TORINO FOOD

mercoledì 22 luglio 2015

TAGLIATELLE CON ZUCCHINI "TROMBETTA" LIGURI e PARMIGIANO







Che qui chiamano anche "zucchette.
Qui in Liguria, intendo.
Le chiamano anche "zucchette" oltre al più comune "trombette".
Nessuno le chiama "zucchini", ad ogni modo.
Nè tantomeno "zucchine"(bleah).
E meno male.
E meno male perchè a  me, gli zucchini - o zucchine che dir si voglia - mica piacciono tanto.
Anzi, direi che non piacciono quasi per niente: scottata dall'esperienza infelice avuta da piccola, quando zucchini e melanzane erano  ortaggi spesso amari - e molto - sono cresciuta con quella convinzione e quel gusto: gli zucchini non son buoni, gli zucchini sono amari! Perchè poi adesso siano decantati in ogni dove come ortaggi buoni&dolci& delicati me lo sono sempre chiesto. Forse perche ora in effetti è veramente così,  e come non si trova più una melanzana "piccante" manco a pagarla, lo stesso vale per gli zucchini che in effetti, probabilmente per i moderni metodi  di coltivazione o per la selezione delle sementi,  han perso quel gusto amaro che li contraddistingueva decenni fa. 
Oggi, infatti,  non sono più amari. 
Oggi sono più solamente insipidi.
Certo, certo, li spacciano dappertutto per "dolci", "delicati" e via dicendo, ma la verità è che  sono semplicemente e irrimediabilmente insipidi. Certo, in confronto al gusto amaro di un tempo è un bel guadagno, ma cmq ciò non toglie che, oggi, gli zucchini insipidi siano e insipidi rimangano!
Come Artusi parlava del cavolfiore chiamandolo "la più insipida tra le verdure", e si raccomandava ben bene di cucinarlo secondo la sua ricetta per dargli un qualche gusto e sapore, così io accanto al cavolfiore ci metto ora sicuramente gli zucchini.
Ma non le trombette!
Le trombette no, eh! 
Le trombette non sono zucchini, l'ho detto, nè tantomeno piccole zucche - l'unico ortaggio che veramente mi schifa e mi disgusta, con quel suo gusto dolciastro ma soprattutto con quella sua consistenza fegatosa, filosa, molliccia - no, no. Le trombette sono un'altra cosa: tenere, dolci delicate ma saporite e senza un filo di amaro, sono ottime da sole, trifolate, o accompagnate ad un bel piatto di pasta per formare un primo completo  e gustoso.
Io le ho preparate così: stufate in padella (non fritte!) o, la maggior parte delle volte,  nel forno a microonde, che secondo me rimane imbattibile per certe verdure,   sono un piatto semplice e veloce che per me ha il gusto del mare, dell'estate, della Liguria: semplicemente, trombette!
Ah, vi chiederete perché, dopo tutto questo sbrodolamento sul fatto che non siano zucchini, nel post io li abbia comunque denominati "zucchini trombetta".  Per due motivi: uno, perchè penso che chi fa una ricerca su google digiti più probabilmente "zucchini trombetta" che non semplicemente "trombette", rischiando cioè  di vedersi come risultato una serie di trombe giocattolo e indirizzi di negozi di giochi per bambini, e poi perchè ... perché...sì, in effetti, e inspiegabilmente per me, la loro famiglia è quella, disgraziata, di zucche, zucchini & C.,  così come, inspiegabilmente,   la quinoa fa parte della famiglia degli spinaci e non di quella dei cereali! Meraviglie della natura. A me comunque della famiglia di appartenenza delle trombette poco importa, alla fin fine: sono semplicemente buone e basta!
E quindi...VIVA LE TROMBETTE
ABBASSO GLI ZUCCHINI!






TAGLIATELLE CON ZUCCHINI TROMBETTA E PARMIGIANO REGGIANO

Ingredienti per 2 persone:

500 gr di zucchini trombetta liguri
1 spicchio di aglio
1  rametto di rosmarino fresco
mezzo cucchiaino di origano
30 gr di Parmigiano Reggiano grattugiato
4 cucchiai di olio extravergine di oliva
sale q.b.

due matassine  di tagliatelle all'uovo o altro formato di pasta a piacere.


Preparate gli zucchini in tegame o nel microonde.
In tegame: mettete l'olio nel tegame insieme all'aglio e al rosmarino, fate prendere gusto per un paio di minuti a fuoco lento poi unite gli zucchini trombetta tagliati sottilmente a rondelle con una mandolina. Salate con un cucchiaino di sale, fate insaporire un paio di minuti, aggiungete un paio di cucchiai di acqua calda, coprite con un coperchio e portate a cottura, girando ogni tanto. Se necessario aggiungente qualche cucchiaio di acqua calda. Negli  ultimi 5 minuti circa, togliete il coperchio e  portate a cottura facendo asciugare il liquido residuo.  Ci andranno in tutto 20/25 minuti. 
Nel forno a microonde: mettete l'aglio, l'olio, il rosmarino e l'origano in un recipiente largo, per mircoonde. Fate andar per circa un minuto alla max potenza, poi aggiungete gli zucchini trombetta tagliati a rondelle sottili con una mandolina  e il sale. Irrorate con un dl di acqua fredda (necessaria in quanto il forno a microonde asciuga di molto gli alimenti) e coprite con un coperchio per microonde (io con un pezzo di carta forno).  Impostate la max potenza per 15 min circa, aprendo lo sportello ogni 5 minuti per girare gli zucchini e, eventualmente, aggiungere altra acqua. Gli ultimi 5 minuti togliere il coperchio e girare più spesso, per impedire che le trombette si asciughino troppo. Togliete dal forno.
Grattugiate il Parmigiano.
Fate bollire la pasta prescelta per il tempo indicato.
Scolare la pasta tenendo da parte un po' di acqua di cottura.
In una zuppiera, mettete il Parmigiano grattugiato, poi mettetevi la pasta scolata e infine gli zucchini trombetta. Girate il tutto mescolando con un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta, per legare bene il parmigiano, completare con un giro di olio extravergine di oliva a crudo e servire caldo.

Nota: gli zucchini trombetta così cucinati e senza l'aggiunta della pasta,  sono anche un ottimo secondo che accompagna benissimo un piatto di carne o di formaggio.






mercoledì 15 luglio 2015

GROM: IL GELATO NON ARTIGIANALE.



  
Sarà pure "come una volta".
Ma non è artigianale.
E qui la logica fa difetto. 
Infatti, se un gelato è pubblicizzato essere prodotto "come una volta", e se è assodato che "come una volta" sta a significare un prodotto  fatto a mano nel piccolo laboratorio dietro casa quando non addirittura in casa,  e subito messo in vendita fresco e appena fatto,  beh, allora vediamo che Grom non ha seguito un ragionamento logico, a essere gentili.
Come fa, infatti, un prodotto ottenuto "come una volta" -  e il che richiama la nozione di "artigianale" -  ad essere invece prodotto -tutto -  in un grande centro di produzione -   a Mappano, nella fattispecie - poi  subito congelato e infine smistato a tutti i centri di vendita sparsi in giro per il mondo, Tokyo compresa? Alla faccia del laboratorio dietro casa!  Alla faccia dell'"artigianale! 
Così devono aver pensato al Codacons -  e giustamente -  quando hanno stabilito che il gelato di Grom, per quanto eccellente (per alcuni) non si possa fregiare della dicitura "artigianale", in quanto la stessa è riservata esclusivamente ai prodotti ottenuti in loco e ivi smerciati, e non anche a quelli prodotti a Mappano e poi venduti a New York!  E notare che a Mappano si concentra TUTTA la produzione di Grom, tutte le miscele per tutti i gelati, venduti dovunque in giro per il mondo. E quindi, la premiata Ditta si è dovuta affannare a ripensare alla comunicazione ed alla pubblicità del suo ormai planetario prodotto e togliere la dicitura "artigianale" dal suo marchio.
Una parte di me è  stata, non lo nego, felice di questa decisione: il gelato di Grom non mi è mai piaciuto -  in quanto per i miei gusti lo trovo troppo freddo, troppo acquoso e troppo poco cremoso -  ma il problema non è tanto il mio gusto, che vale quel che vale cioè poco, ma il fatto   che non appena provavo a dire questa mia idea, questo mio gusto in giro, venivo guardata con sufficienza e tacciata di ciarlataneria e trogloditismo: il gelato di Grom ormai è uno status - symbol, un marchio di figaggine per chi lo produce e per chi lo consuma, e il solo fatto di non essere d'accordo sulla bontà dello stesso ti faceva cadere nel girone degli incompetenti del gusto.
Per quanto la decisione del Codacons non sia certo un giudizio di gusto, di processi o di materie prime, che rimangono tutti  a livello di eccellenza, è comunque una precisazione che certo Grom non inserirà tra le "pubblicità gratis positive" dei suoi bilanci,  anche se non credo che questa, per fortuna loro,   cambierà minimamente i loro bilanci o i gusti dei loro fan, che rimangono e rimarrano fedeli al loro gelatiere di fiducia così come al loro I-phone.
Ma almeno, io, una piccola rivincita me la sarò presa, contro gli osannatori e fanatici di Grom a tutti i costi: il gelato NON è  artigianale, è un semilavorato con tutto quel che ne consegue e  io me lo  sentivo già sotto le papille ancor prima del codacons! Altro che sgardi di sufficienza!
Solo  ancora una cosa: fino a ieri mi pareva di essere l'unica a dire in giro, tra sguardi di sufficienza e commiserazione,  che il gelato di Grom non era di mio gradimento. Ora invece, dopo questa decisione del Codacons, pare che la pensassero tutti così, tutti come me. Ma..dove erano, dove eravate, tutti, .."prima"???

sabato 11 luglio 2015

SNELLO ROVAGNATI: IL VIDEO (il primo)








Vi ricordate la sfida di Snello Rovagnati, a cui ho avuto il piacere di partecipare, e che prevedeva una sfida all'ultimo prosciutto con altre 5 agguerrite foodblogger, sottoposte all'insindacabile giudizio di Chef Gotti, "allenatore" della Nazionale Italiana Cuochi?
Quello a cui ero arrivata non prima, purtroppo, ma seconda? 
Quello a Milano, nella cornice di TuttoFood?
Bene, ora c'è il video.
Il video della prima sfida tra me e Valentina, e lo troverete a questo link:

http://mondosnello.it/mondosnello/eventi/food-show/video/

Devo dire che le mie barchette di pera spadellate con mousse di crescenza, mandorle  e curry  mi hanno portato fortuna, e mi hanno regalato il passaggio alla sfida successiva...ma questo è un altro episodio, disponibile a breve; per ora, "gustatevi" il primo.
Ciao a tutti! 
Cinzia

P.S. Nelle foto sopra, io sono quella a sinistra, più "in carne": cucinare, vuol dire assaggiare, e un buon palato, un palato allenato, esige ben qualche "sacrificio"...;-)

sabato 4 luglio 2015

PASTA CON FAVE E PISELLI



Pasta con fave e piselli: che c'è di più semplice?
Cuoci la pasta, cuoci le fave, cuoci i piselli, unisci il tutto e dai una spadellata  finale, semplice no?
Ormai, sono così  abituata a giocare alla piccola pasticciera della domenica, alle prese con termometri da cucina, pastorizzazione delle uova, creme da non far stracciare (cosa che ovviamente non mi riesce mai),  bilance di precisione e compagnia bella, che mi sembra che tutto il resto sia semplice, troppo semplice per essere degno di essere postato in un blog, per quanto umile come il mio, troppo elementare per  dare "istruzioni" per come eseguire la preparazione. 
Sto parlando di primi, ma anche di secondi, di contorni, di pasta, di risotti, di carne, di verdura, legumi uova....Ogni volta che preparo un piatto di pasta, o di riso, o un secondo di verdura e fotografo immancabilmente il tutto, quando arriva il momento di "postare" il tutto sul mio blogghettino, mi prende la vergogna e il timore di  illustrare preparazioni troppo semplici e che soprattutto non hanno alcun bisogno di un "libretto di istruzioni", vale a dire, un post dedicato. Un po' come postare la ricetta di pane e salame, no? E che ci va? Prendi il pane, prendi il salame, ficchi il salame dentro il pane e  bell'e che fatto il tuo panino. Certo, volendo prenderci in giro si potrebbe presentare la "ricetta" in questo modo: "Prendete del pane, fresco, possibilmente casereccio tipo pugliese o toscano, o, se si preferisce, una michetta fresca di giornata. Prendete un salame nostrano di tipo felino o altro a piacere (preferibilmente indicare un tipo ed una marca di salame, possibilmente sconosciuta ai più, per tirarsela da esperti gourmand, per fare effetto e farsi un po' di pubblicità al blog) ed affettatelo sottilmente.  Prendete una fetta di pane ed adagiatevi sopra in modo decorativo qualche fetta di salame, facendo fuoriuscire  leggermente il salame fuori dalla fetta, in modo coreografico. Chiudete con l'altra fetta di pane e gustate subito. Nel caso  non doveste consumarlo subito, conservate il  panino in frigo fino al momento di servire, avvolto da pellicola trasparente, e tiratelo fuori dal frigo 30 minuti circa prima del consumo.  Note tecniche: il pane, se lasciato all'aperto, tende a seccarsi in breve tempo. Si consiglia quindi  una degustazione  immediata. Nota n. 2: il salame, se lasciato a temperatura ambiente già affettato, fa ancora più schifo del pane secco, soprattutto in climi caldo-umidi tipo quelli tropicali o quelli attuali nella patria Italia. Si consiglia quindi altrettanto caldamente, di degustare il salame, racchiuso nelle fette di pane, subito dopo la preparazione del panino.  A piacere, guarnite il panino con fettine di insalata oppure scaldate leggermente le fette di pane sotto il grill del forno per un paio di minuti e, una volta raffreddate, spalmate con un velo di burro fresco di montagna (e anche qui, indicare preferibilmente la marca del burro, anche questo possibilmente sconosciuto a cani e porci,  per farsi un po' di pubblicità al blog e tirarsela da saputi per la seconda volta). Procedete poi alla farcitura come sopra indicato."
Vi sembra serio?
No, ma ...vi sembra serio?
Si può prendersi in giro così, lettori ed autori, postando ricette elementari e tirandosela da cuochi esperti?
Io ho una certa ritrosia, veramente non riesco a postare ricette che giudico troppo semplici, mi sembra di   prendere in giro i quattro gatti che leggono questo blog e  mi sembra pure di essere in malafede, di rubare il loro tempo, di far loro un danno,   far perdere  la sola  cosa più importante del denaro:  il tempo.
E ciononostante, mi rendo anche conto che, ragionando in questo modo, potrei postare solo ricette di pasticceria, le sole che richiedano veramente un'attenzione , una tecnica ed una cura particolare e che rischiano veramente di "non riuscire" se abbandonate a se stesse. . Ma...è anche vero che la cucina non è questione solo di tecnica, ma anche e soprattutto - e lo capisco sempre di più - di gusto. Di conoscere i sapori. Di saperli abbinare. Saperli cuocere rispettandone le caratteristiche, anche con cotture semplici ed essenziali. Ed avere quel tocco in più, quell'estro che trasforma un buon piatto in un piatto speciale.
Ecco, in questa ricetta invece non troverete il tocco d'artista, per mancanza di materia prima, cioè l'artista: io, non lo sono . 
Troverete però un ottimo piatto della tradizione, semplice ma gustoso e saporito, così come lo mangiavo da piccola e come mi mi è sempre piaciuto tanto, e mi piace ancora ora. Non ho aggiunto niente, non ho cercato titoli accattivanti (anzi, lo stesso titolo, che fa riferimento ad un nome generico "pasta", senza specificare nè tipo nè marca, e il non cercare aggettivi interessanti tipo "pisellini croccanti e fave fresche", è una scelta precisa). L'ho lasciato   così come lo conosco, immutato e  immobile come una poesia. E per me, non aveva bisogno di altro. 
....Forse, a volte, il tocco d'artista è  anche il non aggiungere niente,  non variare nulla, lasciare così, nel tempo.

Note (potevano mancare?): in realtà, se proprio vogliamo dirla tutta, un po' anche questo piatto è stato rivisitato. Quando lo mangiavo da piccola, nè mia nonna nè tantomeno mia mamma, poco inclini all'arte culinaria, si sono mai sognate di sbucciare le fave ad una a una. Forse non ne avevano voglia, forse non si usava, forse eravamo tutti più poveri,  non so...fatto sta che la versione originale del piatto prevedeva che fave e piselli fossero cotti assieme in padella con olio e aglio per una mezz'oretta, aggiungendo al limite un po' di acqua. Senza sbucciare nessuna fava (nè tantomeno i piselli!). E poi ci mangiavamo tutto così, pasta, piselli, fave e buccia (che bestie!).
Io invece, con l'abbondanza di tempo e di denari che mi ritrovo (...), mi prendo la briga e  il lusso di sbucciare le fave ad una ad una, e gustarmi solo il morbido baccello. 
Anche perchè altrimenti, Gabriele non le mangia.

Nota 2: sempre la versione originale del piatto, non prevedeva le più raffinate penne, ma dei maccheroni che non ho mai più ritrovato in giro: tozzi, a forma di quadrato, e non allungati, più larghi e spessi delle penne ma, immagino, con sapore uguale.  Ovviamente, penso che qualsiasi tipo di "pasta" di grano duro, corta o lunga,   vada benissimo. E anche quella di grano tenero! Quello che rende buono un piatto, è la cura che si mette nel prepararlo (oltre ovviamente a buoni ingredienti).





PASTA CON FAVE E PISELLI

Ingredienti per 4 persone:

1 kg di fave fresche (dopo sgranate e sbucciate, ricaverete circa 250 gr di prodotto edibile)
gr 500  di piselli freschi (da cui otterrete circa 250 gr di prodotto edibile)
due cipollati freschi (o in mancanza un quarto di cipolla)
olio extravergine di oliva
origano secco o timo fresco
sale
250 gr pasta di grano duro di formato corto (maccheroni, penne)
Facoltativo: 
mezzo spicchio di aglio
ricotta salata grattugiata


Esecuzione

Pulite  le fave: aprite il baccello,  estraete  i semi poi  tuffateli in  acqua bollente per circa un minuto.
Scolate le fave poi levate  ad una ad una la buccia che le ricopre, incidendole con un coltellino alla sommità e premendo con le dita per fare uscire il seme pulito.  In questo modo, il prodotto edibile finale è di circa il 20-25%  (e quindi da 1 kg di fave da pulire, otterrete circa 250 gr di fave pulite).
Sgranate i piselli e teneteli da parte.
In un tegame mettete a scaldare 5 cucchiai di olio extravergine di oliva con i cipollati affettati e, se lo usate, lo spicchio d'aglio schiacciato nell'apposito attrezzo o anche lasciato intero e solo schiacciato. Fate rosolare leggermente  poi aggiungete  i piselli,  il sale e fate insaporire per un paio di minuti. Bagnate poi  con 1 dl di acqua calda, coprite e fate cuocere per 10/15 minuti. In seguito, togliete il coperchio, aggiungete le fave e ancora qualche cucchiaio di acqua calda (le fave, essendo state preventivamente sbucciate, richiederanno un tempo  molto breve di cottura). Terminate di cuocere scoperto, aggiungendo eventualmente ancora qualche cucchiaio di acqua calda  per circa 5/10 minuti. La cottura totale dovrà essere di circa 25/30 minuti. A pochi minuti dalla fine, aggiungete qualche foglia di timo fresco, o di origano, e aggiustate di sale.
Nel frattempo avrete portato a bollore abbondante acqua salata.  Cuocetevi la pasta prescelta per il tempo indicato, poi  rovesciatela nella padella con le fave e i piselli, fate saltare per circa 1 minuto, poi servite.
Se piace, spolverare con scaglie di ricotta salata grattugiata.