TORINO FOOD

sabato 30 aprile 2016

Pizzeria "LA FERMATA", Torino.

Oggi, 25 aprile 2016, io e Gabriele eravamo qui.
Pizzeria "La Fermata", Via Mazzini 6, a Torino.
Bella giornata, cielo terso. Un freddo cane.
Infatti, seduto fuori non c'è un cane.
Né cani, né padroni.




Bell'inizio, non c'è che dire.
Dopo essere stati praticamente sbattuti fuori dalla pizzeria in Piazza Vittorio, con vista sull'omonima piazza nonché sulla verde collina di Torino (seguirà post in merito), io e Gabriele approdiamo quindi  in questo nuovo locale, di cui avevo visto da soli pochi giorni  un link su Facebook relativo all'imminente apertura.
Ce ne freghiamo del fatto che non ci siano clienti fuori e del fatto che questo potrebbe essere  un pessimo  segnale - se non ci fosse una temperatura così frizzante che giustifica ampiamente la scelta di non sedersi fuori: abbiamo freddo e abbiamo fame, è festa e noi siamo in giro come due tapini alla ricerca di un locale dove riuscire a mangiare un boccone senza trovarci seduti in braccio al vicino di tavolo. In più Gabriele ha la fame tipica dei dodici anni quasi tredici, e quindi tra un po' mi sviene per strada. Meglio entrare, e subito. D'altronde è una pizzeria "al padellino', la preferita di Gabriele, un po' di ottimismo, su!



 Dentro, l'impressione non migliora molto la triste immagine dell'esterno: il locale è semivuoto, e conseguentemente  l'atmosfera che ne scaturisce  è desolantemente (ma esiste, "desolantemente"? No? Dite che esiste già "desolatamente"? Beh, però è bello, rende l'idea e ora scrivo alla Crusca di pubblicizzarmelo un  po') asettica, nonostante le calde tavolate in legno scuro, gli ampi soffitti a volta e  i caratteristici  arredi retrò . 
I pochi clienti, completano il bel quadretto.





Appena entrati, comunque, non bado certo troppo all'ambiente, e subito chiedo un tavolo angolare, cioè un tavolo vero, e non una tavolata lunga,  così da poter aiutare meglio Gabriele durante il pranzo, sedendomi vicino a lui, con un'angolazione di novanta gradi,  e non di fronte,  come dovrei fare se invece mi accomodassi alla lunga tavolata indicatami dal cameriere.. Il quale,  però, modello hipster o giù di lì  quindi odioso per definizione, si guarda attorno per cercare un tavolo "normale", impresa non troppo difficile nel locale semivuoto, ma a quanto  pare non all'altezza delle sue meningi o della sua vista: infatti, dopo aver cercato con  lo sguardo un tavolo normale, e non avendolo trovato tra gli almeno cinque disponibili, non nasconde lo scazzo e ha la brillante idea: "potete sedervi alla tavolata, ma uno di fianco all'altro, non uno davanti all'altro!" Bellissimo,  e soprattutto comodissimo, per noi, mi verrebbe da dirgli. Ma il tipo è già abbastanza scazzato di suo, abbiamo una sedia a rotelle, che comunque già è una seccatura dover gestire in un locale, e poi pretendiamo pure di sederci a un tavolo normale, che scocciatori!  E quindi è normale per me fingere contentezza per la bella trovata del cameriere e accomodarci nella maniera da lui indicata. Non voglio far storie, voglio solo assicurare a Gabriele la sua pizza in un giorno di festa e non voglio porgere il fianco a diatribe o discussioni.
Così ci sediamo, io sulla sedia, mentre Gabriele  è già  bello e che accomodato sulla sua carrozzina, uno di fianco all'altro.
E finalmente, veniamo al sodo:  il menù. O meglio, la lista delle pizze. 
La prima cosa che mi colpisce è la  ...snellezza, la leggerezza del menù, della lista: le pizze non son diecimila, non ti ci va una giornata solo a leggere i vari tipi di pizza e un'altra giornata a rimuginarci su per poi ordinare la tua solita pizza rinforzata, no...in due minuti leggi e decidi.  Ed è anche molto chiaro: ogni aggiunta di prodotto crudo ad una pizza base, comporta un sovrapprezzo di 1.50 euro. Semplice e chiaro. Per noi, comunque, inutile: le nostre due pizze, ai wurstel per lui e alla diavola per me,  sono tra le classiche, e quindi senza sovrapprezzo.




Peccato che al momento dell'ordinazione, nonostante la ragazza sia gentile e beneducata e non malmostosa come il ragazzo di prima, comincino dei problemi di matematica, o meglio di aritmetica.
Quando ordino infatti la pizza ai wurstel per Gabriele la cara ragazza  mi fa.. "ah, gliela segno normale con l'aggiunta di wurstel"
"Perché? - dico io - "E' tra le classiche"
"Sì, ma quella tra le classiche è  con wurstel e patatine, non ci son solo wurstel "
Non mi pareva, non mi pareva proprio di aver visto anche le patatine negli ingredienti della pizza ai wurstel, ma per sicurezza riguardo il menù.
"No, guardi, tra gli ingredienti della pizza ai wurstel ci sono solo mozzarella, origano, olio e wurstel. Niente patatine"
"Ah...,vabè, ma tanto è uguale se gliela segno normale  con aggiunta di  wurstel"
Ma qui le mie nozioni di aritmetica delle elementari vacillano: "Eh, no che non è uguale: se mi ordina una pizza inserita tra le classiche, come quella ai wurstel, mi costa 6 euro, se invece  me la segna  con una aggiunta extra   c'è un sovrapprezzo di 1.50 euro, cioè mi costa ben 1.50 euro in più.." dico io, non sapendo da quale  pizza (e prezzo)  "base" si partisse su cui calcolare il sovrapprezzo.
La  ragazza gentile  mi guarda con uno sguardo che non so se sia più di perplessità, per la domanda forse inusuale,  o se sia di compassione per me, che sto lì a far questioni su un euro e mezzo il giorno della Liberazione all'ora di pranzo,con figlio adolescente affamato al seguito.
"Ha ragione...correggo", mi dice solamente, sempre in modo garbato. E non fa ulteriori questioni.
Ed è un peccato, perchè se mi avesse semplicemente detto "guardi che la margherita costa solo 4,50 euro, come può ben vedere dal menù che ha sotto il naso,  e non 6 minimo come tutte le pizze classiche, e quindi, con il sovrapprezzo di 1.50 euro arriviamo giusti a 6.00 euro, che sono esattamente uguali ai 6 euro della pizza coi wurstel classica". Questa risposta, semplice e ineccepibile, avrebbe messo a tacere me e tutti i miei dubbi su pizze "normali", classiche, sovrapprezzi e labirinti vari, e avrei capito chiaramente  che non avrei quindi pagato alcun sovrapprezzo e avrei di conseguenza chiuso il becco, contenta. Purtroppo, questa risposta non c'è stata, e tutte e due ci siamo tenute i nostri dubbi, nella remota convinzione, ovviamente, di avere ragione.
Ad ogni modo, lasciamo perdere entrambe,  e passiamo all'ordinazione dei beveraggi.
Gabriele beve acqua, naturale.
"fuori frigo, mi raccomando!"
Infatti ci arriva una bottiglia di acqua ghiacciata.
Non c'è che dire, il servizio è impeccabile!
Intanto il locale è sempre semivuoto, ed è già passato più di un quarto d'ora. Gabriele gioca col suo cellulare e io czg su Facebook.
Il tempo passa, e davanti a noi il simpatico cameriere di prima ha fatto accomodare due signori,  anche loro ovviamente di fianco nella tavolata ed esattamente di fronte a noi. Si capisce che sono il manager di una qualche società con i suo collaboratore, costretti a lavorare nel giorno di festa. Sicuro di sé il più maturo, sorridente e affabile l'altro. Anche loro ordinano. E tutti insieme appassionatamente aspettiamo. E continuiamo ad aspettare. Per fortuna i due tipi sono simpatici, e io e Gabriele pure, così nessuno di noi patisce troppo l'infelice combinazione, uno di fronte all'altro,  a cui ci ha costretti il malmostoso cameriere.

 




Per ammazzare il tempo, vado in bagno.
So che qualcuno  giudica i locali dallo stato dei servizi, e in questo caso devo dire che i servizi erano superiori, e di molto, alle aspettative medie per un bagno di qualsivoglia pizzeria o locale: infatti,
erano pulitissimi.
Un buon punto guadagnato,  che va a compensare lo scarso servizio.
E la giornata comincia a tingersi di rosa.
Manca solo la pizza.
Che arriverà comunque dopo mezz'ora circa di attesa. Tanto, considerato il locale semivuoto e il fatto che comunque io veda ben due pizzaioli dietro il banco. Mi immagino quale potrebbe essere il tempo di attesa nel caso di locale stracolmo...
Nel frattempo, per la cronaca, arriva anche l'ordinazione dei due signori davanti a noi, e scopro con malcelata soddisfazione che  anche con loro ci sono stati dei problemi di incomprensione con il servizio: bene, non sono la sola a non farmi capire quando parlo;-)
Ad ogni modo, i bagni erano puliti e questo già mi consola..




Ma intanto, arriva la farinata. Siamo ben in un locale di pizza al padellino, no? E in tali locali è d'obbligo, almeno qui a Torino,  far precedere madama pizza da una bella porzione di farinata.
Bella è bella, certo, nulla da dire.
Peccato che la porzione non si possa certo dire abbondante,  ma manco media, e che questo, unito al fatto che fosse talmente sottile da ricordare un cracker, piuttosto che una morbida e voluttuosa farinata, cremosa dentro e croccante fuori,  annulli la bontà innegabile dell'impasto ben fatto: questa infatti, era solo croccante. Un "dentro", non c'era.



Ma  per fortuna, dopo la scorpacciata di farinata, arriva la pizza.
Quella ai wurstel di Gabriele...




E la mia, alla diavola.


Anche la pizza è bella, certo, però...ha uno strano formaggio sopra, fisso, fermo, a ...bastoncini, .. e soprattutto, questo formaggio non meglio da me identificato,  è ...croccante, molto croccante. Talmente "croccante" da formare persino una sorta di crosta, di tappo al di sopra dell'impasto. Non morbido e filoso come la mozzarella, vera o falsa, che sono abituata a vedere sulle pizze, ma....statico, fisso. Croccante, appunto. E fin troppo colorito.


 Ad ogni modo smetto di guardare, considerare e fotografare. Gabriele ha fame e io pure, ed ora è il momento tanto atteso, quello dell'assaggio.


Che dire, la pizza è buona, ma l'impasto areato, tanto, estremamente morbido,  mi dà un'impressione di leggerezza eccessiva, quasi di ..inconsistenza. Ma questa è una questione di gusti personali, di sottigliezze, e comunque nel complesso la pizza era mediamente buona, saporita al punto giusto e morbida, anche se per me troppo eterea e con il formaggio che non mi ha convinta.
E comunque, per finire, Gabriele ha voluto anche il tiramisù. HO cercato di farlo desistere, spiegandogli che il tiramisù delle pizzerie in genere è un prodotto confezionato che nulla ha a che vedere col il suo dolce preferito, ma in quel momento, proprio nel momento in cui stavo riuscendo a dissuaderlo, una simpatica cameriera, un'altra, mi interrompe: "No, no, è proprio tiramisù vero, col mascarpone e tutto...". E così ordino il tiramisù, già rassegnandomi a  vedermi servire o  la triste crema confezionata appellata indegnamente col nome Tiramisù o il molliccio e brodoso pasticcio di biscotti, crema indefinita e cacao che è in genere il tiramisù home made delle pizzerie; e sinceramente, non saprei quale, tra le due cose, augurarmi.
E invece, arriva questo.



Ed è buonissimo.
Cremoso, morbido, coi biscotti giustamente intinti  un un caffè deciso e non troppo dolce, avvolti da  una crema sostenuta e gustosa. Insomma, un tiramisù che vale tutto il pranzo (per quanto la porzione sia in linea con quella della farinata, cioè modesta, e forse, per 5 euro, dieci grammi di prodotto in più non sarebbero stati sgraditi).
E al momento di pagare, soprattutto, scopro perché io locale si chiama "la fermata".
Anche se, se questo è il rimando, forse sarebbe stato più corretto chiamarlo "il tram", oppure "il controllore"


Morale.
Per due pizze, due bibite (due bottigliette di acqua), una porzione di farinata e una di tiramisù abbiamo speso 27.50 euro, con sconto di 50 cents. Ha influito il balzello odioso chiamato "coperto", nella misura di 1.50 euro a testa, e che nella mia mente fa scendere i locali di 100 punti in una volta sola Ma d'altronde, siamo in Via Mazzini, gli affitti sono cari e il Fisco è esoso...

Ad ogni modo, usciamo.
La cameriera gentile ci accompagna fuori e chiacchiera con me e Gabriele nel vento di aprile. E' sinceramente simpatica e disponibile, e ci fa dimenticare la rudezza di chi ci ha accolto per primo  e la leggerezza di chi ci ha serviti dopo.
Anche per lei, oltre al fatto di aver comunque mangiato effettivamente bene in un locale pulito  e tranquillo, torneremo alla Fermata.
Sperando che nel frattempo le porzioni di farinata siano un pochino aumentate, e lo scostante cameriere destinato ad altri lidi/pizzerie (preferibilmente non a Torino;-)

Morale.
Se dovessi dare un voto al locale, anzi, dei voti, sarebbero questi:
- pulizia,  9 (il dieci non lo do a nessuno, come le maestrine di una volta)
servizio  6
- cortesia, 7 e 1/2 (ha alzato molto la media la brava cameriera che ci ha servito per ultima)
- Tempo d'attesa: 6. Eccesivo, considerati i clienti presenti.
- Pizza, a mio gusto tra il 7 e il 7 e 1/2. Penalizzata dal formaggio "crostoso" 
- Farinata,  7, ma sarebbe stato 8 pieno se fosse stata meno sottile (e un po' più abbondante)
- Prezzi: non certo sotto la media, ma siamo in Via Mazzini..




















lunedì 18 aprile 2016

RAINDROP CAKE O .....GELATINA TREM TREM DI PAPERINO?



 
 
 
L'avete ormai riconosciuta tutti, vero?
 
Ormai impazza da ogni parte sul web, tutti la  vogliono, tutti la osannano, tutti la conoscono: la celeberrima, la famigerata, l'onnipresente  raindrop cake, la torta  "gocciadipioggia", frutto della...."fantasia" di un ragazzotto giapponese, tal Darren Wong,  dall'aspetto effettivamente simile, in quanto a forma e trasparenza,  ad una grossa goccia di pioggia (la torta, ovviamente, non il ragazzotto giapponese,  che ha un aspetto - ma va? -  non di torta ma di ragazzotto giapponese)  e dalla consistenza molliccia, budinosa e, diciamolo, anche leggermente rivoltante  - se si pensa di affondarvici dentro la nostra voluttuosa dentatura -  molto simile a quella di una povera e gelatinosa medusa abbandonata sulla spiaggia sotto il sole di agosto.

Non starò più qui a dire che per molti di noi, quelli che si ritengono i più scafati e volpini,  si tratta di una presa per i fondelli grossa come una casa: anche questo l'han già detto in tanti, e i sostenitori del mondiale abboccamento ad una  semplice mix di acqua e addensante (che in questo caso, in onore al vegan di cui si cavalca l'onda in tutti i settori dello scibile umano,  è agar-agar, ma che potrebbe benissimo essere, per noi onnivori, colla di pesce alias cotenna di porco),  tali sostenitori della bufala mondiale, dicevo sono tanti e pari comunque  a quelli che gridano al miracolo e ritengono tale dolce rappresentare la summa della scienza pasticciera mondiale.  Ma ai nostri fini tutto ciò non importa, come non importa che io appartenga al primo gruppo, pur non avendo, per mia somma disgrazia, ancora assaggiato questa delizia, perlomeno nella sua forma a goccia. 
Quello che importa, invece,  è questo:

 
 
Sì, solo un fumetto;  il titolo di una storia di Paperino, ancora disegnata dal  grande Carl Barks, che stavo leggendo con Gabriele l'altro giorno. La storia è spassosissima, datata 1948, come prima edizione USA:

 

La storia narra di un concorso televisivo a premi basato su quiz - un po' come il nostro Rischiatutto di Bongiorniana memoria, vent'anni più tardi -  a cui Paperino vuol partecipare per vincere una barilata di dollari. Tale concorso, con annesso quiz televisivo,  è indetto e sponsorizzato da una ditta che pubblicizza il suo prodotto, in questo caso un dolce. Un dessert.
E qui viene il bello.
Infatti, mentre leggo le disavventure del nostro Paperino,  mi imbatto in una vignetta che subito mi colpisce: rileggo, guardo meglio, strabuzzo gli occhi e...capisco! Il dolce in questione, il dessert che viene pubblicizzato nel concorso a premi, è infatti questo:


 
 
La GELATINA TREM TREM!
"Il gustoso dessert che trema e vibra in dieci irresistibili gusti!" - dice la vignetta.
 
E qui, mentre leggo, mi blocco, come San Paolo sulla via di Damasco: come non pensare subito  alla famigerata raindrop cake, la torta nuova, la torta rivoluzionaria, il dolce originalissimo che impazza sul web in questi giorni?
Leggo meglio la storia: eh, sì, si tratta proprio di un dolce fatto esclusivamente di gelatina, proprio come la raindrop cake, con l'unica differenza che nella storia di Barks non ha la forma di goccia di pioggia o medusa, e che inoltre la fantasia di Barks ce la offre in dieci gusti diversi, mentre la fantasia del nostro geniale pasticciere giapponese non si è spinta a tanto, e ce la propina oops,propone, solo in un unico gusto, il gusto trasparen-bianco/medusa. Certo, il nostro la accompagna di creme, o cereali, o streusel o che altro vuole, ma anche Paperino non scherza: infatti, la gelatina Trem Trem della sua storia, oltre che in dieci irresistibili gusti, viene anche servita con  aggiunta di panna montata con tanto di ciliegina sopra:
 
 
 
Ad ogni modo, con o senza ciliegina, con o senza panna, con o senza i dieci gusti, è lei: la raindrop cake! Certo,  non ha la forma di goccia, o di medusa, per esigenze narrative, ma la sostanza e la consistenza, se non la forma, è quella: della geniale torta che oggi affascina mezzo mondo. Una torta di gelatina! Quella stessa gelatina che, se andiamo a guardare, è poi la stessa gelatina che avvolgeva tristemente, qualche decennio fa, dei banalissimi involtini di prosciutto ripieni di  altrettanto banale maionese o, peggio, di  "insalata russa", che andavano di moda  negli anni '70 e '80  e che impazzavano in tutte le gastronomie, tra le acciughe al verde e i tomini elettrici.
Ecco, la raindrop cake! Si tratta proprio di quella gelatina lì, la gelatina degli involtini di prosciutto nella sua versione dolce, la gelatina Trem Trem  in cui è imprigionato Paperino! Datata anno 1948! Ideata manco da uno chef, ma da un fumettista, un disegnatore, come scorno ulteriore!
.....
E se avevo ancora qualche dubbio, mi rendo conto di quanto oggi i social, il web e tutto l'ambaradan connesso, ci rendano veramente tutti un po' più boccaloni!