TORINO FOOD

mercoledì 23 marzo 2016

BUGIE …o CHIACCHIERE…o FRAPPE..o…..





Mai piaciute, le bugie.
E chiamatele pure come volete: bugie, chiacchiere, frappe, sfrappole, cenci, nastri, galani galletti e balletti.
Tanto non mi piacciono.
Non mi sono mai piaciute, manco da piccola: secche, o come va di moda dire ora, "croccanti", neutre, con 'sto accidenti di zucchero a velo che mi dà un fastidio boia in faccia e in bocca, e che appena le addenti ti casca una vagonata di briciole addosso. E poi, appunto, secche, dure, scontrose..mica come un morbido plum cake o una calda torta di mele, no…loro sono lì, fredde, che ti guardano dall'alto della loro anoressia, come per dire "vedi come siamo belle, vedi come siamo magre e secche mentre tu hai la panza molle a furia di mangiar bignè?"
Pure antipatiche.
Non mi interessa che a Carnevale i "social  network" ridondino di immagini di bugie. Tanto, non le farò mai, né le comprerò: ripeto, non mi piacciono.
Peccato che un bel giorno  Gabriele, uscendo da scuola, mi dica trionfante:
"Ho mangiato le bugie!"
"Beh, ma tanto non ti piacciono, ne avrai mangiato solo un boccone immagino.."
"No, erano buone e ne ho mangiate tre, grosse! Non è vero che non mi piacciono!"
Eppure mi sembrava proprio che non gli piacessero…quando si dice non traslare sui figli la propria immagine.!
E vabbè, gli piacciono le bugie, che male c'é? Gliele comprerò  tutti i giorni dal panettiere suo preferito, quello da cui giornalmente gli compro due paste dure e due biovette, chiare, per favore.
E così faccio, per tutto il periodo di Carnevale. E lui se le mangia contento. 
Ogni tanto, ne assaggio una anche io, di queste bugie, e tra me e me rimugino che  sono proprio come le ricordavo: dolci  inutili.
Certo, le sgranocchio anche io, ma solo così, per fargli compagnia, per inerzia…così, ecco…
E gli faccio compagnia ogni giorno, sgranocchiando un po' delle sue bugie.
E poi succede che finisce  il Carnevale.
Non solo,  inizia pure la Quaresima, pensa un po'!
E il panettiere non fa più bugie. Nè lui, né gli altri.
Fine delle bugie. 
A Gabri ovviamente la cosa spiace, ma devo ammettere che anche a me la cosa non fa piacere: ormai ero abituata a quel bocconcino croccante a fine pasto, dolce ma non troppo, discreto, direi, che ti lascia in bocca il sapore di dolce senza essere invadente o pesante. Diciamola tutta, ecco, …mi mancano!
E allora?
Beh, allora…me le faccio io, in casa, e che sarà mai? Un po' di farina, uova, un po' di vino, impasti, stendi, friggi…vuoi che  non sappia fare due bugie?
Però..non le ho mai fatte, e un minimo mi devo documentare, cercare qualche ricetta, sui miei tomi o in rete.  E così, cerco, cerco delle ricette di bugie.
Ne trovo circa trecento, una diversa dall'altra.
Decido allora di andare sul sicuro, rifacedomi ai "classici", che per me vuol dire il mio caro, vecchio e consunto -   nonché anche veramente unto da decenni di consultazioni - ricettario Carli,  old edition, risalente agli avi:  il mio preferito. E le trovo, alla voce "nastri Val d'Oneglia". Semplici, sembrano semplici…Mah, vediamo anche qualcos'altro.. E do uno sguardo anche a  "Piemonte in bocca", altro ricettario consunto e unto. Semplicissime pure qui. Vediamo un po' in rete, va..vediamo lui, Montersino;  lui ci ficca l'aceto e sono previste ore di riposo. Mah… Guardiamo ancora..
Dopo mezz'ora di ricerca  di ricette di bugie  come se non ci fosse un domani, rimango stordita. 
Non so più dove girarmi, quale ricetta scegliere: ce ne sono di tutti  i tipi, con riposo, senza riposo, con aceto, senza, con Marsala, con il lievito, senza lievito,  con vino,  con latte e persino con succo di arancia!
Non so che pesci prendere. 
E allora decido di fare un bel mix: chiappo un po' di qui e un po' di là, finché trovo  persino, in rete,  i consigli di Massari, la sua ricetta di bugie! Sant'uomo, vuoi non ascoltarlo, lui il maestro dei maestri, il luminare dei luminari dello zucchero a velo? 
E quindi, faccio un bel riassunto e procedo,  sempre illuminata dal grande lume di Massari.
Impasto, tiro la sfoglia, do la forma. Fin qui tutto bene.
Poi friggo.
E qui piango lacrime amare, amare  e salate: le bugie, le dannate, mi bruciano tutte! Non faccio a tempo a gettarle nell'olio bollente e girarle che, mentre cerco di tirarle su, in quei pochi, insignificanti, dannatissimi secondi mi si bruciano tutte, passando rapidamente dal colorito panna al beige, all'ambra al senape,  al bruno van Dyck e infine al nero di seppia.  Da buttare, tutte! Impreco tirando giù tutto il firmamento mentre mi accingo a friggerne  un'altra padellata, che finisce anche lei come la prima: nella spazzatura! Non ho il tempo di buttarle che già le devo girare e levare, e mentre ne levo una, me ne bruciano altre sei.. E via,  altre bugie  dritte nella spazzatura, insieme alla padellata successiva. Mi strapperei i capelli dal nervoso, quando finalmente…capisco!
Capisco che  sono così sottili che che vanno cotte solo pochi secondi per lato, veramente solo pochi secondi, mettendone solo due o tre per volta in padella, e capisco soprattutto  che devo levarle praticamente subito. E infine, capisco pure che avrei dovuto munirmi non solo di mestolo forato ma proprio del ragno,  per toglierle velocemente dall'olio senza però tirare su un ettolitro dello stesso.
E allora, friggo  ancora  le ultime bugie: poche, tre o quattro, anche perché sono le ultime che mi sono rimaste dopo l'incendio di Roma. Le prendo, le immergo nell'olio. Dopo tre secondi le giro. Lascio ancora  pochi secondi. Le scolo, stavolta col ragno.
Belle, belle le mie bugie, croccanti, calde, fragranti, ma soprattutto dorate, di un bel colore oro senza nessuna tendenza al nero bruciato!
Insomma, alla fine, ce l'ho fatta, di fuori sembrano proprio belle, come le bugie comprate ma…dentro? Saranno anche buone? 
Assaggio….un po' in ansia: in fondo anche se godono della fama di dolci semplici, in realtà tra impasto, tirare la sfoglia, friggere con il patema di bruciare tutto e scolare alla velocità della luce, un discreto sbattimento mi sono costate: non sono poi così scontate, così semplici. 
Però….però il mio sbattimento è stato ricompensato: non sono buone: sono buonissime, come quelle comprate, anzi, di più! E non lo dico solo io, ma anche Gabriele, che se le è sbranate tutte! Eh, sì, Gabriele, avevi ragione tu: le bugie…sono buone, anzi, BUONISSIME! Cosa mi sono persa, in tutti questi anni in cui ero convinta che non mi piacessero!;-)



                                

NOTE TECNICHE PER LA PREPARAZIONE DELLE BUGIE

Riassumo qui sotto i consigli che ho raccolto in rete, tutti provenienti dal Maestro Iginio Massari. 
Fatene tesoro, come ho fatto io, e gusterete le miglior bugie della vostra vita!

1) FARINA: occorre farina forte (circa 320 W), contrariamente a quanto si potrebbe credere. Le proteine, maggiormente presenti nelle farine di forza, infatti fanno  assorbire meno olio in cottura e sviluppare più le bolle tipiche delle bugie, a vantaggio di una maggiore fragranza.
2)SPESSORE DELLA SFOGLIA: di circa 1 o 2 mm. Per me, alla penultima tacca della macchina tira pasta (la tacca n. 8 su un tot. di 9 tacche)
3) TAGLIO AL CENTRO: occorre farlo, per far sviluppare meglio le bugie in cottura.
4) FRITTURA: mai superare i 180 gradi. La temperatura corretta è sui 175 gradi, pena la bruciatura di tutta la fornitura completa.
5) TEMPO DI COTTURA: pochi, pochi pochi secondi per lato. Provare per credere. Pena una disastrosa bruciatura di tutta la vostra produzione, come sopra.
6) IMPASTO: una volta tirata la sfoglia e formate le vostre bugie, non lasciatele troppo tempo a stazionare ma friggetele subito, altrimenti in cottura non cresceranno e non svilupperanno le classiche bolle.
7) LIEVITO. Non serve. Se lo volete proprio mettere, ricordate che allora la sfoglia dovrà essere tirate più spessa (altrimenti le vostre bugie si sbricioleranno  non appena le prenderete in mano) e, comunque, cresceranno meno.
8) LIQUORE/VINO: non abbiate paura per i bambini. Come tutti sappiamo (vero?) l'alcool evapore a circa 50 °…e noi friggiamo a 180°! Tra l'altro, il liquore darà anche più colore alle nostre bugie.
9) ZUCCHERO: come il lievito. Cioè, non è necessario. Io non l'ho messo, ma se volete metterlo, mettetene poco. Il pizzico di sale, invece, ci va, sempre.




                                 


BUGIE 
(o chiacchiere, frappe, galani, nastri..)

Ingredienti:

250 gr farina forte, circa 320 W (oppure farina debole, 170W mischiata a circa un quinto di farina molto forte tipo Manitoba; la farina forte sviluppa più "bolle" in cottura e non assorbe troppo olio)
50 gr burro
1 uovo
2 gr sale
1 cucchiaio di estratto di vaniglia o semi di una bacca di vaniglia o  una bustina di vanillina oppure 20 gr di zucchero (1 cucchiaio circa)
buccia di  mezzo limone (piccolo)  grattugiata
4 cucchiai di Marsala semisecco, circa 1 dl (o vino bianco non dolce,  o succo di arancia)
olio di semi di arachidi per friggere

Esecuzione:

Impasto a mano:
Mettere la farina a fontana (con l'eventuale zucchero, se lo usate. Io non l'ho utilizzato), insieme al sale e la scorza di limone  sul piano di lavoro.  Fare la fontana in mezzo  in centro e aggiungere il burro morbido a pezzetti, l'uovo e   l'estratto di vaniglia. Impastare  il tutto  con il  Marsala o  il  vino bianco (o  succo di arancia, se si usa).  Aggiungere eventualmente altro vino o Marsala se l'impasto lo richiedesse. Continaure ad impastare fino ad avere un panetto liscio e omogeneo. Coprire con pellicola a contatto e far riposare almeno per mezz'ora. Trascorso questo tempo, tirate a mano o con la macchinetta (io con la macchinetta, alla penultima tacca, cioè la n. 8 su un tot di 9 tacche) una sfoglia di  circa 1 o 2 mm di spessore al massimo. Ritagliatela poi in rettangoli di cm 8 x 12  e fare un taglio in centro, per favorire una migliore cottura e far sviluppare meglio le bolle. Friggere subito le bugie così ottenute, altrimenti in cottura non si svilupperanno le classiche bolle, ad una temperatura di 175°,  e cmq non oltre i 180,  immergendo le chiacchiere poche alla volta, circa 3 o 4, e lasciandole friggere solo per pochi secondi  per parte (diventano subito colorite  infatti, e se lasciate ancora nell'olio, si bruceranno). Scolarle con un "ragno" e  disporle  a  perdere l'olio in eccesso su dei fogli di carta da cucina. 
Servire spolverizzandole di zucchero semolato o a velo (meglio semolato).

Con l'impastatrice con gancio a K, come ho fatto io,  o con il mixer:
Mettere tutti gli ingredienti nella tazza e cominciare ad impastare piano, solo fino all'ottenimento di un impasto quasi formato. Finire di compattare a mano, poi fare il panetto, farlo riposare per almeno mezz'ora coperto e procedere come sopra per l'impasto a mano.

NOTE TECNICHE PER LA PREPARAZIONE DELLE BUGIE

Riassumo qui sotto i consigli che ho raccolto in rete, tutti provenienti dal Maestro Iginio Massari. 
Fatene tesoro, come ho fatto io, e gusterete le miglior bugie della vostra vita!

1) FARINA: occorre farina forte (circa 320 W), contrariamente a quanto si potrebbe credere. Le proteine infatti fanno  assorbire meno olio in cottura e sviluppare più le bolle tipiche delle bugie.
2) altezza della sfoglia: di circa 1 o 2 mm. Per me, alla penultima tacca della macchina tira pasta (la tacca n. 8 su un tot. di 9 tacche)
3) TAGLIO AL CENTRO: occorre farlo, per far sviluppare meglio le bugie in cottura.
4) FRITTURA: mai superare i 180 gradi. La temperatura corretta è sui 175 gradi, pena la bruciatura di tutta la fornitura completa.
5) TEMPO DI COTTURA: pochi, pochi pochi secondi per lato. Provare per credere.
6) IMPASTO: una volta tirata la sfoglia e formate le vostre bugie, non lasciatele troppo tempo a stazionare ma friggetele subito, altrimenti in cottura non cresceranno e non svilupperanno le classiche bolle.
7) LIEVITO. Non serve. Se lo volete proprio mettere, ricordate che allora la sfoglia dovrà essere tirate più spessa (altrimenti le vostre bugie si sbricioleranno  non appena le prenderete in mano) e, comunque, cresceranno meno.
8) LIQUORE/VINO: non abbiate paura per i bambini. Come tutti sappiamo (cerò?) l'alcool evapore a circa 50 °…e noi friggiamo a 180°! Tra l'altro, il liquore darà anche più colore alle nostre bugie.
9) ZUCCHERO: come il lievito. Cioè, non è necessario. Io non l'ho messo, ma se volete metterlo, mettetene poco. Il pizzico di sale, invece, ci va, sempre.

giovedì 10 marzo 2016

TORTA MOCACCINA DI ERNST KNAM



"Ma chi me lo fa fare?? Mai farò questa crostata!".
Questo ho pensato quando, guardandomi una puntata di  di Bake Off Italia qualche tempo fa, ho visto Knam procedere con teutonica fermezza alla decorazione di questa sua ennesima crostata.
Il nostro brandiva un cornetto di carta forno da lui manufatto e, guardando dritto negli occhi la telecamera, ammoniva: "e quando fate qVesta decorazione, sgVardo fiero, mano ferma!!". E poi, con aria molto truce e molto tedesca, procedeva a fare cinque, sei sette cerchi concentrici di morbida crema al cioccolato sopra uno strato di bianca gananche al cioccolato bianco. 
Perfetti. 
Cerchi perfetti. 
Non un indugio,  non una imperfezione. Semplicemente perfetti. 
Poi, con uno stecchino, li "striava", li allungava, ottenendo così una sorta di ragnatela. 
Tanto è bastato dal farmi sempre desistere dal fare questa crostata. 
Non ho grande manualità nelle decorazioni, mises en place, infiocchettamenti e abbellimenti vari, da me considerati inutile paccottiglia,  e le mie decorazioni sono sempre piuttosto spartane: io, guardo alla sostanza, al gusto, forse proprio solo perché non sono abile a fare belle decorazioni, tipo la volpe con l'uva di latina memoria. E d'altronde, ricordo benissimo quando persino  lo stesso Knam, in un'altra puntata di Bake off Italia,  aveva aspramente redarguito un concorrente, reo di aver  scritto "Sacher" su  una torta in modo effettivamente penoso,  con un aspro "SE NON SI SA SCRIFERE BENE, NON SI SCRIFE!!".
Io infatti non scrivo, né decoro.
E né faccio questa torta, né la farò mai, pensavo.
Sbagliavo.
La torta l'ho fatta.
Ho avuto l'idea un giorno, sfogliando per l'ennesima volta il libro di Knam "Che paradiso è senza cioccolato?". 
Bisogna infatti  dire che questo libro del nostro fiero pasticciere contiene veramente un mare di tesori: dietro l'apparente semplicità e rusticità dei dolci e delle foto presentati, in realtà  è una vera miniera di bontà, belle da vedere e ottime da assaporare, presentate in modo semplice sia come grafica che come esecuzione, senza tanti sbattimenti, ingredienti ricercati o additivi strani, proprio come piace a me.
Certo, in effetti sono quasi tutte crostate, ma chissenefrega, ormai le crostate vanno di moda, te le trovi dappertutto, pure nel bagno… 
Ecco, in realtà io non sono particolarmente amante delle crostate, preferisco le torte morbide, umide, e della crostata devo dire che  la "crosta", il guscio di frolla, è quello che mi  piace meno e che considero solo un mero contenitore per il vero  protagonista , cioè il ripieno, la farcia, le creme contenute all'interno del guscio di frolla;  un po' come la crema tiramisù nel dolce omonimo: a chi interessa se sia fatto con Pavesini, savoiardi manufatti, savoiardi del super o pan di Spagna del super? Quello per cui tutti sbaviamo, in un tiramisù, è la morbida, vellutata, lussuriosa  crema al mascarpone  e basta,  e non venitemela a raccontare!
Ad ogni modo, dicevo,  ri-sfogliando questo libro di Knam, mi imbatto di nuovo nella foto di questa crostata. 
Bella, è bella, poco da dire. 
Talmente bella che, questa volta,   mi soffermo anche sulla preparazione, sul ripieno,  e non giro pagina subito,  per partito preso, scartandola per la complessità della decorazione. E leggo i componenti di questa crostata: frolla al cacao. Crema pasticciera, crema ganache al cioccolato fondente e crema ganache al cioccolato bianco, il tutto aromatizzato con caffè solubile. Beh,  non è che sia impossibile a farsi, né troppo complicata….insomma, frolla e ganache non sono troppo complesse e riscuotono sempre un gran successo. Ok, c'è il caffè, che detesto, ma ormai ho imparato a sostituirlo con l'orzo (vero, Montersino? ) e non è più un problema.
Certo,  rimane il problema della decorazione, quello che mi  ha sempre fatto desistere dalla preparazione di questa bella torta. Però…però…in fondo,  penso, ma  chissenefrega, mica nessuno mi obbliga a  farla, la decorazione!  O anche se mai volessi farla, mica ci sarà Knam a sputarmi addosso! Sono a casa mia, e sono libera di fare tutte le decorazioni da schifo che voglio e anzi, se mi gira, posso pure spacciarle per arte!  
E mi accingo a preparare   la mia torta. A pezzi, come sempre, per non  avere troppo sbattimento tutto in una volta: preparo la frolla la sera prima e caccio in frigo, così lei si rilassa al freddo, come ogni buona frolla deve fare, e io,  il mattino dopo, dovrò solo più preparare la crema pasticciera e le due ganaches: robetta. 
E quindi, dopo la frolla, vado a nanna beata. La mattina, come da programma, preparo la crema pasticciera al microonde (Montersino, non finirò mai di volerti bene!): tempo, dieci minuti. Poi preparo la ganache al cioccolato fondente, pochi minuti pure lì, è più il tempo che impiego a spezzettare il cioccolato che a fare la crema. E poi  stendo la frolla, ci ficco il miscuglio di ganache fondente e crema pasticciera e inforno. Aspetto i 35 minuti previsti dalla ricetta. E sforno. 
Perfetta.
Cotta a puntino.
La faccio raffreddare un paio di ore, anche tre, a temperatura ambiente, perché non mi va di mettere le torte in frigo;  lo so, è una mia fissa, sono vecchia e rompiscatole ma le torte in frigo, al freddo, che diventano tutte dure, non mi va di metterle, a meno che non contengano panna, ovvio. Va da sé che,  così facendo,  invece dell'unica ora di riposo  in frigo prevista dalla ricetta,  ne aspetto tre fuori, ma va bene così. Verso l'ora di pranzo lo strato di crema sulla frolla è perfettamente indurito, come deve essere, e posso colarci sopra la ganache bianca. 
Bella, bella bianca, morbida, cremosa e voluttuosa.
Ecco. Potrebbe essere finita così. 
Potrei accontentarmi, finire così, e sarebbe già un bell'accontentarsi, di tutto rispetto: la torta è bella già così, la crema bianca, i bordi puliti e netti.
E invece ho deciso di complicarmi la vita.
Prendo dal frigo un paio di cucchiai di ganache fondente che avevo tenuto da parte,  "guarda caso". La scaldo leggermente al microonde. Faccio un cornetto di carta forno. Impreco: io non sono Knam, il cornetto mi viene una schifezza, la crema scappa dappertutto e maledico il momento in cui ho deciso di tentare la decorazione. Ma oramai la decisione è presa, il dato  è  tratto, il Rubicone è  lì davanti a me  e io verrò a capo della dannata decorazione, costi quel che costi. Butto tutto, cornetto e ganache compresa, e chiappo un più banale e industriale sac à poche monouso: non sarà figo, non sarà manufatto ma almeno sta assieme e non ci si deve dannare l'anima a tenerlo chiuso. Ci ficco la ganache fondente residua, faccio un taglietto di un millimetro alla base e poi..  
E poi … mi butto. 
La ganache bianca  è stesa da circa dieci, quindici minuti: il giusto Non deve essere ancora troppo liquida, cioè appena colata,  ma nemmeno  tropo densa, non bisogna aspettare troppo,  altrimenti dopo le striature non potranno essere fatte a dovere.
Con molta disillusione mi accingo a fare il primo cerchio, ovviamente la mano trema, anzi, sta per tremare. Ma poi mi si  materializza nella testa lui! Knam!! Che mi guarda severo con occhi di bragia  e mi intima: "sguardo fiero, polso fermo!!".
Sguardo fiero, polso fermo.
Attacco.
Un giro. 
Non è troppo difficile.
Due giri. Cz, sta venendo bene!!
Tre giri. Ma è bellissimo, ed è pure divertente!!!
Quarto giro. 
No.
Nessun quarto giro. 
Bastano tre giri, per me. 
Knam ne ha fatti sei o sette, io mi fermo qui, come Donatello nella canzone,  a tre giri.  Sono già contenta come una pasqua così: tre giri ben fatti, non perfetti ma decorosi. Ora devo solo più passare lo stecchino per creare l'effetto ragnatela,  una baggianata.
E ho finito.
Guardo. 
Knam non mi avrebbe sputato addosso!
Magari non sarei stata la miglior pasticciera amatoriale  d'Italia, a Bake Off, ma manco la più scarsa.
E poi, quello che conta è il gusto, no?
E allora, posso solo dire che questa torta è BUONISSIMA. BUO-NIS-SI-MA. 
Tra le migliori, se non la migliore,  - con la Linzer e quella di pane e mele di Montersino - che io abbia assaggiato e preparato ultimamente. Morbida, aromatica, cremosa,  con il bel contrasto della crema al cioccolato fondente sotto, col suol  bel retrogusto secco e distinto di orzo, e la morbida e dolce ganache al cioccolato bianco sopra. Un mare di sapori netti e diversi che insieme si equilibrano e lasciano in bocca un gusto e una morbidezza celestiali. E infatti me la hanno già "commissionata" tre persone di quelle a cui l'ho fatta assaggiare. Con la precisazione che "però "deve essere  uguale uguale, eh!!".
E io la rifarò "uguale uguale", e al più presto, soprattutto per una quarta persona, che la vuole ri assaggiare al più presto: io!

Nota 1): se qualcuno vuole veder lo "sguardo fiero e il polso fermo" di Knam che insegna a decorare la mocaccina, può guardare il video su Real Time, che trovate qui. A me, è servito molto!

Nota 2): la ricetta prevede 30 gr di caffè solubile. Io, intollerante al caffè, ne ho messi 18 di orzo solubile, e già mi sembravano troppi, a vederli. In realtà, a dolce finito, si avverte appena il gusto di orzo, e solo se lo sai e ti sforzi di sentirlo, quindi i 30 gr di orzo  (caffè nella ricetta di Knam) sono corretti. E ti pareva che Knam sbagliava??;-)

L









TORTA MOCACCINA DI ERNST KNAM
da "Che paradiso è senza cioccolato?" di Ernst Knam

Preparazioni occorrenti:
(per una tortiera di 22 cm di diametro)

pasta frolla al caca: 300 gr
Crema pasticciera 250 gr
ganache al cioccolato 250 gr
caffè solubile 30 gr (io 20 di orzo)
Panna fresca da montare 100 gr
cioccolato bianco tritato 200 gr 

Ingredienti ed esecuzione.

Per la frolla al cacao:
250 di farina
140 gr burro
140  di zucchero
50 gr di uova intere (1 uovo)
2 gr sale
5 gr di lievito chimico per dolci
20 gr di cacao amaro
1 stecca vaniglia


Per la crema pasticciera
200 gr latte
50 gr tuorli (circa due)
40 gr zucchero (circa 2 cucchiai)
12 gr amido di mais
4 gr di farina di riso
mezzo baccello  di vaniglia

Per la ganache al cioccolato fondente

110 gr di panna
150 gr di cioccolato fondente (io al 60%)
nota: quelle riportate sono le dosi del libro "che paradiso è senza cioccolato?". Sul sito  di Real Time però, dove è anche riporta la ricetta della mocaccina,  la dose  indicata è leggermente differente, vale a dire  cioè 100 gr panna e 100 gr cioccolato fondente)

per la crema al cioccolato fondente e caffè:
250 gr crema pasticciera
250 gr ganache al cioccolato
30 gr caffè solubile (io 20 gr di orzo)

Per la gananche al cioccolato bianco:
100 gr panna
200 gr cioccolato bianco

Esecuzione:
Per la frolla al cacao:

(Tirare fuori le uova dal frigo un'ora prima)
In una planetaria col gancio, oppure a mano, impastare il burro  precedentemente ammorbidito con lo zucchero e la vaniglia. Unire poi lentamente le uova (meglio se leggermente sbattute prima), quindi la farina, il cacao, il lievito e il sale. Appena la farina è incorporata, smettere di impastare (1/2 minuti). Formare una palla, avvolgere nelle pellicola e mettere in frigo minimo per mezz'ora minimo (ideale  un paio di ore).

Per la crema pasticciera:

Preparate una crema pasticciera con gli ingredienti indicati (potrete trovare qui il procedimento veloce di Luca Montersino oppure, come ho fatto io, farla ancora più velocemente in due minuti al microonde: mescolare bene insieme tutti gli ingredienti, senza montare le uova ma mescolandole molto bene, e mettere nel microonde alla max potenza controllando e girando la crema ogni trenta secondi circa. In tutto ci andranno circa 2 minuti o poco più).

Per la ganache al cioccolato  fondente:
Fate bollire la panna in un pentolino e rovesciatela sul cioccolato precedentemente spezzettato a piccoli pezzi. Girare, lasciare agire un paio di minuti poi mescolare con  una frusta fino ad avere un composto liscio e lucente.

Per il dolce:
Con una frusta, mescolate la crema pasticciera, la ganache e il caffè fino a ottenere una crema liscia. Tenete da parte  qualche cucchiaio di ganache ( due o tre basteranno) per la decorazione.
Stendete la frolla ad uno spessore di 3 mm e foderate uno stampo imburrato. Riempite metà dello stampo con la crema ottenuta (dovrete cioè lasciare un bordo libero di circa mezzo cm, che conterrà la tanche al cioccolato bianco)  e infornate a 175° per 35 minuti (io statico). Togliete dal forno, sformate e fate raffreddare per almeno 2/3 ore a  temperatura ambiente oppure mettete in congelatore fino a quando lo strato di crema al cioccolato non sia perfettamente solidificato.

Preparate la ganache al cioccolato bianco: fate bollire la panna in un pentolino e rovesciatela sul cioccolato bianco precedentemente spezzettato a piccoli pezzi. Girare, lasciare agire un paio di minuti poi mescolare con  una frusta fino ad avere un composto liscio e lucente.

Quando la torta è ben fredda (almeno un paio di ore, se a temperatura ambiente: lo strado di crema al cioccolato fondente deve essere ben solidificata per avere una stratificazione perfetta), versatevi sopra la ganache al cioccolato bianco: deve esser ancora morbida (basteranno circa 15/20 minuti dopo averla emulsionata) per poterla colare agevolmente e per fare le decorazioni, quindi, con l'aiuto di un cornetto di carta forno riempito con la ganache di cioccolato fondente tentato da parte (io con un sac a poche a cui ho tagliato l'estremità per avere un diametro di 1 mm circa) e con l'aiuto anche di uno stecchino,  fate le decorazioni che preferite. Ponete in frigo a rassodare per almeno un'ora.

N.B.
Per vedere il video di Knam su come eseguire le decorazioni a ragnatela, e altre,  cliccate qui


Nota: la ricetta prevede 30 gr di caffè solubile. Io, intollerante al caffè, ne ho messi 18 di orzo solubile, e già mi sembravano troppi, a vederli. In realtà, a dolce finito, si avverte appena il gusto di orzo, e solo se lo sai e ti sforzi di sentirlo, quindi i 30 gr di orzo  (caffè nella ricetta di Knam) sono corretti. E ti pareva che Knam sbagliava??;-)

giovedì 3 marzo 2016

IO MI SONO SALVATA GRATIS - 'le patatine' (estratto)




LE PATATINE

'Per placare l’ansia, in queste giornate sospese, mi attacco al  pacchetto di patatine.
Mannò, siamo sinceri: mi attacco al pacchetto di patatine non perché sono ansiosa, ma  perchè sono praticamente cinquant’anni che lo faccio  e non sono mai morta. 
Finora. 
Ma subito un pensiero mi assale: mi vengono in mente carrettate di libri sull’importanza del mangiare sano ai fini della prevenzione e cura dei tumori! Umberto Veronesi, Marco Bianchi e compagnia bella mi guardano severi, con  un mazzetto di germogli  di soia nella mano destra e una manata di quinoa nell’altra!
E io sto mangiando patatine a manate dal sacchetto! Fritte!!!
A momenti mi si bloccano nel gargarozzo, a pensare  quali conseguenze dannosissime potrebbero avere queste deliziose  e dorate patatine sulla mia salute, alle mie cellule impazzite e vogliose di cibi grassi e succulenti! Ma subito mi viene il lampo di genio: le patate, sono ben dei  vegetali, no? E l’olio per friggerle, non è forse vegetale??
SIIIII’!

E finisco tranquillamente il mio sacchetto di patatine beata e felice, e soprattutto  con la coscienza a posto!'

Come le più volpi tra di voi avranno già capito, quella sopra riportata non è una ricetta.
Eh no, non è la ricetta della patatine fritte.
Nemmeno quella della patate al forno con aglio e rosmarino.
Tantomeno quella delle patatine tipo chips, o per dirla più chiaramente, delle patatine sottili sottili modello patatine Pai - tanto per capirci - quelle che  apri il sacchetto appena arrivata dal super dicendo "ne mangio solo due" e poi ti finisci il sacchetto da tre etti in dieci minuti, con buona pace del colesterolo.
No, no….sembra quasi …un racconto.
Massì, è un raccontino! Uno spezzone, pare,  di "vita vissuta".
Vissuta da me.
Uno spezzone di vita vissuta proprio da me circa due anni fa, quando ho avuto  la fortuna, tra le altre, di ammalarmi di tumore al seno.
State tranquilli, non sono morta, e lo si può dedurre dal fatto che sto ancora qui, dopo due anni, a scrivere su questo mio blog. E oltretutto non mi è  nemmeno  andata troppo male: con un paio di interventi chirurgici, uno buono e uno "sballato", tanta fifa, tante amiche e  anche tante risate, alla fine ne sono uscita bene e nemmeno con troppo sforzo, senza cure invasive o altre scocciature di questo genere. Posso quasi dire di essermi salvata gratis!
E infatti, questo è il nome del libro. 
E quello sopra,è proprio un estratto del "mio libro"! 'Mio' non solo nel senso che sono raccontate vicende mie e fatti miei, ma nel senso che l'ho proprio scritto io, roba da matti! E me lo sono pure pubblicato (logico. Siamo seri: chi mi avrebbe mai considerato, tra gli editori "veri", me, misera sconosciuta?),  ovviamente a mie spese riconducibili semplicemente ad un paio di centinaia di euretti, quindi in modo relativamente indolore.  
Insomma, diciamo me la canto e me la suono, e cioè, nell'ordine:
mi ammalo.
Mi prendo una caga dell'accidenti.
Mi sbagliano l'intervento
Mi incazzo come una jena.
Alla fine di tutta la tiritera, ad ogni modo, guarisco. 
Ripenso al periodo di m…e vedo che ci sono anche dei lati sereni, divertenti. Anzi, direi proprio, a volte, dei lati comici, in tutta questa faccenda.
E allora, li scrivo. 
Sì, li scrivo:i lati comici di tutta questa storia. Perché ce ne sono stati, e molti. Ovviamente ci sono stati anche lati molto meno comici (ma va?), ma li ho inseriti nel libro  con molta, molta parsimonia: il tema è già pesante di per sé, inutile insistere sui lati bui o tristi che tutti abbiamo presente in casi come questo.
E quindi, ho scritto questo libro. 
Anzi, un libello. Un centinaio di pagine, scritte "grosse", oltretutto. In meno di mezz'ora lo leggete tutto. 
Eh, sì, lo "leggete". 
Voi,  cioè. 
O meglio, chi di voi avrà la voglia di trascorrere in questo modo mezz'ora del suo tempo.  Infatti, se è vero che il libro è opera di  "one man band", cioè scritto, impaginato, pubblicato da me, è anche vero che però è in vendita 'veramente', e si può acquistare 'veramente' al modico prezzo di 12 euro sul sito de "il mio libro" (giusto per chiarezza:di questi 12 euretti, 8,50 finiscono nelle tasche dell'editore/stampatore/portale per il suo servigio,  e non nelle mie)! Anche in versione e-book, al prezzo ancora più modico di 4,99 euretti, ora reperibile anche su Amazon, la Feltrinelli, Mondadori.
E quindi, se avete voglia di farvi due risate su un argomento in genere non così foriero di risate, dategli un'occhiata! E fatemi sapere: ci tengo. 


di Cinzia Alfè

acquistabile presso 
http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/231850/io-mi-sono-salvata-gratis/




Nota 1: come ogni mio post, anche questo ha una nota. Una nota per i miei amici blogger o proprietari di un blog o simili. 
Se volete, se avete voglia, se ritenete,  se  (stranamente) avete già  letto il libro o anche solo questo post e lo considerate degno della vostra nota, condividete questo post  stesso  o parte di esso sul vostro blog.  A scopi meramente e  biecamente pubblicitari!  Non ci ricaverete nulla, se non la mia gratitudine eterna.

Nota 2: ah, se volelte, sul sito de "il mio libro", potete anche votarmi, supportarmi e lasciare un commento o persino una recensione sul mio libro! Vale ovviamente quanto sopra..;-)

Terza nota. Troverete un paio di difetti nell'impaginazione. Ve l'ho pur detto che ho fatto tutto io, no, formattazione compresa? E nonostante le 59 riletture, alla fine mi è scappato qualcosa, porca miseria.. Eh, sì, ho proprio bisogno di un Editore vero! Mondadori, dove seeiiii?????