PAN D'ARANCIO





Diciamo la verità: ero abbastanza scettica su questa torta.
Una torta con tutta un’arancia dentro, buttata così, senza tante cerimonie, completa di tutta la sua parte bianca, l’albedo, che tutti noi sappiamo essere amarissima e ben poco gradevole – mi dicevo –  non può certo essere un granchè. Sarò l’ennesima “torta furba” della rete, dolci senza arte nè parte che danno un risultato appena appena sufficiente e spacciate ovunquecome l’ottava meraviglia del mondo.
Eppure, un qualcosa, chiamalo fiuto, chiamalo esperienza, chiamalo come vuoi, mi ha suggerito di provare lo stesso a preparare questo dolce. Forse sarà per le sue origini siciliane, forse sarà per il richiamo irresistibile alle arance e alle mandorle della Sicilia, forse sarà per la sua facilità di esecuzione, fatto sta che una bella mattina di dicembre, quando le arance tarocco sono al massimo del loro sapore e splendore, mi sono messa lì a fare il pan d’arancio. O d’arancia, se si volesse essere piu corretti secondo la grammatica italiana, e non quella latina, ma insomma, quel dolce lì che da anni mi tenta.
La ricetta è di una semplicità disarmante, basta essere dotati di regolare robot da cucina. No, non la planetaria, ma il classico robot con tazza e lame, che per me rimane il migliore e più versatile struemnto da cucina, in barba a tutte le planetarie dle mondo. Si taglia l’arancia a fettine fini e si mette così, tutta intera, polpa, buccia e albedo, nel mixer, fino a ridurre il tutto in purea, poi si aggiungono lo zucchero, le uova, l’olio, le farine e il lievito, e si fa girare qualche secondo. Fine.  Troppo semplice, per un buon dolce, dopo l’ubriacatura di planetarie, pastorizzazione delle uova, meringhe italiane e rimescolamenti rigorosamente dal basso in alto?
Ebbene, non ci crederete, ma il risultato è di una bontà strepitosa.
Ma soprattutto, ciò che più è strepitoso, è la consistenza: umida, piena, quasi cremosa. Merito dell’albedo, immagino, che in cambio di un pizzico di amarognolo –  che non si nota assolutamente più dopo la cottura –  regala questa struttura tutta particolare. Certo, in rete si trovano anche versioni fighette, con procedimenti doc in cui si montano le uova, intere o solo gli albumi, per avere una consistenza di tipo soffice. Ebbene, ascoltate me: non fatelo. Il bello di questo dolce, oltre al suo profumo di arancia e mandorle, è proprio nella sua struttura compatta, ma nello stesso tempo morbida, umida e cremosa, quasi avvolgente. In altre parole, il punto di forza di questo dolce non sta nella sofficità o nell’areosità,  come per esempio il pan di Spagna, ma proprio in questa particolare texture, oltre naturalmente che nel suo gusto squisito.
Per farla breve,  mai più pensavo che mettendo un’arancia intera nell’impasto e con  una lavorazione così semplice e veloce sarebbe venuto fuori uno dei dolci più buoni che io abbia mai assaggiato. Lode quindi al pan d’arancio, o d’arancia che dir si voglia. Che poi, anche qui, grammaticalmente parlando, tra arancio e arancia, che differenza potrà mai fare, rispetto alla squisitezza di questo dolce?  Probabilmente  solo quella che passa tra la bontà di un’arancina o di un’arancino, cioè nessuna.
E quindi, evviva il pan d’arancia: semplice, veloce, ma soprattutto squisito.
Ah, piccola precisazione: non vi stupisca il quantitativo di zucchero, pari (o poco meno)  a quello delle due farine di grano e mandorle: in fondo, è  praticamnete la stessa percentuale del pound-cake, o torta quattro quarti:  e “nessuno si è mai lamentato” (cit.)
Diciamo la verità: ero abbastanza scettica su questa torta.
Una torta con tutta un’arancia dentro, buttata così, senza tante cerimonie, completa di tutta la sua parte bianca, l’albedo, che tutti noi sappiamo essere amarissima e ben poco gradevole – mi dicevo –  non può certo essere un granchè. Sarò l’ennesima “torta furba” della rete, dolci senza arte nè parte che danno un risultato appena appena sufficiente e spacciate ovunquecome l’ottava meraviglia del mondo.
Eppure, un qualcosa, chiamalo fiuto, chiamalo esperienza, chiamalo come vuoi, mi ha suggerito di provare lo stesso a preparare questo dolce. Forse sarà per le sue origini siciliane, forse sarà per il richiamo irresistibile alle arance e alle mandorle della Sicilia, forse sarà per la sua facilità di esecuzione, fatto sta che una bella mattina di dicembre, quando le arance tarocco sono al massimo del loro sapore e splendore, mi sono messa lì a fare il pan d’arancio. O d’arancia, se si volesse essere piu corretti secondo la grammatica italiana, e non quella latina, ma insomma, quel dolce lì che da anni mi tenta.
La ricetta è di una semplicità disarmante, basta essere dotati di regolare robot da cucina. No, non la planetaria, ma il classico robot con tazza e lame, che per me rimane il migliore e più versatile struemnto da cucina, in barba a tutte le planetarie dle mondo. Si taglia l’arancia a fettine fini e si mette così, tutta intera, polpa, buccia e albedo, nel mixer, fino a ridurre il tutto in purea, poi si aggiungono lo zucchero, le uova, l’olio, le farine e il lievito, e si fa girare qualche secondo. Fine.  Troppo semplice, per un buon dolce, dopo l’ubriacatura di planetarie, pastorizzazione delle uova, meringhe italiane e rimescolamenti rigorosamente dal basso in alto?
Ebbene, non ci crederete, ma il risultato è di una bontà strepitosa.
Ma soprattutto, ciò che più è strepitoso, è la consistenza: umida, piena, quasi cremosa. Merito dell’albedo, immagino, che in cambio di un pizzico di amarognolo –  che non si nota assolutamente più dopo la cottura –  regala questa struttura tutta particolare. Certo, in rete si trovano anche versioni fighette, con procedimenti doc in cui si montano le uova, intere o solo gli albumi, per avere una consistenza di tipo soffice. Ebbene, ascoltate me: non fatelo. Il bello di questo dolce, oltre al suo profumo di arancia e mandorle, è proprio nella sua struttura compatta, ma nello stesso tempo morbida, umida e cremosa, quasi avvolgente. In altre parole, il punto di forza di questo dolce non sta nella sofficità o nell’areosità,  come per esempio il pan di Spagna, ma proprio in questa particolare texture, oltre naturalmente che nel suo gusto squisito.
Per farla breve,  mai più pensavo che mettendo un’arancia intera nell’impasto e con  una lavorazione così semplice e veloce sarebbe venuto fuori uno dei dolci più buoni che io abbia mai assaggiato. Lode quindi al pan d’arancio, o d’arancia che dir si voglia. Che poi, anche qui, grammaticalmente parlando, tra arancio e arancia, che differenza potrà mai fare, rispetto alla squisitezza di questo dolce?  Probabilmente  solo quella che passa tra la bontà di un’arancina o di un’arancino, cioè nessuna.
E quindi, evviva il pan d’arancia: semplice, veloce, ma soprattutto squisito.
Ah, piccola precisazione: non vi stupisca il quantitativo di zucchero, pari (o poco meno)  a quello delle due farine di grano e mandorle: in fondo, è  praticamnete la stessa percentuale del pound-cake, o torta quattro quarti:  e “nessuno si è mai lamentato” (cit.)



PAN D’ARANCIO


Ingredienti:
100 gr farina di mandorle
200 gr farina 00
Un’arancia e mezza bio,  grosse (o due piccole)
100 ml olio di semi
3 uova
due/ tre cucchiai di latte a temperatura ambiente
un pizzico di sale
280 gr di zucchero
16 gr lievito (1 bustina)
Esecuzione:
Lavate bene le arance, poi tagliatele sottilmente, con buccia e tutto, e mettetele nella ciotola di un mixer fino a che non saranno ridotte in purè. A questo punto aggiungete lo zucchero e le uova, fate girare qualche decina di secondi poi aggiungete anche l’olio. Azionate nouvamente il mixer, fate amalgamare e infine, aggiungete le mandorle in farina . Aggiungete anche la farina, prima setacciata e mescolata con il lievito, un pizzico di salre e azionate ancora il robot per qualche decina di secondi, fino ad avere un impasto cremoso. Aggiungere anche qualche cucchiaio di latte.
Imburrate e infarinate una tortiera di circa 22 -24 cm di diametro oppure a vostro piacere (attenzione, questo composto tende ad attaccare, quindi non dimenticate di infarinare la tortiera, dopo averla imbrurrata, o ancor meglio foderatela con carta forno) e infornate a 180° C per circa mezz’ora o quaranta minuti, a seconda dello spessore del dolce dato dallo stampo prescelto. Uno stecchino infilato nel centro dovrà uscire pulito ma non perfettamente asciutto.
Togliete dal forno, attendete circa 10-15 minuti e sformate il dolce.
Gustate tiepida o anche fredda.

A piacere, una volta raffreddata, potete spolverizzare la superficie con dello zucchero a velo.

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