TORINO FOOD

mercoledì 28 marzo 2012

ROTOLO DI RICOTTA E SPINACI




Questa la devo scrivere subito, non ci posso ancora credere!

Tutto è cominciato stamattina (lo so che oggi è domenica, ma quando ho scritto il post era venerdì sera!), quando, prima di andare al lavoro e dopo aver schiaffato Gabriele a scuola, volo ad un banco del mercato che so avere sempre degli ottimi spinaci. Il classico banco "dei contadini" , che di sicuro si trovano anche loro alle 4 di mattina ai mercati generali ortofrutticoli ma che si sono guadagnati la nomea, forse perchè non vendono le banane, di "banchi dei contadini". Ci sono in ogni mercato, questi "contadini", fateci caso.
Comunque, questo banco ha in effetti sempre degli ottimi spinaci. E a me gli spinaci piacciono. E mi sono messa in testa di riuscire a farli piacere o almeno deglutire senza piangere/vomitare/sputarmi addosso anche al caro pargoletto, alias Gabriele.
Sinceramente, quando poi stassera, dopo una giornata di lavoro, dopo essermi camalata gli spinaci in ufficio (mica potevo lasciarli in macchina, sarebbero cotti, povere bestie, col caldo di oggi), sono tornata a casa e ho cominciato a pulirli, mi sono chiesta chi ..cavolo me l'avesse fatto fare. E' vero, gli spinaci mi piacciono, ma non al punto tale di comprarmeli freschi, pulirli e cucinarli dopo una giornata di lavoroscuolapiscinacatechismocaldoboia! CErto che no, per me andava bene uno yogurt e un pezzo di formaggio! O al limite, due spinaci già bell'e che surgelati e pronti da cuocere. Ma per Gabriele, no. Ecco, chi me l'ha fatto fare: una faccia d'angelo bionda e sorridente a cui voglio dare, fin dove riesco, il meglio. E il meglio, in fatto di spinaci, sono di sicuro quelli freschi! E quindi eccomi alle sette di sera a pulire, togliere foglie brutte, e fai fare due acque, anzi, no tre, anzi, quattro, che tanto alla fine san sempre di terramadovediavolosinascondeche non la vedo e poi me la ritrovo sempre sotto i denti a fare crick crack e quindi pulisci pure le foglie una per una. TAnto, mi dicevo, me li sputerà tutti addosso, in qualsiasi forma glieli propini. E allora, tanto vale provare a metterli dentro un involucro che so essere gradito: la pasta sfoglia, quella dei salatini. E ci metto pure del formaggio, la ricotta, del timo fresco fresco comprato in un vasetto stamattina sempre nello stesso "banco dei contadini" e, poi faccio saltare gli spinaci nel burro e .... colpo finale, frullo tutto, col minipimer! Riduco tutto in purea! Ma proprio purea, di modo che non senta in gola le foglie verdi che tanto lo schifano, alias verdura a pezzi(orrore!!). Basta che non guardi il colore.
Che, anche con la ricotta, è rimasto decisamente verde. Troppo. Ma rimedio subito: da brava mamma snaturata ficco Gabri davanti alla WII, così ho più probabilità di successo.
Insomma, sforno, taglio, cerco di coprire tutto il verde con la pasta sfoglia e gli do un boccone.
Apre la bocca.
Mastica di gusto.
"Com'è?"
"Squisito!"
"Ehh??"
"Ho detto squisito e basta!"
Se lo è mangiato TUTTO! Dico TUTTO!!
E mentre mangiava a volte diceva "delizioso!"
DIO ESISTE! ;-)

PS. e ai maligni che diranno che il merito è della wii dico: provate a fargli mangiare il passato di zucca, anche davanti alla wii: in dieci secondi sareste ricoperti di poltiglia arancione (e non gli posso dare tutti i torti;-)!

II P. S., gastronomico. Non metto mai troppa ricotta, perchè mi...allappa la bocca, non so come dire, se è troppa mi sembra di mangiare segatura! Ma devo dire che c'è una marca di ricotta, Vallelata, penso Galbani, che è cremosissima, morbida, un po' tipo il sairass piemontese. Io uso quella, e mi trovo bene (giuro che non ho ricevuto pacchi di ricotta a casa! E non li voglio nemmeno ricevere: l'ho dettp, la ricotta mi va bene, ma a piccole dosi!)

ROTOLO DI RICOTTA E SPINACI

1 confezione di pasta sfoglia già pronta
400 gr di spinaci
200 gr di ricotta
un cucchiaio di cipolla tagliata a pezzetti
burro
olio extra vergine di oliva
timo, maggiorana, origano
sale

ESECUZIONE
Pulite gli spinaci, lavateli facendogli far due o tre acque, scolateli e metteteli a lessare velocemente in una pentola con un cucchiaino di sale e la sola acqua che rimane prendendoli dall'acqua del lavaggio. Quando saranno appassiti, scolarli nello scolapasta, premendo leggermente per fare uscire l'acqua in eccesso. Non fate la classica pallina di spinaci, risulterebbero stopposi. Fate inbiondire la cipolla nel burro con il timo e la maggiorana, e farvi saltare brevemente gli spinaci. Metteteli poi, in una capace ciotola con la ricotta, 3 cucchiai di olio, mezzo cucchiaino di sale e frullate con il minipimer fino ad ottenere una purea. Riscaldate il forno a 200°. Mettete la sfoglia, con la sua carta, in una teglia e spalmatevi il composto. Arrotolate il tutto facendo dei buchi con i rebbi di una forchetta per fare uscire il vapore. Mettete in forno per 25/30 minuti.


domenica 25 marzo 2012

PARMIGIANA DI MELANZANE ALLA SICILIANA



Questa è la "mia" parmigiana.
Per non dire quella di mia nonna, sicula di Caltanissetta, indi nissena, ma non so se sia la ricetta "giusta", quella originale di parmigiana. Nè mi interessa sapere se si chiama così perchè ha che fare con Parma, con il parmigiano, con le tapparelle siciliane (ebbene sì, ho letto pure questo, in giro per il web) o altro.
Idem come sopra per il versante formaggio: caciocavallo, mozzarella, parmigiano? Qual è quello legalmente titolato a figurare nella "vera" parmigiana?
Non lo so, non mi interessa...tanto io, non lo metto.
Infatti: niente formaggio.
Ma in compenso ci metto qualcosa in più: le patate.
Fritte.
Ebbene sì, questa ricetta di parmigiana che da sempre si fa nella mia famiglia, retaggio appunto di vecchie ricette nonnesche sicule, si fa così, senza formaggio ma con patate fritte. E non è affatto un'idea balzana, anzi, anche le patate hanno una loro dignità e un loro perchè!
Ficcate nella parmigiana, il loro perchè è sostanzialmente questo: tutti sappiamo che le melanzane, quando vengono fritte, assorbono una discreta quantità di olio. Più che discreta. Un mare di olio, assorbono. Sono unte e bisunte. E non c'è tecnica che tenga! Possiamo metterle sotto sale, in acqua, in acqua e sale ma nulla: sempre unte vengono fuori. Certo, se si impanano o si infarinano il risultato è diverso, ma è diverso anche il sapore: la pastella croccante dell'impanatura, a contatto poi con il sugo di pomodoro, diventa una pappa molliccia e deprimente che intristisce il nostro piatto! No, la mia parmigiana non prevede tutto ciò, la melanzane sono fritte così, nude, crude e zingarelle, senza panatura veruna!
Fatto sta che rimangono untuosette, ecco, sì, anche se passate nello carta da cucina.
E qui entrano in gioco le patate.
E le "furbizie" di mia nonna e immagino di molte altre sue conterranee: inframezzare le melanzane con patate fritte a fette: l'unto, per un procedimento simil osmotico, si trasferisce per contatto dalle melanzane alle patate, e anche se come risultato ho la stessa quantità di unto - che si è solo trasferita da un ortaggio all'altro non non si è magicamente dissolta - è anche vero che in questo modo è più equamente distribuita: un po' di unto a te, un po' di unto a me, e che è, che solo io, povera melanzana, devo essere sempre la sola a essere tacciata di untume?? Tiè, beccatane un po' anche tu, patata fritta che fai la splendida, così tutta gialla e dorata!!
E, scherzi a parte, il gusto ci guadagna veramente, le nostre melanzane, amorosamente accudite, messe sotto sale e sciacquate (anche questo pare serva non tanto a togliere l'amaro della melanzana, che ormai sono tutte stranamente dolci, ma anche a far assorbire poi meno olio durante la frittura. Vi dirò...mah.), perdono un po' di viscidume dato dall'olio comunque rimasto loro attaccato (tanto in ogni caso) e lo cedono alle farinose patate, che non ci perdono.
Insomma, un raro esempio di mutuo soccorso tra ortaggi.
Certo, è lunghissima, questa parmigiana: se le melanzane si friggono subito, per le patate - in più tagliate a fette per la parte larga - ci va molto di più, circa 6/7 minuti per parte (e con olio non troppo bollente, cioè a circa 160° altrimenti si bruciano fuori e rimangono crude dentro) e il calcolo è presto fatto: con tre fette di patate ho già riempito una padella di circa 30 cm di lato, e per due patate grosse ci vanno tre padellate circa, cioè una buona mezz'ora abbondante di frittura, che sembra non passare mai. Ma alla fine, tanto lavoro verrà ripagato: avrete infatti una delle parmigiane di melanzane..e patate, tra le più buone che abbiate mai degustato! E pace, se non è la ricetta originale!

P.S. Io, da buona mezza piemontese, in genere preferisco le melanzane violette, tonde e grasse: sono più dolci, più morbide. Ma per questa parmigiana, ci vanno le altre, quelle oblunghe, alle quali è veramente consigliato di far perdere l'amaro per almeno un'ora sotto sale: sono più saporite. E tagliatele necessariamente per il lungo, di modo che ogni fetta abbia la sua percentuale di polpa bianca e (eventuali) semini: lasciamo perdere le graziose decorazioni a base di melanzane lunghe tagliate a fette tonde che vediamo sui giornali...appunto, releghiamole al ruolo di semplici decorazioni!

2° P.S. Nella foto le patate non si vedono molto bene, ma vi assicuro che ci sono: non esiste per me una parmigiana senza patate, l'ho detto!


PARMIGIANA DI MELANZANE ALLA SICULA (con melanzane e patate fritte)

Ingredienti per 4 persone:
2 melanzane oblunghe abbastanza grandi
2 patate medie
1 confezione di pomodori pelati frullati
mezzo spicchio di aglio
origano
olio extravergine di oliva per friggere e per il sugo
sale
mezzo cucchiaino di zucchero per il sugo.
A piacere: mozzarella, caciocavallo

Esecuzione
Tagliate le melanzane per il lungo a fette alte circa mezzo cm, poi mettetele a perdere l'acqua amara per almeno un'ora in uno scolapasta, facendo uno strato di sale, uno di sale grosso e coprendo alla fine con un piatto e possibilmente con un peso sopra (una tazza potrà anche andar bene). Dopodichè sciacquatele e asciugatele per bene.
Preparate il sugo. Mettete a soffriggere il mezzo spicchio di aglio schiacciato con l'origano, poi mettete i pelati, un pizzico di sale e una punta di zucchero per correggere l'acidità del pomodoro. Fate cuocere scoperto per solo 10/15 minuti circa, a fiamma bassa.
Tagliate le patate a fette alte circa mezzo cm per la parte larga (come le patatine nel sacchetto, per intenderci) e fatele friggere a calore moderato (circa 160°) circa 6/7 minuti per parte. Scolatele, mettetele ad assorbire l'olio su carta da cucina e salate. Tagliate le melanzane per il lungo a fette alte circa mezzo cm e friggetele pochi minuti per parte (3 o 4), mettetele su carta da cucina a perdere l'olio in eccesso e salatele leggermente.
In una teglia da cucina fate uno strato di sugo, poi uno di patate fritte, uno di sugo, uno di melanzane fritte e proseguite fino ad esaurimento degli ingredienti, finendo con uno strato di sugo.
Preriscaldate il forno a 180° e mettetevi la parmigiana per circa 15 minuti.
A piacere, si possono inframezzare gli strati con caciocavallo o mozzarella.

giovedì 22 marzo 2012

TORTINO DI ZUCCHINI O...ZUCCHINI BITES dell'ARABA FELICE





Questa ricetta è ..."liberamente ispirata", se non volgarmente scopiazzata, dagli zucchini bites dell'Araba Felice. Sin da quando li ho visti, infatti, mi hanno incuriosita, e aspettavo solo l'occasione per farli.


Occasione che mi si è presentata stamattina, mentre portavo Gabriele a scuola, ore 7,20 a.m.(sigh). Certo, non è che io il mattino alle 7,20 studi già il modo di propinare gli zucchini al pargolo refrattario, ma il fatto è che Gabriele va a scuola vicino al mercato di Porta Palazzo, dove ho visto dei magnifici zucchini, e subito ho pensato all'Araba Felice e ai suoi zucchini bites.


Per chi, ahimè, non conosce Torino, preciso che Porta Palazzo, detta anche Porta Pila dai vecchi torinesi (quindi non io: non sono nè torinese doc ma solo di nascita e solamente piemontese per metà -nè tantomeno...VECCHIA, ARGHH), è un mercato, anzi, NON è un mercato, è IL mercato, un'area immensa, coperta e non, destinata alla vendita di ogni genere di prodotto immaginabile, alimentare e non, dove centinaia di bancarelle stanno una attaccata all'altra con ogni sorta di ben di Dio, in un tripudio di colori e di prodotti. A Porta Palazzo c'è TUTTO, sempre, ci trovi i contadini con i prodotti del loro orto e le loro uova (mah....), trovi i prodotti di serra che ti assicurano le fragole a dicembre e funghi a febbraio, verdura e frutta fresche tutto l'anno, ci trovi la mamma che vuol rispamiare così come il ladro, lo scippatore e magari pure l'assassino, in un amalgama di cose, persone, animali, carnepesceverduravestitiuovafiori, che a volte che penso che il mercato presso il Tempio, dove Gesù giustamente tanto si arrabbiò, doveva essere qualcosa di simile! Con la differenza che questo è proprio un mercato,a tale funzione destinato, mentre l'altro avrebbe dovuto essere un Tempio (che strani paragoni mi frullano in mente, eh?)
Ad ogni modo, per farla breve, ho comprato degli zucchini. Ed erano talmente belli che mi sono lasciata prendere la mano..ne ho acquistati per un reggimento. E ora, chi li mangia? Io sì, ne mangio (...), ma non a chili,e Gabriele.....lasciamo perdere.Ma ecco che mi viene in soccorso lei.L'Araba, quella felice (;-)Con i suoi zucchini bites, che tanto mi avevano incuriosita alla loro pubblicazione.Guardo la ricetta. Accidenti, però, solo pochi zucchinetti per 5 uova, dico 5, e io e Gabri siamo solo due, mica possiamo ingollare cinque uova in due più tutto il resto!! E allora, che faccio? Dell'Araba prendo l'idea, ma non proprio tutta la ricetta paro paro: la modifico per le mie esigenze, che sono nell'ordine: 1) fare ingurgitare il più possibile di verdura a Gabriele per centimetro quadro di boccone di tortino 2) ridurre di molto i tempi di cottura, da 45 minuti a circa un quarto d'ora 3) mascherare il gusto della verdura per garantirmi il successo dell'impresa, che non è la sua corretta realizzazione ma bensì il suo ingurgitamento quasi integrale da parte dell'infante. E quindi ho agito così: ho diminuito le dosi di uovo e aumentato le dosi di zucchini. Ho poi cercato di avere un tortino sottile sottile, tipo frittatina, di modo che cuocesse abbastanza rapidamente ed ho aggiunto erbette varie (timo, origano, rosmarino) per fare in modo che il gusto dell'invisa verdura non fosse troppo riconoscibile al pargolo.E fai, e togli, e aggiungi, e modifica...che alla fine mi sono accorta praticamente di avere stravolto l'originaria ricetta ed avere fatto praticamente ....una specie di crepe al forno (grazie, lo so che ci va l'accento circonflesso sulla e, ma non ho voglia di cercarlo), chiamato da me impropriamente "tortino"!Insomma, degli originari zucchini bites, ho ricavato una sorta di mega crepe, di tortino di verdura al forno, niente a che vedere con una banale frittata (che tra l'altro non gradisco particolarmente). Ottimo, morbido, proprio come diceva l'Araba, senza nessuno gustaccio di uovo eccessivo.
E ...al destinatario principale di tanto lavoro, a Gabriele, è piaciuto, il tortino?
Reazione: "Non è buono, non è buonooo!! Perchè non mi hai fatto il tacchino??!!".
Invece è OTTIMO, non solo buono, giuro! Fidatevi..l'ho mangiato quasi tutto io (grrr!!)!!

P.S: la foto è si riferisce non allo sfortunato tortino, ma ai veri zucchini bites dell'araba, ricetta originale, che spesso rifaccio con mia grande gioia


TORTINO DI ZUCCHINI

per due persone:

2 uova "grandissime" o 3 medie
25 gr di farina
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
70 ml latte
mezzo spicchio di aglio
origano
1 grosso zucchino o due medie (circa 300 gr)
un cucchiaino di cipolla tritata
1 cucchiaino di erbette miste (origano, timo, maggiorana etc etc.)
sale q.b


ESECUZIONE:
Scaldare il forno a 180
Fate appassire l'aglio (intero, non tritato) nell'olio con l'origano e le erbe e unirvi gli zucchini tagliati a rondelle con il sale. Fate stufare per una decina di minuti, inizialmente con il coperchio, aggiungendo eventualmente un paio di cucchiai di acqua (io nel microonde, girando spesso, circa 6/7 minuti, i primi 3/4 minuti coperto, alla max potenza con 2 cucchiai di acqua, e avendo fatto prima stufare l'aglio con l'olio e l'origano alla max potenza per circa 45 secondi),
In una ciotola mettere le uova, la farina setacciata, il latte, la cipolla l'olio e un pizzico di sale .
Frullate con un frullatore ad immersione, poi aggiungete gli zucchini intiepiditi e frullate ancora per pochissimi secondi, 4 o 5, solo per dare una "tagliata" alle rondelle di zucchini senza però ridurle in purea.
Ricoprire con carta forno una teglia (io quadrata di 25 x 25 cm), imburrate la carta stessa e rovesciarvi il composto (risulterà alto circa 1 cm, 1 cm e mezzo). Infornate e cuocete per circa 15/18 minuti.
Servire tiepido



sabato 17 marzo 2012

CHEESECAKE


Devo dire che questo cheesecake è stato un successone.
Luca l'ha avanzato, mia sorella "lo finiva dopo" e Gabriele ne ha mangiati tre bocconi tre prima di gridare "Basta, sono pieno, voglio una torta al cioccolato".
E come sono arrivata, a cotanta disfatta?
Beh, il primo passo è stato riconoscere che io non avevo mai fatto un vero cheesecake. Mai avevo cucinato questo dolce che impazza per il web, questo famoso , o famosa, cheesecake (tra l'altro, "un" o "una" cheesecake? Come lo traduciamo in italiano, "dolce al formaggio" o "torta al formaggio"? Beh, ormai mi pare abbastanza usuale sentire dire in giro che ..."oggi faccio "un" cake"; l'espressione "fare una torta" ormai è desueta, obsoleta, andata, no global, sa di massaia, di nonna e non di giovante rampante che cucina solo per hobby: volete mettere, dire in giro.. "ho fatto una torta con l'uva passa" al posto di "ho postato un cake con uvetta"? Anche il cibo si adegua all'andazzo, e le sue parole diventano non so se moderne, ma sicuramente anglofone), mai mi ero messa ad armeggiare tra Philadelphia, panna acida et similia, ma solo con della semplice e nostrana ricotta. E mi sentivo un po'..così, un po' "border line", un po' miserella!
Certo, ho fatto molte crostate alla ricotta, una più buona dell'altra, morbide, cremose, con il loro guscio di frolla che contrastava la cremosità del ripieno, ma mai una vera torta americana al formaggio, la "famosa" torta americana al formaggio.
Eh, sì, perchè pur sembrando i due dolci molto simili, in realtà la parentela è solo apparente: documentandomi in rete, ho scoperto che un cheesecake, tale non è se non c'è "lui", il Filadelfia! Il padre di ogni cheesecake, il ripieno di ogni torta al formaggio americana, lui, l'ammancabile.
A me non è mai piaciuto troppo, il Filadelfia; forse per quel gusto un po' acido, forse per l'acquetta - sempre acidognola - che rilascia, insomma, non lo trovo tutta 'sta bontà: preferisco, se proprio devo ingrassare, il nostrano mascarpone o la nostra umile (e magra) ricotta, ma il Filadelfia proprio non mi attira. E in più è pure un formaggio traditore! Non so come mai, ma si è costruito la fama di formaggio MAGRO , della serie "ah, ho fatto un dolce leggero, invece della panna ho messo il Philadelphia!" Seee, leggero!!....99 per cento di grassi e lo chiami leggero?? E' una panna travestita, un burro sbiancato, un grasso vestito a festa, è... è...ecco....ma...."che cosa" è esattamente, il Philadelphia (per favore, accettatemi Filadelfia senza la rogna di scrivere sempre PH, tanto ci siamo capiti, quello è)??
Se ci si documenta su questo strano formaggio acidopannosocompatto, si legge in ogni dove che un tipo, certo Sig.Kraft (proprio lui!), un bel giorno "scoprì" come fare questo formaggio fresco, e nacque, per il gaudio e tripudio delle genti presenti e future, il Filadelfia! Ma...mi scusi, Sig. Kraft, che cosa ha scoperto, esattamente?? La panna, il burro, l'acqua calda, che cosa? Che è, ora questo Filadelfia sarebbe tutta 'sta scoperta? Ecco, io purtroppo, non conosco la chimica se non per quelle quattro cose che ci avevano insegnato al liceo, ormai dimenticate, ma mi piacerebbe sapere dove sta tutta questa grande scoperta, qual è la differenza tra Filadelfia, panna (un po' più compatta e di forma quadrata), mascarpone, burro et similia. Forse nella confezione? Certo, non è Filadelfia se non è nel parallelepipedo argentato, ma, sinceramente, non mi sembra tutta questa grande invenzione !! Se qualcuno ha lumi in proposito, è pregato di aiutarmi e non lasciarmi miserella a brancolare nel buio!
Comunque, tornando a noi, sta di fatto che io, con tutte le mie crostate alla ricotta, non avevo mai preparato un vero cheesecake, e non ho mai preparato un vero cheesecake perchè non mettevo il Filadelfia (e la base di biscotti Digestive, ma questi li considero un succedaneo della frolla per americani frettolosi e ingegnosi). E quidi ora l'ho fatto, il VERO cheesecake!. Anzi, l'ho stra-fatto perchè, non paga del Filadelfia, ci ho messo anche la panna acida, manufatta da me, visto che in giro qua in Italia non si trova (sai che perdita! E che grande invenzione che è: panna resa compatta con un acido-limone e yogurt!).
Insomma, ho fatto un VERO cheese cake con tutti i crismi: Digestive, panna acida e Filadelfia! E adesso sono contenta e non mi sento più una rejetta per avere sempre e solo messo assieme delle umili e nostrane crostate con ricotta!
E quindi, ho fatto il cheesecake.
E tutta contenta l'ho servito in tavola.
Nessuno lo ha gradito.
Tutti l'hanno avanzato.
Stasera, quando Luca tornerà a casa sua col treno, glielo ficcherò di nascosto in valigia e così prenderà la volta del mare e non lo vedrò mai più (il cheesecake;-). E non lo rimpiangerò.

P.S. Ma che cosa aveva, 'sto cheesecake, da essere aborrito da tutti? Scherzi a parte, il cheesecake è un dolce MOLTO consistente, molto compatto, di certo non leggero, oserei dire pesante...insomma, è un vero mattoncino, che, se servito a fine pasto, può veramente arrivare a stendere i vostri commensali. Quindi è una questione non tanto di gusto, che non si può in effetti dire "cattivo", ma di consistenza. Troppa. O Almeno, per i nostri gusti.
E quindi, W le crostate di ricotta (che sono cmq un discreto mattoncino pure loro...)!

2° P.S.: come molti noteranno, questo dolce è di ispirazione "Donna Hay" e il suo "i classici moderni vol. 2". Se penso, inoltre, pure ai melting moments, mi verrebbe quasi voglia di ..regalare il libro a qualcuno, ma nello stesso volume, è anche inserita una delle più buone torte da colazione che abbia fatto ultimamente, quindi per ora me lo tengo.

CHEESECAKE

Ingredienti:
per la base:
200 gr di biscotti Digestive
80 gr di burro

Per la farcia:
250 gr di Filadelfia
250 gr di panna per dolci (più grassa di quella da cucina)
1 confezione da 180 gr di yogurt greco (cremoso e compatto)
2 uova e 1 tuorlo
250 gr di zucchero
due cucchiai di succo di limone
un cucchiaio di essenza di vaniglia

Uno stampo a cerniera di 24 cm di diametro

Scaldate il forno a 150°.
Ungete lo stampo e foderatelo con carta forno
Preparate la panna acida: in un recipiente, mischiare la panna con lo yogurt e il succo di limone, mescolate e mettete in frigo per un'ora.
Nel robot, frullate i biscotti Digestive con il burro precedentemente fuso (io nel microonde) fino ad ottenere una sorta di farina.
Rovesciarla nello stampo e livellare con il dorso di un cucchiaio. Mettere a rassodare in frigo per almeno mezz'ora.
Preparare la farcia: nel robot frullare le uova con lo zucchero, il Filadelfia e la panna acida e rovesciare poi tutto nello stampo.
Infornare per un'ora o un'ora e dieci minuti finchè l'interno non si rassoda.
Sfornare, fare intiepidire e mettere in frigo. Tirare fuori un'oretta prima di servire.



giovedì 15 marzo 2012

CREMOSO DI PAVESINI AL TE' VERDE ALLA MENTA



Ma, secondo voi, perchè non mi hanno cag..ehm, considerato questo "magnifico" dolce?
Perchè non ho vinto il simil Kitchen - aid della kenwood regalato dal concorso PAVESINIMANIA-ildiavoloseloporti?
Eppure, ho fatto tutto per benino, ho pure usato il maledetto sac à poche, e abbastanza degnamente, ho fatto in modo che i Pavesini troneggiassero nella foto e fossero visibili e riconoscibilissimi...e allora, perchè non ho vinto?
E non fate quella faccia, so che, sotto sotto, avrete partecipato tutti, al concorso, per vincere l'agognata planetaria. O almeno, io ho fatto così. Cioè, ho partecipato, ma ben guardandomi dallo sbandierare preventivamente la mia partecipazione al concorso su questo blog, per evitare un ulteriore accalcarsi di concorrenti nonchè rivali, tutti agguerriti e più abili di me, nella corsa alla suddetta impastatrice kenwood. Ho fatto tutto sotto sotto, di nascosto, ho inviato, fatto, trigato...ma ogni settimana che guardavo, la mia ricetta non era tra le vincitrici. C'erano delle ricette, anzi, con foto tristissime, di quelle foto che neanche più mia nonna, ancora ne avessi una, riuscirebbe a fare così maldestramente, e, per la maggior parte, di una banalità non certo minore del mio dolce. E allora, perchè non ho vinto?
Purtroppo devo dire di essere animata da un discreto spirito competitivo. ANche se non succede quasi mai, quando partecipo a qualcosa lo faccio per vincere, non per partecipare, che tempo da perdere non ne ho, e a volte riesco a portare a casa qualcosa, un presente, o anche solo una gratificazione piccola piccola. Ma stavolta nisba, il nulla, manco considerata tra i partecipanti, proprio l'umiliazione totale.
E allora, sai che ti dico, caro concorso Pavesinimania? Tienti pure il tuo cz di kenwood, che io mi vado a comprare il Kitchen-Aid! Tiè!

P.S. Ovviamente, il concorso è in scadenza, per questo compare questo post. Pensate che sia una persona..piccola, piccina, a compiere questi gesti infantili? Ci avete azzeccato ;-)

N.B. Dimenticavo: ovviamente LE planetarie in palio erano diverse, non certo una! Se così fosse stato, pur nella mia immensa presunzione non avrei mai nemmeno perso tempo a provare a sperare!



CREMOSO AL TE' VERDE con PAVESINI

Per 4 persone

per la crema pasticciera ("liberamente tratta" da Luca Montersino):

80 gr di tuorli

80 gr di zucchero semolato

10 gr di amido di mais

10 gr amido di riso

200 gr latte intero fresco

50 gr di panna

i semi di mezza stecca di vaniglia Bourbon

per la finitura:

gr 350 panna da montare

1 cucchiaio raso di zucchero semolato

una tazza di tè verde alla menta zuccherato a piacere

1 confezione di Pavesini

100 gr di cioccolato fondente al 70%

50 gr di amaretti secchi

ESECUZIONE:

Montate la panna col cucchiaio di zucchero e tenete da parte in frigo.

Preparate la crema pasticciera - come riportato da Montersino in " Tiramisù e chantilly": portate a ebollizione il latte con la panna e con i semi della stecca di vaniglia. Intanto montate i tuorli con lo zucchero e, una volta gonfi e spumosi, aggiungete gli amidi, continuando a montare. Rovesciateli dentro il latte in ebollizione e aspettate che si formino dei "vulcani", causati dal latte bollente, poi amalgamate tutto bene con una frusta. Togliete dal fuoco.

Nel forno a microonde, fate sciogliere il cioccolato con un paio di cucchiai di acqua, facendo attenzione che la temperatura non superi i 50°. Togliete dal calore e terminare di far fondere girando con una frusta.

Prendete la crema pasticciera, dividetela in due parti uguali e ad una aggiungete il il composto di cioccolato fuso, amalgamando con la frusta. Fate raffreddare.

Prendete la panna montata dal frigo e dividetela in due parti, tenendone da parte un po' per la decorazione finale. Ad una parte di panna aggiungete la crema pasticciera semplice, all'altra parte aggiungete la crema pasticciera al cioccolato.

Prendete una pirofila e fate uno strato di Pavesini imbevuti leggermente con il tè verde alla menta. Coprite con la crema chantilly bianca (cioè il composto di panna montata e crema pasticciera) e sbriciolatevi sopra, triturandoli grossolanamente con le mani, un paio di amaretti secchi. Fate un altro strato di Pavesini imbevuti leggermente di tè verde alla menta e ricoprite con la crema chantilly al cioccolato (cioè il composto di panna montata più crema pasticciera più cioccolato). Spolverizzate con altri due amaretti secchi triturati grossolanamente con le mani.

Mettete in frigo a rassodare per almeno due ore.

Al momento di servire, mettete la rimanente panna montata in un sac à poche e formate delle decorazioni sopra la superficie del dolce, spolverizzando ancora sopra uno o due amaretti sbriciolati, per decorazione.




lunedì 12 marzo 2012

TORTA TENERELLA (di Maurizio Santin)

Ancora una torta al cioccolato!


Sì, ancora: ancora un tentativo di trovare una torta, come di dice ora "da credenza" o "da inzuppo" o "da colazione" contenente il suddetto ingrediente che non mi disgusti. Come succeda 'sta strana cosa, che io adori il cioccolato, come il novanta per cento di noi, penso, e detesti letteralmente le classiche torte da credenza, è uno strano sortilegio che non mi riesco proprio a spiegare. A me piace veramente, il cioccolato, e molto, per quanto non me la tiri da purista a cui piace solo il cioccolato fondente, amaro, così amaro che più amaro non ce n'è, quello al 99%, quello che ti allappa la bocca peggio di cento cachi verdi messi insieme; no, no..a me, più modestamente, piace il cioccolato al latte, e giuro che non me la voglio tirare nemmeno da candida, da bimbetta (infatti vari studi cretini sui gusti cioccolatiferi dicono questo: ti piace il cioccolato fondente nero? Sei un tosto, un duro! Ti piace quello al latte? Sei un tipo un po' infantile, un po' volutamente naif -praticamente un cretino-; ti piace il cioccolato bianco? Sei un infante indegno di considerazione!). Comunque dicevo, a me il cioccolato piace, al latte, bianco e anche con ragionevoli quantità di "estratto puro" che non oltrepassino al max il 70 per cento. E mi piacciono i dolci cremosi, al cioccolato. Ma quando il cibo degli dei viene inserito in una torta da credenza, per qualche strana alchimia si trasforma in un sapore decisaemente troppo forte, preponderante, leggermente ... di bruciato, uniforme, che soffoca e non lascia spazio alcuno a nessuno degli altri ingrdienti presenti nel dolce, per primo il burro, ma ricopre tutto con un sapore ottuso, sordo...Ecco, per me, queste sono le torte "da colazione" al cioccolato, e mai, fosse per me, mi lancerei a perdere tempo nel (vano) tentativo di trovarne una gradevole al mio palato.


Ma "possiedo" un figlio.


Un figlio di otto anni.


Un figlio che a otto anni continua a chiedermi ..."quando mi fai una torta al cioccolato? Vogliounatortaalcioccolatoquandomifaiunatortaalcioccolato". E quindi cerco, provo, trigo..la Sacher l'ho già fatta, e mi fa schifo. La torta cioccolatino idem, e mi ha fatto schifo lo stesso. La torta "dimianonna"alias torte qualunque trovate in rete o in ricettari vari anche, e hanno seguito la stessa sorte. Ma..ma Gabriele le ha mangiate. Tutte. E gli sono piaciute.


E allora, eccomi a provare un'altra torta al cioccolato.


Ma questa ha un nome e una consistenza che mi allettano: si chiama "torta tenerella" e le illustrazioni la riportano come bella morbida, umida, untuosa. E poi, è firmata. Essì, chè ora vanno di moda i cibi firmati, firmati da quelle stelle che il mezzo mass-mediatico porta agli onori del mondo, e quindi, insomma, qualche garanzia in più della "tortadimianonnaquellabuonabuona" dovrbbe darla. E poi ha pochissima farina, circa 3 cucchiai colmi.


Insomma, la provo. E viene proprio come nelle illustrazioni, bella umida, morbida, invitante.


E a Gabri è piaciuta molto, e se ne è mangiata mezza in una volta sola, e questo per me è l'importante.
E a me, è piaciuta, a me?


"..E a Gabri è piaciuta molto, e se ne è mangiata mezza in una sola volta, e questo per me è l'importante." ;-)






TORTA TENERELLA di MAURIZIO SANTIN




Ingredienti:




200 gr di cioccolato fondente al 55%


100 gr di burro


4 uova (tuorli separati dagli albumi)


60 gr di farina


100 gr di zucchero




ESECUZIONE:


Far fondere il cioccolato e il burro a pezzi a bagnomaria o al microonde, non superando la temperatura di 50°, per non far prendere al cioccolato uno sgradevole sapore di bruciato (...).


Con una frusta, aggiungere gradatamente i tuorli e poi la farina setacciata. A parte, montare gli albumi a neve ed aggiungre lo zucchero. Unire gli albumi al composto di cioccolato, tuorli, burro e farina, mescolando delicatamente dall'alto in basso.


Imburrare e infarinare uno stampo (di circa 24 cm e non meno: deve cuocere in soli 15 minuti e rimanere morbida all'interno; usando uno stampo più piccolo, la torta sarà più alta e quindi si dovanno allungare i tempi di cottura) , roversciare il composto e infornare a 180° per circa 15 minuti.


Lasciare raffreddare, togliere dallo stampo e servire, volendo, con crema chantilly (alias panna montata o semi-montata;-)


P.S: io ho aggiunto il classico pizzico di sale, all'impasto.


venerdì 9 marzo 2012

DISGUSTI: il cioccolato AMARO (E POLEMICO) di "Cioccola-to". Ovvero, quando gli interessi di parte danneggiano tutti

Leggo con amarezza le polemiche su "cioccola-to".
Con amarezza perchè non mi pare possibile che ogni volta che si riesce a fare, a mettere su qualcosa di buono, ci sia qualcuno che cerca di distruggere od attentare a quel poco che si fa.
In particolare, ora pare che i Maestri Cioccolatieri Torinesi e Piemontesi, si lamentino sostanzialmente per un motivo: alla manifestazione non sono presenti solo loro, i Maestri, Le Eccellenze, gli Artigiani del cioccolato, ma sono presenti anche marchi internazionali industriali quali Milka, Lindt e via dicendo.
Ora, io non so quale sia lo "spirito" di Cioccola-to, nè ora, nè, a suo tempo, nella mente di chi lo ha istituito, ma so quanto sia difficile costruire qualcosa di concreto in grande scala tra burocrazia, permessi, oppositori, e quando vedo che qualcosa riesce a prender forma con una sua indentità e resiste negli anni e attira marchi ed eccellenze da tutto il mondo, mi sembra sinceramente che la critica distruttiva nonchè il boicottaggio, sia un atteggiamento miope e anche poco lungimirante, nonchè distruttivo.
A me piace il cioccolato, amo il Lindt come amo quello di Peyrano, e il mio palato non si sente offeso o sminuito se dopo un giandujotto di Gobino assaporo un Lindor.
Ma i Maestri torinesi si sentono sminuiti da questo audace accostamento, da questo appaiamento nella più grande piazza di Torino e d'Europa.
Ok, siete eccellenti, ok siete i più bravi, siete i cioccolatieri torinesi...ma come vi sentireste se vi bandissero da una simile kermesse in Svizzera, magari, adducendo il fatto che loro, i Maestri Cioccolatieri svizzeri non si vogliono mescolare con noi, cugini poveri italiani, cioccolatai da quattro soldi (per loro, magari)?
Ecco, ricordiamoci che, tranne l'Altissimo, siamo tutti secondi a qualcuno più bravo di noi, migliore di noi, che magari a volte non c'è ancora ma potrebbe arrivare in futuro, e non comportiamoci da bigotti: Piazza Vittorio è grande, c'è posto per tutti...tranne che per inutili polemiche ed interessi lobbistici. E alla fine, chi ci rimette, siamo tutti.
Oppure, come dice Bessone, è solo una volgare questione di soldi?

Leggete qui, e fatevi la vostra opinione. Altre news nella sezione "Torino" de LASTAMPA online

http://www.webwarper.net/ww/~av/www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/445234/
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/mangiare-bere/articolo/lstp/445533/

http://www.webwarper.net/ww/~av/www3.lastampa.it/torino/sezioni/cronaca/articolo/lstp/445234/

giovedì 8 marzo 2012

CIOCCOLA-TO: in genere lo diserto, ma stavolta..


In genere, cioè quasi sempre, diserto "Cioccola-to".
Forse perchè sono di Torino, e nessuno è profeta in patria, forse perchè i prodotti dei marchi conosciuti ...già li conosco, tipo Caffarel, Venchi, Gobino, Lindt, e non mi va di andarmi a cacciare nel casino visto che li posso trovare tranquillamente in giro per negozi e supermercati, forse perchè una volta che ci sono andata ho assaggiato il cioccolato di Modica e mi ha fatto schifo (scusate cittandini di Modica, tanto, come la focaccia di Recco, avete milioni di altri estimatori col palato più fine del mio), e infine anche perchè non mi sono mai fidata di quelle bancarelle simil artigianali mischiate ai marchi industriali che, nella mia piccola testa, mi davano minor garanzie di asetticità e correttezza dei processi di lavorazione (un po' l'effetto che mi fa il "formaggio comprato dal contadino", e poi vai nella sua malga o cascina e vedi le forme per terra, cani che razzolano insieme alle galline vicino a dette forme e via dicendo..), insomma, fatto sta che tra casino, dejà vu e e diffidenza io e cioccola-to ci siamo sempre elegantemente snobbati.
Fino a domenica. Fino a quando Don Piero Gallo, prete di battaglia qui a San Salvario, finisce la sua predica leggermente più tardi, e così io, Gabriele e suo papà (sì, c'era anche lui, ma la cosa non è importante..;-) ci siamo trovati per strada verso l'una. Una mamma normale avrebbe portato il figlio di corsa a casa per rifocillarlo con un degno pasto, ma a me cosa viene in mente, chissà perchè? Che è l'una. CHe all'una la gente normale, in genere, specialmente la domenica, ha le gambe sotto un tavolo. E che quindi non troveremmo troppi nostri simili randagi in giro come noi! Che quindi potremmo fare un giro vicino al Po, magari in Piazza Vittorio. E che c'è in Piazza Vittorio (Veneto, non Emanuele)? C'è Cioccola-to. Ed ecco che ci siamo finiti. Ormai ci sono, il cioccolato piace a tutti e quindi tanto vale chiappare qualcosa qui, invece che rifornirsi al super, tanto gente ce n'è poca e confusione ancor meno: sono tutti a mangiare, appunto.
E vedo lo stand della Milka, della Nutella, della Caffarel, Lindt, VEnchi e chi più ne ha più ne metta e poi...poi vedo una di quegli stand che nella mia mente ci stanno come il contadino che fa il formaggio in cascina. Lo evito. Ne segue un altro. Evito pure quello. E poi un terzo. Massì, fermiamoci a guardare 'sta roba, va...Certo che c'è cioccolato di tutti i tipi, alla banana, al peperoncino, con cocco, di forme rotonde, ovali a lingotto..ecco...una forma a lingotto attrae la mia attenzione. E' un blocco tipo plum cake, proprio un lingotto di cioccolato, tricolore: bianco, al latte e al latte con nocciole. E' un mega cremino! Certo che bello, è bello. Così massiccio, così cioccolatoso..e vicino c'è un altro mattone, con scritto.."puro gianduja". Per una torinese come me, praticamente un'esca a cui è impossibile resistere. E poi c'è una lastra di cioccolato bianco, il preferito di GAbri, bello consistente. Ma il mattone di cremino mi chiama, mi chiama. E così ..provo. Investo i miei soldini in cremini. Prendo un po' di quello tricolore e un po' di quello al gianduja, e anche un po' di cioccolato bianco per Gabri. Dico al tipo che voglio solo degli assaggi perchè ho pochi soldi. Con 11 euro me ne porto a casa, secondo lui, 15. Ma è simpatico e sembra sincero. Insomma, ho comprato a Cioccola-to, mai successo dopo l'infelice esperienza del cioccolato di Modica. E infatti presagi nefasti attraversano la mia mente, e la mia naturale diffidenza verso l'artigiano moderno o post moderno mi riaffiora prepotentemente in testa. Arrivo a casa col mio cioccolato nei sacchetti di nylon, che col caldo non sono più così lucidi e danno ai miei miseri pezzi di cioccoalto un aspetto ancora più triste e umile. Assaggio, ormai l'ho comprato, tanto vale, no...
Assaggio il blocco di cremino.
E gusto.... la più squisita ambrosia cioccolatifera che io abbia assaggiato negli ultimi dieci anni minimo!
Una consistenza cremosa e vellutata, per un sapore dolce ma non troppo, mitigato dalle nocciole in farina ma non troppo fine, e un gianduja deciso, forte, lontano dallo stucchevole giandujua cui ormai siamo abituati. Mi viene veramente da piangere. E'una leccornia di cui mi chiedo come farò a fare a meno, visto che l'artigiano in questione è umbro (eh, si chiama..l'artigiano perugino!)
Morale della favola: cioccola-to dura ancora fino a domenica: ho il tempo di fare mooolti giri e farmi una lauta scorta di ogni tipo di cioccolato artigianale!
E grazie all'artigiano umbro per avermi fatto assaggiare una delle cose più buone in assoluto, ripeto, degli ultimi anni mangerecci!















martedì 6 marzo 2012

BACCALA' ALLA SICILIANA

Che ci crediate o no, questa purea di baccalà è buona.
So bene che a prima vista questo impiastro indefinito possa risultare non così gradevole, eppure, una volta assaggiatolo, mi sono sorpresa a dire "che buono!" e a prenderne ancora.
Tutto è nato dalla (malsana) idea di cercare di fare il merluzzo come lo faceva mia madre, che a sua volta cercava di farlo come lo faceva la suocera - alias mia nonna - per suo figlio, alias mio padre. E quindi, visto che la detta suocera, alias mia nonna, alias madre di mio padre era, come mio padre, siciliana, il baccalà di mia madre - piemontese doc nonchè langarola - presumo fosse siciliano. Forse di Caltanissetta, come lei (la suocera - alias nonna etc etc..;-). Esiste un baccalà di Caltanissetta? Un baccalà nisseno (mi vanto di sapere che gli abitanti di Caltanissetta si chiamano "nisseni". Altro, mio padre, da quel gran parlatore che era, non mi ha detto, sulla sua città natale)? Mah, meglio stare sul generico e dire che era un baccalà siciliano. Dicevo, comunque, parenti a parte, che mia madre faceva questo piatto che piaceva anche a me, dove c'era merluzzo, patate, olive verdi e ... mi sembra anche ...pezzi di polenta, che però mi sa contaminazione piemontese. Ad ogni modo, come dicevo, voglio provare a riprodurre il suddetto baccalà: ora che ho cominciato a cucinare il non gradito pesce, è meglio non perdere l'attimo! Scartabello dappertutto alla ricerca di una ricetta che somigli al piatto di mia madre..ma trovo cose che non combaciano. Molte ricette prevedono di cuocere le patate prima, e di ficcare poi tutto in forno:...no, no..figuriamoci se mia madre, con la sua avversione per la cucina, si metteva a fare tutto 'sto traffico: di sicuro buttava tutto insieme, magari pure nella pentola a pressione - che negli anni 60/70 andava di gran moda mentre ora è abbastanza dimenticata (e meno male: a parte le zuppe, regala a tutte le preparazioni un gustino di roba bollita che è un piacere..)! Ma ecco che, alla fine, trovo nei miei libri una ricetta: baccalà alla siciliana! Guardo: somiglia molto, molto a quello dei miei ricordi, se non fosse per le olive nere invece che verdi, i pinoli e l'uva passa, ma questi sono dettagli. Solo che..guardo la preparazione: deve cuocere una vita! In tutto..dunque...30 +45, se l'ora uguale sessanta, dunque, meno la radice di due, moltiplicato per il quadrato dell'ipotenusa..argh.. quasi un'ora e mezza, contando il soffritto! E il pescivendolo mi ha detto che invece questo baccalà ammollato che mi ha dato si cuoce in un quarto d'ora, solo cinque miseri minuti in più del merluzzo fresco che mi ha venduto..mah, misteri dei pesci, questi sconosciuti! Prendo la decisione di ficcare tutto insieme, pesce e patate, per accorciare i tempi di cottura che mi sembrano esagerati. Ma le rogne non finiscono qui: mi accingo, come dice la ricetta, a tagliare a pezzi e spellare il baccalà. Disgrazia: il pesce non si taglia, la pelle non viene via e io riduco il pesce ad un blocco tutto tagliuzzato ma ancora tutto unito per la pelle, il btd...! Lascio perdere, ficco tutto in pentola così, "scaradassato" (libera traduzione dal narzolese, piemonte, italy) e faccio cuocere (unendo subito le patate dopo il vino). Passano dieci minuti e il pesce sembra quasi cotto. Passa un quarto d'ora e mi sembra proprio cotto...Ma come diavolo fa a dover cuocere, in teoria secondo ricetta, 30 + 45 minuti ?? Ho capito che è per far cuocere i pezzi di patate, ma forse erano veramente da sbollentare prima o da mettere subito, insieme al pesce (come ho fatto io), non dopo mezz'ora! A venti minuti il pesce è decisamente cotto e le patate crude! Mi dispero, mi angoscio, mi ficco le mani nei capelli, mi lacero le vesti!! E ora che faccio? Spengo e lascio quelle povere patate mezze crude? No, giammai! Decido di far cuocere le patate, con buona pace del baccalà. Spengo dopo circa 40 minuti. Il quasi chilo, dico chili uno, di pesce, praticamente è diventato invisibile, esploso, disfatto in minuscole scaglie della grandezza di un micron, ma le patate..ah, loro sono cotte!! Assaggio, giusto per non buttare tutto subito che la roba costa, e poi non ci sono soldi, non c'è lavoro, e bisogna aver rispetto, e qui e là...e......ma... E' BUONISSIMOOO!!! .-)
Solo la prox volta, per avere il piacere di addentare almeno un boccone che si possa chiamar tale di baccalà e non una purea, 1) o taglio le patate a pezzi mooolto piccoli, di modo che in venti, trenta minuti siano cotte 2) le sbollento un paio di minuti prima!
E la ricetta?? Coma mai indica una cottura così lunga? Sinceramente, non lo so e ..."francamente, me ne infischio" (Come dicevano in Via col Vento e come dice anche l'Araba
P. S. Chi avesse una risposta valida al quesito di cui sopra a cui io, pur scandagliando la rete per le cotture del baccalà non ho trovato, è pregato di riferirmela
2) Stessa storia per il come tagliare e spellare il baccalà da crudo senza farne scempio, come ho fatto io, senza peraltro nemmeno riuscire nell'intento!


BACCALA' ALLA SICILIANA
(La grande cucina regionale italiana-Sicilia, di Daniela Guaiti)

INGREDIENTI:
800 gr di baccalà già ammollato
mezza cipolla
2 spicchi di aglio
mezzo bicchiere di vino bianco secco
500 gr di pomodori
200 gr di patate
60 gr di olive nere denocciolate (io verdi)
1 cucchiaio di capperi sotto sale
40 gr di pinoli
40 gr di uva passa
olio extravergine di oliva
sale e pepe

ESECUZIONE:
Mondate il baccalà, privandolo di pelle e lische, e tagliatelo a pezzi (.....!). Ponete in un tegame mezzo bicchiere di olio, la cipolla tritata e l'aglio schiacciato. Portate su fuoco dolce e, quando il soffritto sarà quasi trasparente, eliminate l'aglio e unite i pezzi di baccalà. Lasciaeli rosolare per qualche minuto, unite il vino bianco, fate evaporare e quindi unite i pomodori, precedentemente spelati, privati dei semi e tritati grossolanamente (questa parte mi è riuscita particolarmente bene:-). Coprite a filo con acqua tiepida, portate a ebollizione. Lasciate cuocere per circa 30 minuti, quindi unite le patate pelate e tagliate a tocchetti, le olive, i capperi dissalati, i pinoli e l'uva passa precedentemente ammollata e strizzata. Lasciate cuocere per 45 minuti, o fino a che le patate non saranno quasi sfatte. Regolate di sale a fine cottura e servite.


N.B.: con questi tempi di cottura, ad essere sfatte non saranno le patate ma il pesce! Io, appena rosolato il baccalà e aver fatto evaporare il vino, ho unito subito le patate e lasciato cuocere per circa 35/40 minuti, ottenendo delle patate cotte ma il pesce disfatto. Se invece si volessero avere dei pezzi di baccalà non disfatti, probabilmente sarebbe utile sbollentare le patate prima di unirle al baccalà.

sabato 3 marzo 2012

BROWNIES NEWYORKESI al cioccolato bianco, ovvero WHITIES




Voi non ci crederete, ma io per fare questi brownies mi sono attrezzata giorni prima, andando in giro ...per stampi. Proprio, per stampi.
Chi legge questo blog ha ben visto che possiedo il libro di Donna Hay, i classici moderni, no? Bene, questi brownies NON sono i suoi, ma ....gli stampi sì. Infatti anche nel libro di Donna Hay ci sono dei brownies, e sono presentati, come tutti gli altri dolcetti a quadrotti che impazzano in questa mania di America, su dei bellissimi stampi di alluminio, candidi, brillanti, senza la minima idea di Teflon, stampi che sanno di veri professionisti, di pasticceri ma anche di roba genuina, servita così, bucolicamente, in degli stampi old style, old fashioned, old..old. Mi piacciono molto le foto e l'armonia che regna in questi libri in genere di Tommasi Editore...mi vedo in un bel giardino, magari in Inghilterra, con questi dolcetti che sanno di casa, di buono, con questi stampi luccicanti modello della nonna...Ah, che bel quadretto ...E quindi li voglio, gli stampi! Tutti!
A Torino, e chi pastrocchia in cucina lo sa, c'è un (dico UNO) negozietto che vende forniture per panettieri, pasticcieri, aspiranti tali, appassionati e varia umanità cuciniera: è un paradiso, tutto luccicante di stampi, stampini, dosatori, teglie, cup, stampi per panettoni, pandori, focacce, bavaresi, charlotte, budini, plum cakes, anelli, tutto tutto..un baluginio argentato di acciaio, alluminio, un chiarore che ti fa dire..."ma sono nel paradiso dei pasticcieri"! E lì sono andata. E li ho trovati, i miei stampi alla Donna Hay. E li ho comprati. E ho comprato molte altre cose. Anche inutili.
E poi ho fatto loro, i brownies, per GAbriele. A lui piace il cioccolato bianco, e quindi ho fatto dei whities, con appunto del cioccolato bianco, mischiato con farina di nocciole. E anche perchè...come ho già detto, a me le torte al cioccolato non piacciono, nessuna. Mi piacciono solo i i dolci cremosi, le bavaresi, le creme, ma le vere e proprie torte non mi vanno giù: mi sembra abbiano un sapore di..amaro, di bruciato, non so come dire. Ma il cioccolato bianco è così cremoso, così dolce, così burroso - tanto che Montersino consiglia di metterne sempre un po' nelle sue preparazioni cremose, insieme agli altri cioccolati, fondenti, extra fondenti etc etc, per ammorbidire e vellutare il composto - che voglio fare l'esperimento.
E così li ho fatti. La ricetta non è di Donna Hay, al contrario della foggia degli stampi, ma di Laurence e Gilles Laurendon, "Dolci fatti in casa", di Guido Tommasi Editore, un libro che so avete praticamente tutti e che per me è una garanzia: ci dormo praticamente insieme la notte.. o meglio, diciamo vicino. NO, non è la ricetta di Donna Hay. Devo ancora riprendermi dai suoi melting moments..;-)

p.s.: quella che leggete qui sotto è la ricetta originale, con cioccolato fondente al 70%. Io ho messo il cioccolato bianco. Risultano leggeremente dolci...molto dolci. Gabriele se li è sbafati, io..mah, forse un goccio di ruhm per mitigare tanta dolcezza non ci sarebbe stato male..

BROWNIES NEWYORKESI

Tempo di preparazione: 15 minuti
tempo di cottura 25 min.
Per 4/6 persone

200 gr di cioccolato fondente al 70% (io bianco)
120 gr di burro salato a temperatura ambiente tagliato a pezzetti più 20 per lo stampo
70 gr di farina
160 gr di zucchero in polvere
3 uova
100 gr di nocciole (facoltativo)

uno stampo quadrato (io 20x30, bello hiii,-)))

Preriscaldate il forno a 150°.
Imburrate e infarinate leggermente lo stampo. Spezzettate il cioccolato e fatelo fondere a bagnomaria o al microonde.
In un'altra ciotola, lavorate il burro e lo zucchero con una spatola fino a ottenere un composto liscio (io 15 min nel mixer). Aggiungete le uova una per volta senza smettere di mescolare, poi versate la farina a pioggia e, continuando a mescolare, incorporate il cioccolato fuso e le nocciole.Riempite lo stampo con questo impasto al cioccolato e infornate per 25 min circa. Togliete dal forno e lasciate raffeddare, poi tagliate i brownies in quadrati.
Variante: sostituite le nocciole con i pinoli o le mandorle.


E questo è lo stampo..uguale uguale!