domenica 23 agosto 2015

PESCHE COTTE CON CACAO E AMARETTI





Chi legge questo blog sa che non amo le "ricette della nonna".
Così come detesto la crostata della mamma, la torta della zia,  le lasagne del parroco  e i cappelli della vicina.
E questa mia avversione non deriva tanto dalla ricette di per se stesse, magari innocue, inoffensive ed a volte pure buone. No, no. La mia avversione deriva dal concetto a cui ci si vuole agganciare aggiungendo le due magiche paroline "della nonna".  Si vuole evocare uno spirito ingenuo, bucolico, rifarsi ai "sani sapori di una volta", ad un clima da Mulino Bianco che tutto santifica a tutto fa sembrare bello&buono&sano, al confronto con le odiose preparazioni moderne di oggigiorno, epoca di preconfezionati, di cibi artefatti di clima da schifo e gente ancora peggio.   E certo, per quanto riguarda il mondo attuale, certo non posso dare loro torto, in quanto a qualità della vita, polveri sottili, cibi con pesticidi e via discorrendo. Ma sta di fatto che  questa nostra epoca, in un modo o nell'altro, bene o male, dà da mangiare a molti. Non a tuttti, certo, altrimenti  "molti" non si imbarcherebbero su delle carrette fatiscenti cercando di raggiungere il nostro vecchio Continente, ma a tanti, sì. E sicuramente a più persone di quante potevano godere di un pasto caldo tutti i giorni ai tempi delle nostre nonne, tempi che, non dimentichiamolo, hanno generato due guerre mondiali, stermini, carestie, genocidi  ed altre bazzecole di questo tipo: minuzie,  in confronto ai terribili  OGM ed ai nefasti pesticidi nei pomodori!
A farla breve: il mondo delle nostre nonne, primo non c'è più, e inoltre,  anche quando c'era,  non è che fosse tutta 'sta meraviglia come lo vediamo oggi. 
Oltretutto, per me,  a levare quell'aura magica alle paroline "della nonna" e al mondo che evocano,  si aggiunge un dettaglio personale non trascurabile e che rafforza questa mio modo di pensare: mia nonna cucinava male. Cioè, non proprio da schifo, ma lei,  con la cucina,  aveva ben poco a che spartire, come d'altronde sua figlia, alias mia madre, per mia disgrazia. Certo,  anche lei cucinava, ma più che cucinare dovrei dire che cuoceva.  E le sue preparazioni non erano certo un tripudio dei gusti e dei sensi, ma restavano nel campo della norma e della quotidianità. 
Ciononostante, ci sono alcune sue ricette che ricordo con vero piacere e contentezza,   di piatti che da piccola gustavo con piacere e con vera delizia e che sono rimaste impresse nella mia mente ...in senso positivo!
Uno di questi piatti sono queste pesche al cacao e amaretti.
Un piatto tipico piemontese, certo, però diverso dalla classiche pesche ripiene; sempre pesche con cacao e  amaretti, sì, ma molto più semplici e, per me, saporite, di sicuro non tanto per una particolare abilità di mia nonna ma anzi proprio per la sia indifferenza quando non avversione per la cucina, tradotta in una tendenza a fare tutto alla svelta e senta tanti sbattimenti.
Da questa caratteristica di nonna Ketty, sono nate queste pesche. Molto, molto più gustose delle pesche ripiene. Qui, la morbida crema a base di amaretti sbriciolati, cacao, zucchero ed il succo rilasciato dai pezzi di pesca, si fondono in una sinfonia unica di sapori avvolgenti e gustosi, trasformando un piatto semplice e velocissimo in quello che oggi  chiameremmo un "dolce al cucchiaio" squisito e saporitissimo. Ed il tutto nato dalla mente di una nonna per nulla cuoca provetta e dalla sua -ehm- "tendenza" a velocizzare le ricette di cucina. 
E d'altronde lo dice anche De Andrè: "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior"


N.B.: spiegazione doverosa in loving memory di mia nonna Ketty: lo so che il paragone della seconda parte della strofa è infelicissimo, ma è solo per dimostrare che a volte, da persone o cose lontane le mille miglia da un certo argomento -nel caso di mia nonna da cucina e fornelli - nascono meraviglie inaspettate. 
So anche che voi avrete di certo subito capito e compreso immediatamente il paragone, ma questa precisazione l'ho fatta più che altro  perchè,  in coscienza,  sentivo di doverla fare, per me e per rispetto verso mia nonna Caterina, alias Nonna Ketty da Narzole, Cuneo ;-)

Ciao Nonna, e grazie per le tue buonissime pesche al cacao!








PESCHE COTTE AL CACAO E AMARETTI


Ingredienti per 4 persone:

mezzo chilo di pesche
80 gr di zucchero (circa 4 cucchiai)
80 gr di amaretti 
10 gr di cacao (due cucchiaini colmi circa)
1 cucchiaio di Marsala dolce (facoltativo)

Esecuzione
Pelate le peste e tagliatele a pezzi (dei quadrati di circa 2 cm di lato).
Sbriciolate grossolanamente gli amaretti con le mani, senza ridurli in polvere.
Mettete le pesche  in una pentola con lo zucchero e fatele cuocere per circa 5 minuti, durante i quali rilasceranno il loro succo, dopodichè aggiungete il cacao, facendolo sciogliere nel succo delle pesche, e gli amaretti, precedentemente sbriciolati grossolanamente con le mani senza ridurli in polvere. Aggiungete anche, se volete, il cucchiaio di Marsala dolce e fate ancora cuocere per 5 minuti o fino a quando il sughetto di sarà leggermente anddensato  ma sarà ancora abbastanza "liquido": raffreddandosi, infatti, si addenserà ulteriormente grazie allo zucchero presente.
Il modo migliore per gustare queste pesche è, per me, di servirle leggermente tiepide, o  dopo averle fatte raffreddare a temperatura ambiente per un paio di ore. 
Se invece le volete servire come un fresco dolce al cucchiaio, ponetele in frigo e servitele con un ciuffo di panna leggermente montata poco zuccherata.
















mercoledì 19 agosto 2015

PEPERONATA CON PATATE in sughetto cremoso




Questa non è la classica peperonata.
Diciamo che è una versione familiare e di ispirazione sicula della classica peperonata che, per tenere fede al suo nome, dovrebbe essere fatta coi peperoni. Ed in effetti anche in questa versione sono presenti i peperoni. O meglio, sono "anche" presenti.
Eh, sì, perchè il bello, ma soprattutto il buono di questa peperonata, non sono solo i peperoni, ma le patate. Morbide, cremose, confortevoli patate. Cotte a grossi tocchi fino a che, la maggior parte, sono quasi disfatte, ridotte a crema che, mescolandosi con la salsa di pomodoro, avvolge teneramente i peperoni rendendoli morbidi e succosi. 
Certo, ha ben poco a vedere con la classica idea di peperonata, che nella nostra mente, o almeno nella mia, prevede una bella spadellata di peperoni & peperoni fatti cuocere da soli e poi serviti, nella versione più classica ed essenziale. Mentre invece qui è tutta un'altra storia, un'altra sinfonia, data dal sughetto meraviglioso che  potrebbe veramente costituire un piatto a sé - ottimo magari per condire  un piatto di pasta o spalmato su una fragrante fetta di pane casereccio grigliato -considerato che la lunga cottura e l'aggiunta di acqua hanno trasferito i gusti e sapori dei due ortaggi nella saporita salsina. Ecco, questa è la mia peperonata, quella che ho mangiato fin da piccola e che per me rimane l'unica e sola. 
Che poi non sia la classica peperonata...beh, che importanza ha? Di peperonate classiche è pieno dil mondo! E il web. 
Quindi, provate questa versione, e vedrete che per voi sarà come un'amico: non la lascerete più!

                              



PEPERONATA CON PATATE 

in  sughetto cremoso


Ingredienti per quattro persone

Due patate grosse (circa 500 gr)
due peperoni grossi (uno rosso e uno giallo)
mezzo bicchiere  di passata di pomodoro (in mancanza, anche un cucchiaio di concentrato di pomodoro sciolto in un mestolino di acqua) oppure tre pomodori ramati medi 
uno spicchio di aglio
mezza cipolla 
olio extravergine di oliva
qualche foglia di basilico
qualche rametto di rosmarino e timo fresco; origano secco
sale q.b. (un cucchiaino colmo circa)


Preparazione

Fate rosolare la cipolla tagliata a rondelle insieme allo spicchio d'aglio schiacciato in quattro cucchiai di olio extravergine di oliva insieme alle erbe.
Aggiungete le patate a tocchi non troppo piccoli, i pomodori ( che avrete pelato, se volet, e tagliato a pezzi) oppure la passata,  salate, aggiungete un mestolino di acqua calda e lasciate cuocere coperto per circa 20 minuti, mescolando di tanto in tanto e aggiungendo, se occorre altra acqua calda. Unite quindi i peperoni tagliati a pezzi, aggiungete un mestolino di acqua calda e coprite di nuovo per circa 15 minuti, poi scoprite, aggiungendo altra acqua calda se necessario, e fate restringere e insaporire fino alla consistenza desiderata: le patate, la maggior parte, dovranno essere disfatte, per formare insieme al pomodoro una sorta di crema. Fate andare finche il tutto non è ben cotto e le patata disfatte, poi spegnete, regolate di sale  e servite tiepido guarnito con qualche fogliolina di basilico e aggiungendo ancora un po' di origano.
Il buono di questa peperonata con patate, sono le patate disfatte che, col pomodoro o la passata, formano una morbida e gustosa crema al gusto di peperone.

Nota: lo scegliere peperoni sia rossi che gialli  non serve solo a dare una nota di colore, ma anche per dare maggiore sapore al piatto: i peperoni gialli infatti hanno un gusto più delicato, mentre quelli rossi, più deciso.



giovedì 13 agosto 2015

PESTO LIGURE




 


"Buongiorno, vorrei un vasetto di pesto".
"Quale, quello piccolo o quello grande?"
"Quello piccolo, grazie....quanto pesa?"
"Un etto."
" Va bene, lo prendo."
"D'accordo. Ah, mi raccomando.... si ricordi di aggiungerci il  parmigiano, quando lo serve!"
"Come..di aggiungerci il parmigiano?  Non è già dentro,  nel pesto?"
"No, noi non lo mettiamo...lo facciamo senza parmigiano..."
"Ah! ...capisco...mettete tutto pecorino, quindi, per farlo più saporito..."
"No, no, nemmeno il pecorino (corrugando la fronte: pecorino, ma chi è?)! Non lo mettiamo proprio il formaggio, noi...se lo deve aggiungere lei a casa, così è fresco e inoltre si conserva meglio, senza formaggio. Noi lo facciamo così, il pesto..."
"Ah...ma quindi.. non c'è il formaggio. Ma.. tutto il resto c'è comunque, i pinoli, l'aglio..."
"No, l'aglio non lo mettiamo, noi...sa, molti non lo vogliono, non lo digeriscono. Così rimane più leggero..!"
Non oso chiedere se c'è tutto il resto, e veramente rimane ben poco da chiedere,  tolto il formaggio e l'aglio;   rimane solo più il basilico, i pinoli e l'olio: di qualcosa dovrà pur essere fatta quella pappa che vedo stipata nei vasetti posti in bell'ordine sul bancone di una frequentata gastronomia del Ponente ligure.  Il basilico c'è, per forza, perchè il vasetto è verde e se non è edera deve essere per forza di cose basilico. L'olio c'è, e tanto: si vede pure quello. Non mi voglio manco addentrare nel meandro delle risposte fantasiose a base di "noi lo facciamo così" che potrei ricevere chiedendo se è olio di oliva, se è extravergine o se è olio di palma. Visto come tira, passo diretta  alla domanda principale, ponendo fine alla penosa conversazione.
"Va bene, quante le devo?"
"Sette euro, grazie!"
....

Fammi capire, razza di  delinquente disonesta: mi propini un etto, nell'ordine,  di: olio (di palma), basilico (figurati se di  Pra...) e pinoli (cinesi) e mi fai pagare  questo pappone la sciagura di sette euro all'etto? Ok che siamo solo turisti, ok che siamo solo polli da spennare, ok che voi in tre mesi di "attività", e non voglio specificare quale attività, vi fate il gruzzolo per i  nove mesi rimanenti in cui ve ne state praticamente beati in panciolle, ma sette euro per un etto di brodazza senza parmigiano nè pecorino nè aglio mi sembra un furto, un latrocinio, un insulto al miei faticosamente guadagnati soldini! Ma tant'è, chiappo il barattolo, pago e me ne esco. Arrivata a casa, assaggio l'intruglio brodoso e unto. Ovviamente, fa schifo. Provo ad aggiungere un po' di formaggio grattugiato. Che ovviamente, non essendo stato unito   preventivamente agli ingredienti nella preparazione della salsa,  rimane slegato e per niente amalgamato alla pappa di basilico, come invece dovrebbe essere.  
Conclusione? Oggi niente pesto!

..... 
P.S. : ma domani..beh, domani me lo faccio io, il mio solito, caro, vecchio pesto che avevo tradito per guadagnare giusto quei dieci minuti che servono per amalgamare tutto col mixer! Compro il basilico, a foglia piccola, che poi se non è proprio di Genova Pra non importa, ma basta che sia a foglia piccola e non la foglia grande del basilico del Meridione, buono ma con retrogusto di menta e per niente adatto a fare il pesto. Compro i pinoli, italiani, cioè oblunghi e non rotondi come quelli cinesi, ed è quasi un'impresa, visto che  ormai, vista la penuria,  c'è (e dico sul serio) il racket dei pinoli e molti ne fanno incetta per metterli in cassetta di sicurezza come bene-rifugio assieme all'oro e ai gioielli di famiglia. Non compro il pecorino, che in queste lande liguri solo una quindicina di anni fa era un prodotto semi sconosciuto e guardato con sospetto da molti autoctoni e che quindi ho preso la santa abitudine di portarmi  appresso da Torino nella mia borsa frigo piena di ogni genere alimentare, come tradizione vuole che noi torinesi facciamo quando andiamo in vacanza. Non compro l'olio, che ho già disponibile bello ligure, anche se il negoziante, in un impeto di onestà e sincerità -  e guardando dritto nella mia scollatura ormai asimmetrica ma sempre abbondante, almeno da un lato - mi ha detto, mentre lo compravo e con un sospiro di vero dispiacere,  che sono rimasti ben pochi frantoi e che più è verde più è pieno di coloranti, compreso quello che propinano a lui e poi lui rivende a me, e comunque non è olio di palma nè di cocco né ambra solare.  E comprato tutto, faccio. Lavo il basilico, prendo due scocche di parmigiano, due di pecorino, una manata di pinoli, una presa di sale grosso e mescolo tutto nel mixer con tanto olio quanto mi pare per avere una salsina della consistenza a me gradita. Assaggio, regolo di sale, metto in una tazzina e lascio a decantare per un paio di ore. Prendo delle comunissime tagliatelle secche in pacco, assolutamente non artigianali ma Barilla, tanto per non fare nomi, cuocio, condisco, servo. Al pargolo, fino all'anno scorso non particolarmente amante del pesto, casalingo o no. 
"Come è ?"
"Mmmhhhh!!.-)
E sorride, contento.
E anche io rido.
Alla faccia della commerciante e del suo "pesto" tarocco!

















PESTO LIGURE


per 4 persone

INGREDIENTI:
2 piccoli mazzetti di basilico ligure a foglia piccola
mezzo cucchiaino di sale grosso
1 spicchio di aglio
40 gr di parmigiano stagionato 
40 gr di pecorino romano stagionato 
una manciata di pinoli (io 50 gr)
mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva
Facoltativo:
un mortaio di pasta di marmo con pestello


ESECUZIONE:

Nel mixer: mettete il parmigiano e il pecorino a pezzi nella tazza del robot, e fate girare qualche secondo, poi aggiungere i pinoli, il basilico, il sale e una parte di olio. Far emulsionare poi aggiungere il restante olio fino ad avere una salsina densa. Aggiustate di sale, mettete in un recipiente a fate riposare un paio di ore per dar modo ai sapori di amalgamarsi. Conservare in frigo coperto di olio.

Nel mortaio (ma chi ve lo fa fare):mettere nel mortaio il sale grosso con le foglie di basilico lavate e asciugate. Pestare con movimenti circolari e anche "a martello" finchè il basilico non ha rilasciato il suo succo ed è già abbastanza amalgamato. Aggiungere poi l'aglio, i pinoli, pestare ancora qualche minuto e cominciare ad aggiungere un po' d'olio. Continuare a pestare ed infine, quando la salsa avrà già un aspetto omogeneo, aggiungere parmigiano e pecorino già grattugiati e terminare con l'olio, fino a raggiungere la consistenza desiderata. Lasciare riposare un paio d'ore in frigo e servire o per condire primi piatti o per spalmare su tocchetti di pane tostato.

mercoledì 22 luglio 2015

TAGLIATELLE CON ZUCCHINI "TROMBETTA" LIGURI e PARMIGIANO







Che qui chiamano anche "zucchette.
Qui in Liguria, intendo.
Le chiamano anche "zucchette" oltre al più comune "trombette".
Nessuno le chiama "zucchini", ad ogni modo.
Nè tantomeno "zucchine"(bleah).
E meno male.
E meno male perchè a  me, gli zucchini - o zucchine che dir si voglia - mica piacciono tanto.
Anzi, direi che non piacciono quasi per niente: scottata dall'esperienza infelice avuta da piccola, quando zucchini e melanzane erano  ortaggi spesso amari - e molto - sono cresciuta con quella convinzione e quel gusto: gli zucchini non son buoni, gli zucchini sono amari! Perchè poi adesso siano decantati in ogni dove come ortaggi buoni&dolci& delicati me lo sono sempre chiesto. Forse perche ora in effetti è veramente così,  e come non si trova più una melanzana "piccante" manco a pagarla, lo stesso vale per gli zucchini che in effetti, probabilmente per i moderni metodi  di coltivazione o per la selezione delle sementi,  han perso quel gusto amaro che li contraddistingueva decenni fa. 
Oggi, infatti,  non sono più amari. 
Oggi sono più solamente insipidi.
Certo, certo, li spacciano dappertutto per "dolci", "delicati" e via dicendo, ma la verità è che  sono semplicemente e irrimediabilmente insipidi. Certo, in confronto al gusto amaro di un tempo è un bel guadagno, ma cmq ciò non toglie che, oggi, gli zucchini insipidi siano e insipidi rimangano!
Come Artusi parlava del cavolfiore chiamandolo "la più insipida tra le verdure", e si raccomandava ben bene di cucinarlo secondo la sua ricetta per dargli un qualche gusto e sapore, così io accanto al cavolfiore ci metto ora sicuramente gli zucchini.
Ma non le trombette!
Le trombette no, eh! 
Le trombette non sono zucchini, l'ho detto, nè tantomeno piccole zucche - l'unico ortaggio che veramente mi schifa e mi disgusta, con quel suo gusto dolciastro ma soprattutto con quella sua consistenza fegatosa, filosa, molliccia - no, no. Le trombette sono un'altra cosa: tenere, dolci delicate ma saporite e senza un filo di amaro, sono ottime da sole, trifolate, o accompagnate ad un bel piatto di pasta per formare un primo completo  e gustoso.
Io le ho preparate così: stufate in padella (non fritte!) o, la maggior parte delle volte,  nel forno a microonde, che secondo me rimane imbattibile per certe verdure,   sono un piatto semplice e veloce che per me ha il gusto del mare, dell'estate, della Liguria: semplicemente, trombette!
Ah, vi chiederete perché, dopo tutto questo sbrodolamento sul fatto che non siano zucchini, nel post io li abbia comunque denominati "zucchini trombetta".  Per due motivi: uno, perchè penso che chi fa una ricerca su google digiti più probabilmente "zucchini trombetta" che non semplicemente "trombette", rischiando cioè  di vedersi come risultato una serie di trombe giocattolo e indirizzi di negozi di giochi per bambini, e poi perchè ... perché...sì, in effetti, e inspiegabilmente per me, la loro famiglia è quella, disgraziata, di zucche, zucchini & C.,  così come, inspiegabilmente,   la quinoa fa parte della famiglia degli spinaci e non di quella dei cereali! Meraviglie della natura. A me comunque della famiglia di appartenenza delle trombette poco importa, alla fin fine: sono semplicemente buone e basta!
E quindi...VIVA LE TROMBETTE
ABBASSO GLI ZUCCHINI!






TAGLIATELLE CON ZUCCHINI TROMBETTA E PARMIGIANO REGGIANO

Ingredienti per 2 persone:

500 gr di zucchini trombetta liguri
1 spicchio di aglio
1  rametto di rosmarino fresco
mezzo cucchiaino di origano
30 gr di Parmigiano Reggiano grattugiato
4 cucchiai di olio extravergine di oliva
sale q.b.

due matassine  di tagliatelle all'uovo o altro formato di pasta a piacere.


Preparate gli zucchini in tegame o nel microonde.
In tegame: mettete l'olio nel tegame insieme all'aglio e al rosmarino, fate prendere gusto per un paio di minuti a fuoco lento poi unite gli zucchini trombetta tagliati sottilmente a rondelle con una mandolina. Salate con un cucchiaino di sale, fate insaporire un paio di minuti, aggiungete un paio di cucchiai di acqua calda, coprite con un coperchio e portate a cottura, girando ogni tanto. Se necessario aggiungente qualche cucchiaio di acqua calda. Negli  ultimi 5 minuti circa, togliete il coperchio e  portate a cottura facendo asciugare il liquido residuo.  Ci andranno in tutto 20/25 minuti. 
Nel forno a microonde: mettete l'aglio, l'olio, il rosmarino e l'origano in un recipiente largo, per mircoonde. Fate andar per circa un minuto alla max potenza, poi aggiungete gli zucchini trombetta tagliati a rondelle sottili con una mandolina  e il sale. Irrorate con un dl di acqua fredda (necessaria in quanto il forno a microonde asciuga di molto gli alimenti) e coprite con un coperchio per microonde (io con un pezzo di carta forno).  Impostate la max potenza per 15 min circa, aprendo lo sportello ogni 5 minuti per girare gli zucchini e, eventualmente, aggiungere altra acqua. Gli ultimi 5 minuti togliere il coperchio e girare più spesso, per impedire che le trombette si asciughino troppo. Togliete dal forno.
Grattugiate il Parmigiano.
Fate bollire la pasta prescelta per il tempo indicato.
Scolare la pasta tenendo da parte un po' di acqua di cottura.
In una zuppiera, mettete il Parmigiano grattugiato, poi mettetevi la pasta scolata e infine gli zucchini trombetta. Girate il tutto mescolando con un paio di cucchiai di acqua di cottura della pasta, per legare bene il parmigiano, completare con un giro di olio extravergine di oliva a crudo e servire caldo.

Nota: gli zucchini trombetta così cucinati e senza l'aggiunta della pasta,  sono anche un ottimo secondo che accompagna benissimo un piatto di carne o di formaggio.






mercoledì 15 luglio 2015

GROM: IL GELATO NON ARTIGIANALE.



  
Sarà pure "come una volta".
Ma non è artigianale.
E qui la logica fa difetto. 
Infatti, se un gelato è pubblicizzato essere prodotto "come una volta", e se è assodato che "come una volta" sta a significare un prodotto  fatto a mano nel piccolo laboratorio dietro casa quando non addirittura in casa,  e subito messo in vendita fresco e appena fatto,  beh, allora vediamo che Grom non ha seguito un ragionamento logico, a essere gentili.
Come fa, infatti, un prodotto ottenuto "come una volta" -  e il che richiama la nozione di "artigianale" -  ad essere invece prodotto -tutto -  in un grande centro di produzione -   a Mappano, nella fattispecie - poi  subito congelato e infine smistato a tutti i centri di vendita sparsi in giro per il mondo, Tokyo compresa? Alla faccia del laboratorio dietro casa!  Alla faccia dell'"artigianale! 
Così devono aver pensato al Codacons -  e giustamente -  quando hanno stabilito che il gelato di Grom, per quanto eccellente (per alcuni) non si possa fregiare della dicitura "artigianale", in quanto la stessa è riservata esclusivamente ai prodotti ottenuti in loco e ivi smerciati, e non anche a quelli prodotti a Mappano e poi venduti a New York!  E notare che a Mappano si concentra TUTTA la produzione di Grom, tutte le miscele per tutti i gelati, venduti dovunque in giro per il mondo. E quindi, la premiata Ditta si è dovuta affannare a ripensare alla comunicazione ed alla pubblicità del suo ormai planetario prodotto e togliere la dicitura "artigianale" dal suo marchio.
Una parte di me è  stata, non lo nego, felice di questa decisione: il gelato di Grom non mi è mai piaciuto -  in quanto per i miei gusti lo trovo troppo freddo, troppo acquoso e troppo poco cremoso -  ma il problema non è tanto il mio gusto, che vale quel che vale cioè poco, ma il fatto   che non appena provavo a dire questa mia idea, questo mio gusto in giro, venivo guardata con sufficienza e tacciata di ciarlataneria e trogloditismo: il gelato di Grom ormai è uno status - symbol, un marchio di figaggine per chi lo produce e per chi lo consuma, e il solo fatto di non essere d'accordo sulla bontà dello stesso ti faceva cadere nel girone degli incompetenti del gusto.
Per quanto la decisione del Codacons non sia certo un giudizio di gusto, di processi o di materie prime, che rimangono tutti  a livello di eccellenza, è comunque una precisazione che certo Grom non inserirà tra le "pubblicità gratis positive" dei suoi bilanci,  anche se non credo che questa, per fortuna loro,   cambierà minimamente i loro bilanci o i gusti dei loro fan, che rimangono e rimarrano fedeli al loro gelatiere di fiducia così come al loro I-phone.
Ma almeno, io, una piccola rivincita me la sarò presa, contro gli osannatori e fanatici di Grom a tutti i costi: il gelato NON è  artigianale, è un semilavorato con tutto quel che ne consegue e  io me lo  sentivo già sotto le papille ancor prima del codacons! Altro che sgardi di sufficienza!
Solo  ancora una cosa: fino a ieri mi pareva di essere l'unica a dire in giro, tra sguardi di sufficienza e commiserazione,  che il gelato di Grom non era di mio gradimento. Ora invece, dopo questa decisione del Codacons, pare che la pensassero tutti così, tutti come me. Ma..dove erano, dove eravate, tutti, .."prima"???

sabato 11 luglio 2015

SNELLO ROVAGNATI: IL VIDEO (il primo)








Vi ricordate la sfida di Snello Rovagnati, a cui ho avuto il piacere di partecipare, e che prevedeva una sfida all'ultimo prosciutto con altre 5 agguerrite foodblogger, sottoposte all'insindacabile giudizio di Chef Gotti, "allenatore" della Nazionale Italiana Cuochi?
Quello a cui ero arrivata non prima, purtroppo, ma seconda? 
Quello a Milano, nella cornice di TuttoFood?
Bene, ora c'è il video.
Il video della prima sfida tra me e Valentina, e lo troverete a questo link:

http://mondosnello.it/mondosnello/eventi/food-show/video/

Devo dire che le mie barchette di pera spadellate con mousse di crescenza, mandorle  e curry  mi hanno portato fortuna, e mi hanno regalato il passaggio alla sfida successiva...ma questo è un altro episodio, disponibile a breve; per ora, "gustatevi" il primo.
Ciao a tutti! 
Cinzia

P.S. Nelle foto sopra, io sono quella a sinistra, più "in carne": cucinare, vuol dire assaggiare, e un buon palato, un palato allenato, esige ben qualche "sacrificio"...;-)

sabato 4 luglio 2015

PASTA CON FAVE E PISELLI



Pasta con fave e piselli: che c'è di più semplice?
Cuoci la pasta, cuoci le fave, cuoci i piselli, unisci il tutto e dai una spadellata  finale, semplice no?
Ormai, sono così  abituata a giocare alla piccola pasticciera della domenica, alle prese con termometri da cucina, pastorizzazione delle uova, creme da non far stracciare (cosa che ovviamente non mi riesce mai),  bilance di precisione e compagnia bella, che mi sembra che tutto il resto sia semplice, troppo semplice per essere degno di essere postato in un blog, per quanto umile come il mio, troppo elementare per  dare "istruzioni" per come eseguire la preparazione. 
Sto parlando di primi, ma anche di secondi, di contorni, di pasta, di risotti, di carne, di verdura, legumi uova....Ogni volta che preparo un piatto di pasta, o di riso, o un secondo di verdura e fotografo immancabilmente il tutto, quando arriva il momento di "postare" il tutto sul mio blogghettino, mi prende la vergogna e il timore di  illustrare preparazioni troppo semplici e che soprattutto non hanno alcun bisogno di un "libretto di istruzioni", vale a dire, un post dedicato. Un po' come postare la ricetta di pane e salame, no? E che ci va? Prendi il pane, prendi il salame, ficchi il salame dentro il pane e  bell'e che fatto il tuo panino. Certo, volendo prenderci in giro si potrebbe presentare la "ricetta" in questo modo: "Prendete del pane, fresco, possibilmente casereccio tipo pugliese o toscano, o, se si preferisce, una michetta fresca di giornata. Prendete un salame nostrano di tipo felino o altro a piacere (preferibilmente indicare un tipo ed una marca di salame, possibilmente sconosciuta ai più, per tirarsela da esperti gourmand, per fare effetto e farsi un po' di pubblicità al blog) ed affettatelo sottilmente.  Prendete una fetta di pane ed adagiatevi sopra in modo decorativo qualche fetta di salame, facendo fuoriuscire  leggermente il salame fuori dalla fetta, in modo coreografico. Chiudete con l'altra fetta di pane e gustate subito. Nel caso  non doveste consumarlo subito, conservate il  panino in frigo fino al momento di servire, avvolto da pellicola trasparente, e tiratelo fuori dal frigo 30 minuti circa prima del consumo.  Note tecniche: il pane, se lasciato all'aperto, tende a seccarsi in breve tempo. Si consiglia quindi  una degustazione  immediata. Nota n. 2: il salame, se lasciato a temperatura ambiente già affettato, fa ancora più schifo del pane secco, soprattutto in climi caldo-umidi tipo quelli tropicali o quelli attuali nella patria Italia. Si consiglia quindi altrettanto caldamente, di degustare il salame, racchiuso nelle fette di pane, subito dopo la preparazione del panino.  A piacere, guarnite il panino con fettine di insalata oppure scaldate leggermente le fette di pane sotto il grill del forno per un paio di minuti e, una volta raffreddate, spalmate con un velo di burro fresco di montagna (e anche qui, indicare preferibilmente la marca del burro, anche questo possibilmente sconosciuto a cani e porci,  per farsi un po' di pubblicità al blog e tirarsela da saputi per la seconda volta). Procedete poi alla farcitura come sopra indicato."
Vi sembra serio?
No, ma ...vi sembra serio?
Si può prendersi in giro così, lettori ed autori, postando ricette elementari e tirandosela da cuochi esperti?
Io ho una certa ritrosia, veramente non riesco a postare ricette che giudico troppo semplici, mi sembra di   prendere in giro i quattro gatti che leggono questo blog e  mi sembra pure di essere in malafede, di rubare il loro tempo, di far loro un danno,   far perdere  la sola  cosa più importante del denaro:  il tempo.
E ciononostante, mi rendo anche conto che, ragionando in questo modo, potrei postare solo ricette di pasticceria, le sole che richiedano veramente un'attenzione , una tecnica ed una cura particolare e che rischiano veramente di "non riuscire" se abbandonate a se stesse. . Ma...è anche vero che la cucina non è questione solo di tecnica, ma anche e soprattutto - e lo capisco sempre di più - di gusto. Di conoscere i sapori. Di saperli abbinare. Saperli cuocere rispettandone le caratteristiche, anche con cotture semplici ed essenziali. Ed avere quel tocco in più, quell'estro che trasforma un buon piatto in un piatto speciale.
Ecco, in questa ricetta invece non troverete il tocco d'artista, per mancanza di materia prima, cioè l'artista: io, non lo sono . 
Troverete però un ottimo piatto della tradizione, semplice ma gustoso e saporito, così come lo mangiavo da piccola e come mi mi è sempre piaciuto tanto, e mi piace ancora ora. Non ho aggiunto niente, non ho cercato titoli accattivanti (anzi, lo stesso titolo, che fa riferimento ad un nome generico "pasta", senza specificare nè tipo nè marca, e il non cercare aggettivi interessanti tipo "pisellini croccanti e fave fresche", è una scelta precisa). L'ho lasciato   così come lo conosco, immutato e  immobile come una poesia. E per me, non aveva bisogno di altro. 
....Forse, a volte, il tocco d'artista è  anche il non aggiungere niente,  non variare nulla, lasciare così, nel tempo.

Note (potevano mancare?): in realtà, se proprio vogliamo dirla tutta, un po' anche questo piatto è stato rivisitato. Quando lo mangiavo da piccola, nè mia nonna nè tantomeno mia mamma, poco inclini all'arte culinaria, si sono mai sognate di sbucciare le fave ad una a una. Forse non ne avevano voglia, forse non si usava, forse eravamo tutti più poveri,  non so...fatto sta che la versione originale del piatto prevedeva che fave e piselli fossero cotti assieme in padella con olio e aglio per una mezz'oretta, aggiungendo al limite un po' di acqua. Senza sbucciare nessuna fava (nè tantomeno i piselli!). E poi ci mangiavamo tutto così, pasta, piselli, fave e buccia (che bestie!).
Io invece, con l'abbondanza di tempo e di denari che mi ritrovo (...), mi prendo la briga e  il lusso di sbucciare le fave ad una ad una, e gustarmi solo il morbido baccello. 
Anche perchè altrimenti, Gabriele non le mangia.

Nota 2: sempre la versione originale del piatto, non prevedeva le più raffinate penne, ma dei maccheroni che non ho mai più ritrovato in giro: tozzi, a forma di quadrato, e non allungati, più larghi e spessi delle penne ma, immagino, con sapore uguale.  Ovviamente, penso che qualsiasi tipo di "pasta" di grano duro, corta o lunga,   vada benissimo. E anche quella di grano tenero! Quello che rende buono un piatto, è la cura che si mette nel prepararlo (oltre ovviamente a buoni ingredienti).





PASTA CON FAVE E PISELLI

Ingredienti per 4 persone:

1 kg di fave fresche (dopo sgranate e sbucciate, ricaverete circa 250 gr di prodotto edibile)
gr 500  di piselli freschi (da cui otterrete circa 250 gr di prodotto edibile)
mezzo spicchio di aglio
olio extravergine di oliva
origano secco o timo fresco
sale
250 gr pasta di grano duro di formato corto (maccheroni, penne)


Esecuzione

Pulite  le fave: aprite il baccello,  estraete  i semi poi  tuffateli in  acqua bollente per circa un minuto.
Scolate le fave poi levate  ad una ad una la buccia che le ricopre, incidendole con un coltellino alla sommità e premendo con le dita per fare uscire il seme pulito.  In questo modo, il prodotto edibile finale è di circa il 20-25%  (e quindi da 1 kg di fave da pulire, otterrete circa 250 gr di fave pulite).
Sgranate i piselli e teneteli da parte.
In un tegame mettete a scaldare 5 cucchiai di olio extravergine di oliva con lo spicchio d'aglio schiacciato,  poi mettere nel tegami i piselli, fate insaporire per un paio di minuti,  salate, poi bagnate con 1 dl di acqua calda.  Coprite e fate cuocere per 10/15 minuti,  poi togliete il coperchio, aggiungete le fave e ancora qualche cucchiaio di acqua calda (le fave, essendo state preventivamente sbucciate, richiederanno un tempo  molto breve di cottura). Terminate di cuocere scoperto, aggiungendo eventualmente ancora qualche cucchiaio di acqua calda  per circa 5/10 minuti. La cottura totale dovrà essere di circa 25 minuti. A pochi minuti dalla fine, aggiungete qualche foglia di timo fresco, o di origano, e aggiustate di sale.
Nel frattempo avrete portato a bollore abbondante acqua salata.  Cuocetevi la pasta prescelta per il tempo indicato, poi  rovesciatela nella padella con le fave e i piselli, fate saltare per circa 1 minuto, poi servite.