggio. Ho fatto le uova al padellino, sode, barzotte, in tutte le salse.  Ho aperto la scatola di zuppa di ceci e pure quella della zuppa di legumi misti. Ho aperto la scatola della minestra di verdure. Sono andata a comprare la pizza dal pizzaiolo già bell'e fatta. Ho ridotto al minimo il dispendio di energia, ho cercato di ricaricarmi.
Finchè...
Finchè mi sono detta.."eccheczz..mica posso andare avanti sempre con 'sta ignavia, chiamala stanchezza, chiamala primavera, chiamala pensieri...basta, è ora di finirla!"
E così ho ripreso a cucinare, almeno.
Cucinare veramente.
Non scatolette, non uova, non pizza già pronta, ma cibi veri, per il mio pargolo che a ogni pasto si mangerebbe un bue di traverso.
Coniglio arrosto, pollo arrosto, cervo al civet (ebbene sì, prox post!), gnocchi, lasagne...
E torta.
"Questa" torta.
E .....l'ho fatta due volte. 
Sì, perchè la prima ci ho messo la ricotta di pecora, il diavolo se la porti. 
E quello che doveva essere un plus, è diventato uno "schif"!
Ricotta di pecora...
La celeberrima, la celebrata, l'osannata ricotta di pecora, onnipresente nelle indicazioni di ogni bravo cuoco, chef, food blogger o sedicente esperto: cannoli siciliani? Ah, ci va la ricotta di pecora, sapida, buona! Cassata siciliana? Idem! Dolcetti vari alla ricotta? Di pecora! Ricotta vaccina, quella ..normale, che compriamo sempre normalmente al super? Giammai! Pena essere scambiato per un qualunquista, un dilettante, un incapace, un franco tiratore!
Così, quando l'altro giorno ho visto la ricotta di pecora al supermercato, subito me ne sono accaparrata mezzo chilo. Mica me la voglio lasciar scappare così, ora che è qui! Ma...per prudenza, e avendo un retropensiero di formaggio pecorino, ne ho comprato anche un po' di "normale", di  umile ricotta di mucca alias vaccina.
E per fortuna.
Infatti,  assaggiando la ricotta di pecora prima di fare la torta ci sento un non troppo leggero gusto ..salato, un sapore intenso..un aroma mooolto sapido, un sentore di..di pecorino; mah, forse con lo zucchero, la panna, le pere e tutto il ben di Dio che ci va nella torta, non solo questo afrore non si sentirà più, ma anzi, sarà proprio quello che darà il tocco in più a questa farcia.
Niente vero. 
Non so se in effetti fosse  andata a male, se me l'abbiano venduta già vecchia o se la ricotta di pecora abbia veramente questo sapore..sapido, ma proprio alla prova assaggio, quando ho "degustato" il prodotto finito, il sapore pecoresco, per niente coperto dagli altri gusti, subito mi ha ricordato non solo  il formaggio pecorino ma anche un  vago sentor di piedi. E per un dolce, non è bello..;-)
E così l'ho rifatta.
Tanto avevo ancora panna, vaniglia, biscotti, tutto, pure la ricotta normale, vaccina, e quindi, il giorno dopo, appunto, mi sono rimessa a rifare tutto.. Tanto è una tortina velocissima e d'effetto, con l'aiuto delle fruste elettriche l'ho rifatta in un attimo. 
Con la ricotta vaccina, normale, non di pecora.
Ed  è riuscita...una meraviglia.
La delicata ricotta (vaccina!!!), con la panna montata e la bagna di pere spadellate, in contrasto coi biscotti tipo digestive leggemente salati e croccanti, è una vera sinfonia.
E poi la ricetta è in parte di Salvatore De Riso, vuoi mettere?
Certo, la sua ricetta prevede, invece che la base di biscotti, un pan di spagna, che mette anche al di sopra della farcia, per chiudere, mentre io ho fatto una versione "cheese cake", alla veloce, sia perchè non avevo ancora tutta 'sta voglia di cucinare, sia perchè io e il pan di spagna non andiamo d'accordo: per quanto buono, lo faccia Montersino, De Riso o il Papa, mi sembra sempre un po' una spugna, e, se posso, lo evito.
Ma credetemi, che questa versione cheese cake è veramente morbida, leggera, fresca.
E non sa odor di piedi!;-)

p.s. il mio consiglio è di tenerla in freezer fino ad un'oretta e mezza prima di servirla, poi trasferirla in frigo, nella parte più fredda (quella bassa, sopra lo scomparto verdure). Infatti non solo è una cheese cake non cotta, ma la crema di ricotta e panna montata non ha nemmeno qualche addensante tipo colla di pesce o agar-agar, quindi la consistenza è praticamente quello della farcia dei cannoli siciliani, per capirci, ma la panna montata casalinga è molto suscettibile di afflosciarsi, quindi io consiglierei di accettare il mio consiglio per avere un dolce un po' più consistente.

p.s. : forse questo post non "brilla" come altri, ma appunto, pian piano sta tornando la voglia di scrivere, fare, trigare..pian piano. 

2° ps: dimenticavo: decorazioni by Gabriele :-)


 





CHEESE CAKE  alla ricotta, panna montata e pere  (con farcia di Salvatore De Riso)


Ingredienti per uno stampo rotondo di cm 22 di diametro:

Per la base di biscotto:
200 gr di biscotti tipo digestive
100 gr di burro a temperatura ambiente

Per la farcia alla ricotta di  Tramonti (S. De Riso)
400 gr di ricotta di latte vaccino
150 gr di panna montata
150 gr di zucchero
1 baccello di vaniglia

per la farcia alle pere (S. De Riso)
175 gr di pere pennate di Agerola o Williams
50 gr di zucchero
10 gr di distillato di pere  (omesso)
3 gr di amido di mais
1/2 limone costa d'Amalfi 
olio extravergine di oliva

Esecuzione:
In un mixer tritate finemente i biscotti. Unite poi il burro a pezzetti e frullate fino ad avere un composto omogeneo.
Prendete un piatto da portata di circa 24 cm,   appoggiatevi  un anello di acciaio di 22 cm e rovesciatevi il composto, pressando con le mani. Mettete in frigo a raffreddare per una decina di minuti.
Nel frattempo, preparate la farcia alle pere:
Sbucciare e tagliare le pere a cubetti; unite lo zucchero e il succo di limone. Ponete in una padella antiaderente, versate un filo di olio extra vergine di oliva  e fate cuocere a fuoco medio. Quando vedrete sul fondo della padella il succo delle pere, spolverate con l'amido di mais e fate cuocere ancora per due minuti. Aggiungete il distillato di pere (io no), togliete dal fuoco e lasciate raffreddare a temperatura ambiente.
Fate poi la farcia di ricotta:
Montate a neve soda la panna.
Mantecate la ricotta con lo zucchero e la polpa di vaniglia, lavorandola con le fruste elettriche per circa 5 minuti. Incorporate alla crema ottenuta la panna montata ben soda.
Assemblate la torta:
prendete il piatto e il cerchio con la base di biscotti. Rovesciatevi dentro metà della farcia di ricotta e panna, incorporare i cubetti di pera cotti e raffreddati, poi rovesciare l'altra metà di farcia di ricotta. Livellare bene con una spatola. Ponete in freezer a raffreddarsi per due ore, poi togliete l'anello di acciaio riscaldandolo leggermente con un phon e rimettete in freezer protetto da un coperchio rigido. Un'oretta e mezza prima di servire, togliete il dolce dal freezer e mettetelo in frigo (infatti se lo conservate in frigo e non in freezer,  la crema rimane troppo morbida, non prevedendo nè colla di pesce nè altri addensanti).  Decorare a piacere con una ganache di cioccolato fondente e panna in uguale misura, messa in un sac-à-poche con beccuccio piccolo.