TORINO FOOD

giovedì 24 maggio 2012

PANNA AL CARAMELLO dell'Araba Felice


Questo è un post puramente gastronomico mangereccio.
Non ho nessuna storiella da raccontare, nessun aneddoto per far sorridere, nessuna c...ata per divertire, ma solo "lei":  questa panna al caramello che mi  ha deliziato il palato per cinque, inenarrabili e splendidi  minuti.
Non è una mia ricetta, non l'ho rivisita, non ho aggiunto il mio tocco personale, niente. L'ho solo fatta, così, paro paro come la indica lei, e l'ho mangiata.
Tutta.
Tutta io.
E mi sono chiesta come una delizia simile potesse essere scaturita da un nulla così, da un po' di zucchero caramellato, da della panna montata e un pizzico di sale.
E non me lo sono chiesta solo..a me stessa, ma ho fatto che chiederlo direttamente a lei, all'artefice di tanta bontà, alla nostra dispensatrice di ricette sempre ottime e sempre un po' speciali, un po' Turche e un po' inglesi, con un occhio ai patrii lidi,  all'Araba!  Assaggiata questa bontà, non ho potuto trattenermi dal chiederle, tramite mail, se fosse lei l'inventrice geniale di cotanta semplice prelibatezza o se fosse qualche..nigellata, marthata  o altro, e, in caso contrario,  come se le studiasse, delle bontà così.
E le ho anche chiesto come una delizia simile potesse chiamarsi solo così, semplicemente, ..."panna al caramello", invece di, che so, crema chantilly all'aroma di caramello, delizia caramellata, mousse candida al caramello aromatizzata al fior di sale e via di sdilinguimenti. 
Veramente, credetemi, se scrivo quest post su una ricetta copiata di sana pianta da altri senza aggiungere nulla e per una preparazione così  semplice ed essenziale, è veramente perchè sono rimasta sbalordita, esterrefatta, allibita da così tanta bontà unita a tanta semplicità.
Oddio, qualche problemino l'ho avuto...
L'altra domenica, quando, per la prima volta nella mia vita (ebbene sì!) ho provato a fare il caramello!
E naturalmente mi è successo quello da cui l'Araba metteva in guardia nel suo post: attenti, il caramello brucia subito se non si è veloci a cogliere l'attimo, basta un secondo e diventa amarissimo e immangiabile. 
E infatti così è stato. 
Ho buttato tutto, panna, caramello e pentolino (scherzo, per il pentolino, per il resto, no).
Ma sapevo, sentivo che DOVEVO provare questa ricetta, che mi chiamava,  e così, due giorni fa, con la calma del sabato,  l'ho rifatta, con attenzione: appena il caramello ha cominciato a diventare di un colorito beige-miele,  ho tolto immediatamente nonchè prontamente il pentolino dal fuoco!
Ho assaggiato. Buono.  Sano gusto di caramello non bruciato.
E ho aggiunto la panna calda a cui avevo aggiunto il pizzico di sale. Ho messo in frigo fino al giorno dopo, attendendo con ansia la domenica. 
Domenica mattina: mi sono diretta ansiosa verso il frigorifero.
Ho estratto  il composto dallo stesso (frigorifero).
L'ho montato. L'ho assaggiato. 
E sono stata folgorata sulla via di Damasco come San Paolo.
Un gusto veramente speciale, unico, dolce ma non stucchevole, con la nota del sale che regalava un che di deciso, di gustoso, di...paradisiaco! 
Mi sono attaccata alla ciotola.  E ho finito tutta la panna. Da sola.
Due etti e mezzo di panna, più il caramello incorporato. 
E sono stati i cinque minuti più goduriosi, più vellutati, più fragranti e intensi di questi ultimi mesi culinari!
Fatela, fatela veramente,  questa panna, e vedrete che non ho esagerato! 
Vedrete che anche voi vi stupirete di come della semplice panna con un po' di zucchero (benchè sotto forma di caramello) e una minuscola punta di sale possa generare tanta squisitezza.
Veramente, cinque minuti che vi renderanno più bella la giornata..-)


Io ho solo ridotto le dosi a metà (e meno male, visto che me la sono mangiata tutta) e l'ho preparata il giorno prima rispetto al giorno del "montaggio", così, dopo una notte in frigo, ho avuto la certezza che sarebbe di nuovo stata fredda al punto giusto per essere montata. E soprattutto, non omettete la punta di sale: è quella che fa la differenza.

E infine...grazie a lei, all'Araba: nel suo blog trovo sempre tante ricettine sfiziose,  sempre con qualcosa di particolare, raccolte con  cura (si vede) e passione, direi quasi ..con amore,  e da lei rivisitate con un tocco personale che fa la differenza: insomma,  un sicuro successo. 
Brava, brava Araba! .-)

Solo due precisazioni: ripeto, preparate la crema il giorno prima di quello in cui la utilizzerete: così sarete ben sicuri che la panna si sarà raffreddata abbastanza in frigo da poter essere montata.
Non omettete il sale, ribadisco pure questo. Anche se, come me, siete così conservatori da rasentare il reazionario. Provare per credere.
Riporto brevemente la ricetta per comodità, presa paro paro dal sito dell'Araba Felice, ma i dettagli sulla preparazione, sul caramello  e gli step passo passo li potete trovare direttamente alla fonte, qui 


PANNA MONTATA AL CARAMELLO dell'Araba Felice



100g di zucchero semolato
2 cucchiai di acqua
la punta di un cucchiaino di sale
500 ml di panna fresca da montare



Mettere in un pentolino capiente  (dovrà contenere anche la panna, dopo) possibilmente antiaderente e con il fondo spesso lo zucchero e l'acqua su fuoco medio/basso.
A parte mettere la panna a bollire con il sale.
Far fondere senza mai toccare ( i passaggi dello zucchero che fonde si possono vedere qui) finchè il caramello sarà chiaro e appena dorato. Attenzione a non bruciarlo o diventa amarissimo.
Appena il caramello è pronto toglierlo dal fuoco e versarvi a filo la panna bollente mescolando in continuazione.
Attenzione, il composto può schizzare e anche aumentare parecchio di volume, per questo il pentolino scelto dovrà essere capiente.
Appena il tutto sarà omogeneo togliere dal fuoco e far raffreddare prima a temperatura ambiente, poi in frigo.
Il composto per montare deve essere ben freddo, quindi almeno tre ore in frigo.Montare quindi con le fruste 
elettriche finchè sarà spumoso e ben fermo.





domenica 20 maggio 2012

MOZZARELLA IN CARROZZA



Da piccola andavo pazza per un piatto che mia nonna (ebbene sì, pure io ho, anzi, avevo,  una nonna e pure io possiedo le squallidissime ricette "della nonna" che tanto mi fanno disgusto quando le vedo postate in giro e magnificate in un impeto bucolico- familiare da bravi ragazzi), un piatto che mia nonna, dicevo, mi preparava abbastanza spesso. La stessa (mia nonna), come sua figlia, alias mia madre, non era certo un asso a cucinare, nè le piaceva. Ripeteva, come tutte le nonne, le stesse ricette, e mentre alcune erano degne di nota e per me impossibili a ripetersi  - come una paradisiaca crema  a crudo fatta solo con uovo sbattuto, cacao e zucchero, mi pare, che mille volte ho provato a rifare e mai mi è venuta - ,   altre erano invece di una tristezza infinita (come un'altra crema a mo' di budino, ma cotta, con latte, farina e cacao che era di un insipido da incubo e che ci propinava a quasi tutte le merende).
Tra le ricette povere ma che per me costituivano  una leccornia, c'era una ricetta di fette di pane, ricavate da un filone proveniente dal suo paese di origine, alias Narzole, bassa Langa, passate in un mix di latte e marsala e poi impanate. Sì, impanate, come una cotoletta! Solo ora, che sono "vecchia" e un po' più informata, vedo che si tratta probabilmente della versione nostrana e piemontese del "pain perdu" francese, ma fino a poco tempo fa non lo sapevo, e questa cosa di impanare il pane come  una cotoletta mi è sempre sembrata solo una bizzarria ber riuscita da parte di una nonna non particolarmente versata nell'arte della cucina. Infatti era, appunto, solo pane impanato, ma quel tocco di marsala e la croccante impanatura, che contrastava la morbidezza del pane imbevuto di latte e marsala, ne facevano, almeno per noi bambini, una squisitezza da leccarsi i baffi. 
Ora sono cresciuta, mi sono arricchita (di anni, non di esperienza. Di soldi, poi, manco a parlarne!) e sono ingrassata, e quindi ho scoperto la versione ricca e grassa del pane impanato: la (penso) partenopea (o sicula)?  mozzarella in carrozza!  Il pane impanato farcito con una bella e succulenta fetta di mozzarella!
Certo, per prepararla non si impiega molto tempo, ma in compenso si sporcano una caterva di piatti: uno per tagliare a fette la mozzarella e far perdere un po' d'acqua, uno per sbattere l'uovo, uno per passare i bordi del pane nella farina, uno per il pane grattato..insomma, un esercito di piatti per portare a spasso una mozzarella! Però ne vale la pena: come tutti i fritti, il piatto è sfizioso e appetitoso. 
Ma....devo dire la verità: alla grassa e ricca mozzarella in carrozza, io continuo a preferire la semplice fetta di pane casereccio passata nel latte e marsala e poi impanata che mi faceva mia nonna: sono proprio stata contagiata anche io dalla sindrome della nonna o c'è del vero in quel che dico? Non sempre "più ricco" è "più meglio" (e per fortuna!)
Fine del post, post breve. D'altronde, che scrivere altro di una mozzarella in carrozza? Già è stata una fatica buttare giù 'ste due righe di commento; meno male che mi ha aiutata mia nonna!:-)
(della serie: non sempre, o meglio mai, abbiamo il tempo di cucinare elaborati manicaretti!)


MOZZARELLA IN CARROZZA

INGREDIENTI:

Per due persone:

due fette di pane tipo pugliese già affettato (non pancarrè perchè troppo morbido, e intriso nel latte diventerebbe poi troppo molle.
Già affettato per avere fette regolari e non troppo spesse) 
2 uova per impanare
200 ml latte
50 gr di pane grattugiato per impanare
un paio di cucchiai di farina per sigillare i bordi
una mozzarella
olio di arachide q.b.
una noce di burro
sale


ESECUZIONE:

Prendete le due fette di pane, tagliate via i bordi e tagliatele a metà per ricavare un "panino" da ogni fetta.
Tagliate la mozzarella a fette non troppo spesse  (altrimenti in cottura faticherà a fondersi)
Sbattere le due uova con un pizzico di sale.
In un piatto fondo, mettere il latte e intridervi velocemente le fette di pane.
Mettere le fette di mozzarella tra due fette di pane, intridere di nuovo i bordi nell'uovo e premere leggermente il panino. Passare poi i bordi nella farina per "sigillarli". Passare con delicatezza il "panino" nel pane grattato.
Friggere in olio caldo ma non bollente (sui 160°) - con la noce di burro insieme - per evitare che il pane bruci di fuori mentre la mozzarella all'interno non sia ancora calda.
Fare scolare su carta da cucina e servire calda.





domenica 13 maggio 2012

PESTO DI TRAPANI o PESTO MATAROCCO











Tempo fa, andai in una pizzeria a Borgo Dora,  dietro Porta Palazzo.
Avevo letto una recensione di Giuseppe Culicchia che ne cantava le lodi in modo così entusiasta che non avevo potuto fare a meno di provarla. Sì, lo so che Culicchia è uno scrittore, ma  oltre  a scrivere libri spassosissimi con fondo amaro, che divoro, scrive anche ..recensioni di luoghi mangerecci della sua Torino. E visto che Torino è anche mia, io lo leggo e seguo i suoi consigli. E non sbaglio.
Infatti, la pizza mangiata anni fa nella pizzeria sui generis a Borgo Dora, tra statue di divinità orientali,  arredi in rosso, incensi fumanti e illuminazione da fumeria d'oppio orientale, era effettivamente una delle migliori che avessi assaggiato. Tanto buona che, un paio di anni fa, decisi di tornare nella pizzeria con una mia cara amica, per festeggiare non ricordo più cosa.
Appena entrata, però, una strana atmosfera mi colpì: certo, gli arredi erano gli stessi, il luogo anche ma...tutto era più professionale, più asettico, più...ristorante.
E infatti. Appena ci accomodiamo e guardiamo la carta ...delle pizze, leggo: "Tagliolini all'astice su letto di pomodorini confit", oppure "sautè di vitello  con riso basmati profumato al sandalo" o "ostriche della Bretagna con cipolline confit" e roba del genere.
Tradimento!
La pizzeria non è più tale! E' un normalissimo ristorante. Di quelli che van di moda ora, che se la tirano, quelli di cui ormai è zeppo il mondo (o meglio, quel terzo di mondo che mangia..,-).
Con un groppo in gola vado ai prezzi: da strozzamento.
Silvia mi guarda.  "Alla faccia della pizza!", mi fa, tra il serio e il comico.
Vorrei sprofondare e uscire, andare a ingozzarmi di pizza in una qualunque pizzeria, ma Silvia mi fa..." ma dai, prendiamo solo una portata e il dolce, tanto, di sabato, a quest'ora sarà tutto pieno.."
Ha ragione.
Così mi rassegno, guardo il menù e mi soffermo su una voce che mi ispira:  "Spaghettini al pesto di Trapani".
Non conosco questo pesto di Trapani, ma mi ricorda inconsciamente qualcosa, qualcosa di buono....insomma, mi dico, me li prendo, e appena avvisto un cameriere gli chiedo maggiori delucidazioni.
Ci avvicina una ragazzotta smorfiosetta, avrà 18 anni sì e no, truccatissima, mezza vamp e mezza stordita, alla quale chiedo "ah, non fate più pizzeria, qui,....", non proprio per fare una domanda vera e propria, ma nella recondita speranza che mi risponda che sì, fanno ancora qualche pizza in qualche forno nascosto magari in cantina, per i clienti nostalgici... "No, siamo ristorante, non facciamo pizze ....il locale ha cambiato gestione ...", mi risponde, con aria della serie "ma sei scema, non lo vedi da te che nel menù non vedi nessuna voce che si avvicini a "pizza" e ancora lo chiedi a me.."
Un po' mortificata della mia domanda cretina, chiedo, anche per darmi un tono e rimediare alla figuraccia di prima.."Ah, sì..ma senta, che cosa è questo pesto di Trapani?"
La ragazza mi guarda con uno strano bagliore infinitesimale, in quegli occhi fissi e vacui, da tonta perenne, che sbucano dallo spesso  strato di kajal nero.
"Ah...sì...è un pesto normale, solo che viene da Trapani!"
!
E nella mia testa, mi si forma all'istante l'immagine di un aereo in volo con un vasetto di pesto appena fatto, che lo porta fresco fresco da Trapani a Torino!
Strana risposta, dico tra me e me: se è pesto "normale", perchè non se lo fanno arrivare dalla più vicina Liguria, unanimemente riconosciuta come patria dei pesti "normali"invece che da Trapani? E poi, perchè farselo arrivare apposta già fatto da Trapani, invece di farlo qui, a Torino, in modo molto più semplice? O forse voleva dire che la ricetta è di Trapani, e, arguta come pare, non ha saputo esprimersi decentemente? O magari ha solo espresso in parole la confusione perenne che regna nella sua testolina svampita?
Ad ogni modo, una voce interiore, alias fiuto mangereccio, me lo fa prendere; lo ordino.
Arriva il piatto.
E subito ho quasi la conferma che non è un pesto normale, alias ligure, alias verde: gli spaghetti hanno un condimento ..beige! Beige a pezzetti! Mi pare pure di vedere sbucare del rosso, in mezzo a un po' di verde, ma non sono sicura: la tonalità è indiscutibilmente beige con tendenze all'ocra.
Assaggio. E ho la conferma netta. Non è un pesto "normale".
E' uno dei più buoni condimenti assaggiati in vita mia.
Un insieme di sapori dal delicato al sapido, un mix cremoso, gustoso,  un gusto pieno e saporitissimo!
E' diventato, col pesto "normale", uno dei mie sughi preferiti, nonostante ci sia il pomodoro, per di più crudo, che io non amo, ma è un sapore discreto, che non ammazza gli altri gusti di mandorla, basilico fresco, di origano e pecorino.
Ripenso spesso alla prima volta che ho assaggiato questo pesto di Trapani nell'ex pizzeria, e ogni volta  mi si riforma in mente l'immagine dell'aereo in volo che, ogni giorno, porta un barattolo di pesto "normale" appena fatto da Trapani a Torino...;-)

P.S.: per questa ricetta, ho "consultato" varie fonti, prima tra tutti lei, che ha un blog che io invidio per la fantasia delle preparazioni e l'estro culinario, che a me manca, essendo una mera copiatrice di ricette: parlo di Caterina de La cucina di Tatina, le cui ricette sono per me una vera fonte di ispirazione. Ho poi anche consultato un vecchio numero di Sale & Pepe, dove ho visto che questo pesto viene chiamato anche "Pesto Matarocco", e pare fosse uno tra i piatti preferiti nientemeno che di ... Garibaldi! 
Perchè si chiami...Matarocco non lo so, sinceramente, ma vi assicuro che non è affatto tarocco, è buono!-)








PESTO DI TRAPANI o PESTO MATAROCCO
Per condire due o tre porzioni di pasta (io spaghetti) da circa 80 gr l'una

Ingredienti:

80 gr di mandorle
100 gr di pecorino
un bel mazzo di basilco, o due piccoli
250 gr di pomodori (io cuore di bue)
un cucchiaino di origano
uno spicchio di aglio
olio extravergine di oliva (circa 80 ml)
mezzo cucchiaino di di sale


Esecuzione:

In un mortaio (io nel mixer) pestate le mandorle pelate (sbollentandole un minuto e poi levando loro la pellicina che le ricopre) con  il basilico, lavato e asciugato, l'aglio, un paio di cucchiai di olio, il sale e l'origano. Aggiungere poi il percorino grattugiato e il rimanente olio fino ad avere una  crema fluida ma ancora densa. Le mandorle non devono ridursi in farina ma rimanere in  forma granulosa.
Aggiungere il pomodori spelati (sbollentandoli un paio di minuti in acqua bollente e poi pelandoli) e tagliati a pezzetti, dopo averli "strizzati" per fare uscire semi e acqua di vegetazione. I pomodori non devono predominare, non è un sugo "rosso" e quindi, non cedere alla tentazione di voler colorare il pesto di rosso: deve rimanere chiaro.
Aggiustare di olio e sale.
Condire la pasta (io spaghetti) tenendo da parte un po' di acqua della pasta per diluire il pesto, nel caso risultasse troppo asciutta, come per il pesto ligure, anche se in questo caso ce n'è meno bisogno, in quanto questo pesto contiene i pomodori crudi che già contengono acqua e ammorbidiscono la preparazione.



mercoledì 9 maggio 2012

FALAFEL



Ieri sono capitata nella migliore kebbabberia di Torino.
Ieri sono entrata  nella più sporca kebabberia di Torino.
E' sempre la stessa.
Sempre quella lì, sempre piena, sempre straripante di gente,  studenti, famiglie, ragazzi, arabi, italiani, indiani, africani, quella con  i piatti di plastica, quella dove c'è sempre un casino indicibile, quella dove fari sempre un po' di coda, tanto la gente si ammassa per gustare  kebab sotto forma di  panino, normale, arrotolato, oppure nel piatto, o del pollo arrosto, o della pizza, o...dei falafel.
Confesso che non avevo mai mangiato prima i falafel, solo guardati, visto che quando vado a ingozzarmi di kebab, che adoro, e pensando alle calorie che sto ingozzando - considerando che mi spazzolo sempre anche del pane in più di chi ha preso il kebab in piatto con relativo pane, e visto appunto che tra kebab mio e  pane degli altri, che carinamente avanzano mentre io sbafo tutto,  se mi prendo pure i falafel esco rotolando, ecco dicevo, e non so come non ho perso il filo di questo periodo lunghissimo da 4 in italiano o forsel'hopersobohnonimporta...insomma, dicevo,  visto che già faccio il pieno di kebab - non mi azzardo a prendere pure i  falafel. 
Per quanto mi abbiano sempre ispirato.
Ma l'altra domenica li ho assaggiati.
Cioè, siamo andati nella kebabberia vicino a casa.
Entro con Gabriele e Luca nella Kebaberia. Loro si siedono, e io vado a ordinare.
Il tipo, arabo, ridendo, tra il serio e il faceto (ma intanto l'ha detto! Come dice un mio amico fiorentino "Arlecchino si confessò burlando.."), mi fa "che fai tu qui, c'è tuo marito (che poi Luca è mai stato mio marito), viene lui a ordinare! Qui siamo mica in Turchia!)
Ah, mi sono sentita tanto Araba Felice! 
E' vero, in genere vado con delle amiche a mangiare il kebab lì, ma questa volta il tipo ha visto Luca e voleva ordinasse lui.
Mentre non so se ridere o sputargli, mi passano davanti agli occhi dei fumanti e croccanti Falafel; facendo la finta tonta (e due occhi dolci: anchi i Turchi sono uomini!) dico.."belli, ma cosa sono?" . Non mi caga neanche per striscio. Mi guarda negli occhi torvo, e se ne va!! Vorrei prenderlo per i capelli ma eccolo riapparire subito, con un piatto in mano e tre falafel caldi caldi dentro! Scherzava, sant'uomo...o no? Ma intanto ho i falafel!  Li porto al tavolo. Gabriele, che intanto ha preso il pollo arrosto con patate (velo pietoso), vede il tipo e gli chiede, anzi, gli urla, se ha della maionese, e il tipo ci porta direttamente la confezione da cinque chili tutta bella  unta e bisunta;  ma si sa, qui è così, e finora non siamo mai morti di germi da kebabberia. Mentre ce la porge "con delicatezza", guarda Luca, e gli fa "tutto bene, calabrese?", forse riferendosi  ironicamente all'ordinazione fatta da me e non dall'uomo di famiglia! Luca -specifico -  è il classico  tipo ariano, in quanto mezzo tedesco,  con  uno sguardo che un particolare taglio delle sopracciglia fa sembrare sempre incavolato nero, mentre in realtà...è proprio così ;-) e, sentendosi appellare per una regione che non è la sua, mi guarda, sguardo torvo pure lui, che unito al suo carattere malmostoso e per niente ironico e satirico, non mi fa presagire certo una grassa risata da parte sua, alla "puntuta" battuta del gestore, anzi...! Annuso un'aria troppo frizzante. Taglio corto e lo trascino via, finito di mangiare,  dicendo " qui  è così, ti trattano un po' così,  alla buona... andiamo, dai! ", e lo tiro verso l'uscita con Gabriele, mentre io mi accingo a pagare. E mentre pago, faccio al tipo: "ah, grazie per l'omaggio dei falafel (della serie: mica fai il Turco e me li fai pagare, che non li ho ordinati ma solo chiesto che cosa erano??"). 
Risposta: "basta che ti levi dai piedi!". 
......
Ma intanto, me li ha regalati :-)
Bendetti Turchi, coriacei fuori, ma morbidi dentro.
Come i falafel: croccanti fuori, morbidi dentro.
E il gusto?
Mah...io li ho rifatti perchè avevo i ceci, e mi sono venuti proprio come quelli della kebabberia. 
Cattivi, non sono.
Per quanto non si possano pretendere meraviglie da un mix di ceci CRUDI frullati con un po' di odori...
Della serie: due polpettine nostrane sono tutta un'altra cosa....ma se penso al povero bovino che è finito in polpette...beh, allora meglio i falafel!
E Gabriele?
Lasciamo perdere...;-) Lui è un proteico carnivoro convinto, come suo padre!
("NO, non mi piacciono, mangiateli tu, non sono buoooniiii!!)

P.S.
Per questa ricetta, a chi potevo rifarmi, se non all'Araba Felice? 
Io li ho solo modificati leggermente, non amando curcuma, coriandolo, semi di sesamo e spezie varie: praticamente, ho solo messo aglio, cipolla e origano! Falafel nostrani!


FALAFEL o polpettine arabe di ceci


per una decina di polpettine di circa 5 cm di diametro, appiattite


INGREDIENTI:
200 gr di ceci secchi ammollati per 24 ore
1 spicchio di aglio
mezza cipolla 
1 cucchiaino di coriandolo secco o un mazzettino fresco (io origano)
un ciuffo di prezzemolo (io un bel rametto di timo fresco)
un piccolo cucchiaino  raso di bicarbonato (o lievito per torte salate) 
semi di sesamo per "impanare" (io nulla)
sale,  un cucchiaino raso
pepe
olio di arachide per friggere


ESECUZIONE
Mettete i ceci a bagno per 24 ore, in abbondante acqua.
Scolateli e metteteli nel mixer così, crudi, insieme a aglio, cipolla, prezzemolo, coriandolo, lievito o bicarbonato, sale e pepe.
Frullate fino a ottenere un composto morbido: non diventerà comunque omogeno ma sempre leggermente granuloso. 
Fate delle polpettine appiattite di circa  5 cm di diametro.
Passatele nei semi di sesamo e friggete in abbodante olio caldo per 3 o 4 minuti per parte: l'olio non deve essere troppo caldo (sui 160°), altrimenti i falafel si scuriscono subito fuori ma rimangono crudi dentro.
Servire bel caldi.





venerdì 4 maggio 2012

MUDDY CHOCOLATE CAKE


NON LASCIATEVI SEDURRE!
Le cose non sono come sembrano!



Io sento veramente il dovere morale di mettervi in guardia da una delle peggiori torte al cioccolato mai preparate o gustate in vita mia! Io veramente sento questo dovere perchè non riesco a capire come delle porcate degne dei peggiori palati vengano spacciate come squisitezze sopraffine; e ancor meno riesco a capire come le suddette (porcate) abbiano una grandissima e rilevantissima eco nella rete non solo nostrana ma mondiale! Io veramente non riesco a capire come delle casalinghe che fino al giorno prima non sapevano magari cucinare due uova al padellino, si mettano in testa di uscire con un libro di ricette e trovino pure un ...abile e lungimirante editore che glielo pubblichi su scala mondiale portandole agli onori della cronaca gastronomica come novelle Artusi! Sinceramente, i danni provocati dalle cuoche giornaliste sono infinitamente minori di quelli provocati da tali casalinghe alla ribalta!!
Mi scervello e mi chiedo come  si possano buttare giù o  ingurgitare tali nefandezze senza veramente venire soffocati dall'unto, dalla pesantezza e dal disgusto.
Ma più cretina io, che vedendo gli ingredienti di questa cosa orrenda, non me ne sono tenuta alla larga.
Sto parlando della MUDDY CHOCOLATE CAKE. 
La torta di fango americana.
Nella versione ...nella versione di non dico di chi per non venire querelata per diffamazione, visto che non avrei i soldi per portare avanti una causa, ma se penso che sicuramente quella causa la vincerei, se portassi un solo boccone di questa torta al giudice, allora mi viene voglia di citare io, il responsabile di  di tanto scempio! E comunque, indipendentemente dalle versioni, penso che questa torta farebbe schifo anche se venisse preparata dal Papa, tanto è "malata dentro", irrimediabilmente.
Torta di fango, insomma.
E già il nome avrebbe dovuto mettermi in guardia, ma si sa,  molte volte siamo attratti proprio da ciò che è più indegno, nella recondita speranza che tale non sia veramente, e vogliamo sperimentare di persona.
Perchè l'abbia cucinata, in fondo, lo so: da tanto Gabri mi ri-chiedeva una torta al cioccolato, e, considerato che, dopo la torta cioccolatino della Parodi, la torta tenerella di Santin e la Caprese versione Montersino - tutte graditissime, Parodi compresa - non gliene avevo più preparate, oggi mi ero decisa a provare un'altra torta cioccolatosa. Ma la volevo bella morbida, umida, non il solito mattone marrone.
E gira che ti rigira per la rete, gira che ti rigira tra i miei tomi culinari, ecco ricorrere frequentemente la Muddy chocolate cake, osannata e decantata come morbidosa, paradisiaca, goduriosa, insomma, il non plus ultra dellle torte morbide al cioccolato.
E visto che il libro (maledetto) in questione ce l'ho, l'ho fatta.
VI dico solo che, per  soli 45 gr dico QUARANTICINQUEGRAMMI di farina, ce ne sono 250 di burro! DUECENTOCINQUANTA, UN PANETTO DI COLESTEROLO, UN ETTARO (lo so che è una misura di ..terra, è proprio questa che intendo), dicevo UN ETTARO DI CELLULITE, UNA CENTIARA DI  LARDO!
E 5 uova
E 3 etti di cioccolato.
Certo, leggendo mi sono detta..."se non è morbida questa...!"
Morbida, è morbida.
Sembra di mangiare del burro cotto e denso.
Le arterie gridano pietà, il cuore sanguina "perchè fai questo?" e soprattutto la lingua, la trachea, la laringe, la faringe e tutti gli altri tessuti o organi che vengono a diretto contatto con  questa ...con questa cosa subiscono un trauma irreversibile.
Credete che io sia troppo dura?
E allora beccatevi la foto di come è REALMENTE, all'interno, questa torta, al di là della goduriosa glassatura di panna e cioccolato che la nobilita nella foto sopra:







E quel morbido che vedete, non è latte, non è cioccolato fuso.
E' untume.
Non dico altro.
Scrivo la ricetta, così che, se vi capiterà di leggere questi ingredienti in rete, vi ricordiate di questo mio monito e giriate alla larga.


MUDDY CHOCOLATE CAKE

Ingredienti:
(per una tortiera di 20 cm  di diametro)

300  gr di  cioccolato da copertura
250 g di burro
5 uova
75 g di zucchero
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
45 g di farina
mezzo cucchiaino di lievito

Esecuzione:
Scaldare il forno a 130°C.
Fondere nel microonde o a bagnomaria (io nel microonde)  il cioccolato a pezzi con il burro, mescolare e mettere da parte.
Montare i tuorli con lo zucchero e la vaniglia  fino ad ottenere un composto spumoso e chiaro. Montare a neve ferma gli albumi.Unire il cioccolato fuso al composto di tuorli, setacciare sopra la farina con il lievito, mescolare ed unire delicatamente gli albumi.
Versare il composto in una teglia foderata di carta forno e cuocere per 1 ora e 15 minuti.
Far raffreddare nello stampo.

Ricoprire la torta con la glassa al cioccolato fatta con 150 g di cioccolato fondente e 125  di panna scaldati a bagnomaria o nel microonde.