TORINO FOOD

domenica 23 agosto 2015

PESCHE COTTE CON CACAO E AMARETTI





Chi legge questo blog sa che non amo le "ricette della nonna".
Così come detesto la crostata della mamma, la torta della zia,  le lasagne del parroco  e i cappelli della vicina.
E questa mia avversione non deriva tanto dalla ricette di per se stesse, magari innocue, inoffensive ed a volte pure buone. No, no. La mia avversione deriva dal concetto a cui ci si vuole agganciare aggiungendo le due magiche paroline "della nonna".  Si vuole evocare uno spirito ingenuo, bucolico, rifarsi ai "sani sapori di una volta", ad un clima da Mulino Bianco che tutto santifica a tutto fa sembrare bello&buono&sano, al confronto con le odiose preparazioni moderne di oggigiorno, epoca di preconfezionati, di cibi artefatti di clima da schifo e gente ancora peggio.   E certo, per quanto riguarda il mondo attuale, certo non posso dare loro torto, in quanto a qualità della vita, polveri sottili, cibi con pesticidi e via discorrendo. Ma sta di fatto che  questa nostra epoca, in un modo o nell'altro, bene o male, dà da mangiare a molti. Non a tuttti, certo, altrimenti  "molti" non si imbarcherebbero su delle carrette fatiscenti cercando di raggiungere il nostro vecchio Continente, ma a tanti, sì. E sicuramente a più persone di quante potevano godere di un pasto caldo tutti i giorni ai tempi delle nostre nonne, tempi che, non dimentichiamolo, hanno generato due guerre mondiali, stermini, carestie, genocidi  ed altre bazzecole di questo tipo: minuzie,  in confronto ai terribili  OGM ed ai nefasti pesticidi nei pomodori!
A farla breve: il mondo delle nostre nonne, primo non c'è più, e inoltre,  anche quando c'era,  non è che fosse tutta 'sta meraviglia come lo vediamo oggi. 
Oltretutto, per me,  a levare quell'aura magica alle paroline "della nonna" e al mondo che evocano,  si aggiunge un dettaglio personale non trascurabile e che rafforza questa mio modo di pensare: mia nonna cucinava male. Cioè, non proprio da schifo, ma lei,  con la cucina,  aveva ben poco a che spartire, come d'altronde sua figlia, alias mia madre, per mia disgrazia. Certo,  anche lei cucinava, ma più che cucinare dovrei dire che cuoceva.  E le sue preparazioni non erano certo un tripudio dei gusti e dei sensi, ma restavano nel campo della norma e della quotidianità. 
Ciononostante, ci sono alcune sue ricette che ricordo con vero piacere e contentezza,   di piatti che da piccola gustavo con piacere e con vera delizia e che sono rimaste impresse nella mia mente ...in senso positivo!
Uno di questi piatti sono queste pesche al cacao e amaretti.
Un piatto tipico piemontese, certo, però diverso dalla classiche pesche ripiene; sempre pesche con cacao e  amaretti, sì, ma molto più semplici e, per me, saporite, di sicuro non tanto per una particolare abilità di mia nonna ma anzi proprio per la sia indifferenza quando non avversione per la cucina, tradotta in una tendenza a fare tutto alla svelta e senta tanti sbattimenti.
Da questa caratteristica di nonna Ketty, sono nate queste pesche. Molto, molto più gustose delle pesche ripiene. Qui, la morbida crema a base di amaretti sbriciolati, cacao, zucchero ed il succo rilasciato dai pezzi di pesca, si fondono in una sinfonia unica di sapori avvolgenti e gustosi, trasformando un piatto semplice e velocissimo in quello che oggi  chiameremmo un "dolce al cucchiaio" squisito e saporitissimo. Ed il tutto nato dalla mente di una nonna per nulla cuoca provetta e dalla sua -ehm- "tendenza" a velocizzare le ricette di cucina. 
E d'altronde lo dice anche De Andrè: "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior"


N.B.: spiegazione doverosa in loving memory di mia nonna Ketty: lo so che il paragone della seconda parte della strofa è infelicissimo, ma è solo per dimostrare che a volte, da persone o cose lontane le mille miglia da un certo argomento -nel caso di mia nonna da cucina e fornelli - nascono meraviglie inaspettate. 
So anche che voi avrete di certo subito capito e compreso immediatamente il paragone, ma questa precisazione l'ho fatta più che altro  perchè,  in coscienza,  sentivo di doverla fare, per me e per rispetto verso mia nonna Caterina, alias Nonna Ketty da Narzole, Cuneo ;-)

Ciao Nonna, e grazie per le tue buonissime pesche al cacao!








PESCHE COTTE AL CACAO E AMARETTI


Ingredienti per 4 persone:

mezzo chilo di pesche
80 gr di zucchero (circa 4 cucchiai)
80 gr di amaretti 
10 gr di cacao amaro (due cucchiaini colmi circa)
1 cucchiaio di Marsala dolce (facoltativo)

Esecuzione
Pelate le peste e tagliatele a pezzi (dei quadrati di circa 2 cm di lato).
Sbriciolate grossolanamente gli amaretti con le mani, senza ridurli in polvere.
Mettete le pesche  in una pentola con lo zucchero e fatele cuocere per circa 5 minuti, durante i quali rilasceranno il loro succo, dopodichè aggiungete il cacao, facendolo sciogliere nel succo delle pesche, e gli amaretti, precedentemente sbriciolati grossolanamente con le mani senza ridurli in polvere. Aggiungete anche, se volete, il cucchiaio di Marsala dolce e fate ancora cuocere per 5 minuti o fino a quando il sughetto di sarà leggermente anddensato  ma sarà ancora abbastanza "liquido": raffreddandosi, infatti, si addenserà ulteriormente grazie allo zucchero presente.
Il modo migliore per gustare queste pesche è, per me, di servirle leggermente tiepide, o  dopo averle fatte raffreddare a temperatura ambiente per un paio di ore. 
Se invece le volete servire come un fresco dolce al cucchiaio, ponetele in frigo e servitele con un ciuffo di panna leggermente montata poco zuccherata.
















9 commenti:

  1. Mia mamma uguale alla tua: cuoce. Non perché non ne sia capace, ma il cibo per lei è un nemico da sorvegliare :-( dolci poi non ne parliamo. Non fosse stato per mia nonna, non saprei cosa siano. Ovvio che io abbia la sindrome del cacciatore: abbuffarsi quando si può! (non sono obesa, eh!).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. AHAHA PELLEGRINA... Ho il dubbio che le nostre nonne cuocessero tutte, sai, e il mito della nonna chef sia proprio solo...un mito! E cmq io la sindrome del cacciatore ce la devo avere..a prescindere, come si dice ora: cioè mi abbuffo sempre, comunque e dovunque..(e non sono obesa, ma ben piantata sì;-)
      un abbraccio Pellegrina, ciao!
      Cinzia .-))

      Elimina
    2. nono la mia nonna cucinava anche se non da chef, ma da persona che sa cosa sia gratificarsi e gratificare sì. Non fosse stato per lei non avrei saputo cosa fosse un dolce fatto in casa, o un piatto minimamente elaborato, o pasticciare per tirare le prime sfoglie. Una delle ricette che ho imparato a fare con lei, la classica dei nostri esperimenti, era di annabella in cucina, i wurstel in camicia (cioè in una sfoglia di pasta all'uovo tipo tagliatelle con aggiunta di un pezzo di burro fuso, una brisée un po'eterodossa insomma, molto più leggera della sfoglia classica). Il disastro vero l'ha fatto mia mamma, per la quale il cibo è un nemico 365 su 365 tre volte al dì :-( e io ovviamente sono uscita stragolosa. La cosa buona che ha fatto lei, però, è rendermi totalmente immune dalle porcherie del junk food, dai soft drinks alla Nutella e al cibo confezionato in genere. Mettiamola così... :-) cacciatore ma d'élite :-)

      Elimina
  2. Da due giorni mi accompagnano a colazione e mi piacciono molto, anche se non sono belle come le tue, meno cremose. Domanda: che amaretti usi? Perché io non riesco a trovarne che non siano dolcissimi. Anche se ho eliminato totalmente lo zucchero e ridotto la quantità di biscotti per me sono sempre molto, troppo dolci. Ho aggiunto cacao, messo una pesca in più, ma niente da fare. Alla fine ho pensato di mettere la prossima volta metà amaretti, per l'aroma delizioso, e metà crosta di pane raffermo, che forse era vicino allo spirito di dolce povero: tanta frutta di stagione, un pugno di briciole, un cucchiaio di prezioso cacao... ma non so se non viene un pappone. Peccato perché la ricetta mi piace molto! e quindi grazie alla nonna di Narzole e a te per averla condivisa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. P.S.:... in fonod gli stessi amaretti, fatti con le mandorle di albicocche erano un biscotto povero...

      Elimina
    2. Pellegrina, ma come sono contenta che tu abbia rifatto queste pesche! veramente! Allora, io ero al mare e ho usato dei banalissimi amaretti carrefour secchi in pacco, una roba tipo due euro...li ho sbriciolati a mano molto grossolamente perche poi, mettendoli in pentola con il succo delle pesche, sono diventati morbidi morbidi, sono cotti insieme al succo rilasciato dalle pesche, quindi. Forse l'unica cosa è di badare di non metterli alla fine ma metterli subito assieme a tutto il resto, così si ammollano.. Per quanto riguarda il pane hai ragiome...secondo me non viene male, verrebbe tipo una crema...ora poi van di moda le zuppe di pane frullato, tu sei sempre à la page e all'avanguardia!! .-) Ciao Pellegrina, buona serata.-) E..grazie

      Elimina
    3. Grazie Cinzia e non prendermi in giro! Sono all'avanguardia solo perché rimango sempre così alla retroguardia che mi raggiunge l'avanguardia successiva :-P. Con la tua autorizzazione proverò il pane raffermo, di quello buono, eh. Quanto alla consostenza miei amaretti si sono praticamente dissolti! e li avevo sbriciolati ben poco. Buon we.

      Elimina
    4. AH, ma c'ero anche io, tra i primi della retroguardia, non mi hai vista?;-)
      Cmq quelli che avevo io si son sentiti....se si dissolvoo..non è bello! E nemmenuo buono, soprattutto! Meglio di sicuro il pane raffermo ..quello buono, eh? Io ho già congelato mezzo toscano per l'occorrenza!.-) Ciao Pellegrina, buona domenica anche a te!

      Elimina
    5. In questa stagione fatta con le pere, e con i soliti accorgimenti anti-zucchero. Ottima anche così, io ci unisco pure delle quenelle di ricotta ;-).

      Elimina

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.